Portare i bambini con Autismo nella stessa scuola dei “normodotati”: ha senso se poi l’inclusione non avviene correttamente?

La mia risposta ovviamente è NO: non ha alcun senso.

E’ una domanda che mi sono posta spesso, anche perchè, come saprete, io sono nata a Cuba, e di conseguenza, poco dopo la diagnosi di Autismo di Ares, la prima cosa che feci, fu informarmi sull’Autismo a Cuba.

A Cuba non ci sono tanti casi d’Autismo quanti se ne registrano in Italia, ma quelli che ci sono vengono spesso inseriti in una scuola speciale a 3 anni, per poi uscirne a 18. Una delle scuole più importanti dedita alla scolarizzazione dei bambini con Autismo  è la scuola speciale  Dora Alonso.

Vivendo in  Italia oramai da più di 20 anni, spesso mi chiedo se veramente valga la pena vantarsi del fatto che i ragazzi autistici frequentino la stessa scuola di quelli normali, se poi nella realtà, le scuole dove esiste una vera e propria inclusione, una vera e propria collaborazione per integrare il disabile, sono veramente poche…

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Bellocchio, il cinema va insegnato a scuola

“Il cinema va insegnato nelle scuole. I film devono essere visti, commentati, discussi dalle elementari alle superiori, come si fa con Dante o con Leopardi. Ne sento parlare da 50 anni ma in Italia non succede ancora”.

Così il regista Marco Bellocchio, presidente della Cineteca di Bologna, ha aperto la 31/a edizione del festival Il Cinema Ritrovato, proiezioni di pellicole restaurate fino al 2 luglio. “L’Atalante di Jean Vigo, che vedremo restaurato, è come la Cappella Sistina – ha detto – entrambi sono patrimonio dell’umanità, così come Fellini è Raffaello”…

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Esami di licenza media. Quando l’empatia di un’insegnante trasforma la realtà in poesia

Arriva un ragazzino che comincia stentato, agitatissimo, si blocca poi ti guarda e dice: “Prof. non ce la faccio”. Mi alzo, gli metto una mano sulla spalla a fargli una carezza e gli dico: “Ce la fai”. É un ragazzo russo adottato. Quando é arrivato in Italia, dopo 6 anni di orfanotrofio, ancora gattonava.
A sei anni…

Si riprende, sente la carezza… ce la fa.
Certo, non brilla, ma ce la fa. Sorride, quando esce, e ci ringrazia tutti.

Arriva il ragazzo il cui padre é stato licenziato. Quello che da tempo in casa tira una brutta aria. Ha messo la sua migliore camicia, comincia e incanta tutti…
Un orale STREPITOSO. Parte dal muro di Berlino e disquisisce sul concetto di “muro” sotto diverse angolazioni, dalla storia, alla letteratura, alla musica, all’arte.
Ammesso con 7 esce con 9.

Gli dico: “Portati in giro così, sempre. Ricordati che tu sei questo”.

Poi c’è il ragazzo marocchino, nato in Italia ma fiero della sua terra, che ci parla della storia del suo Paese e ci incanta. Intelligentissimo, ci dice che vuol fare qualcosa per il suo Paese, vuole studiare. Ringrazia tutti, uno ad uno, dopo il suo esame, “per tutto quello che gli abbiamo dato”.

Poi c’è il ragazzino che é arrivato solo, alle 8 di mattina, nonostante il suo orale fosse l’ultimo, verso le 13… solo come sempre é stato… nessuno si é preso la briga di accompagnarlo, nessuno lo verrà a prendere…

Ha una bella camicia e un bel paio di pantaloni… e gli occhi tristi…

E no, non é preparato, no, stenta, arranca… ma si è presentato… ci prova.

Negli occhi la rinuncia, “io non valgo niente”.

Finito il suo esame ci saluta uno ad uno… alcuni professori li abbraccia, li abbraccia stretto. Io sono una di loro. Mi si butta fra le braccia e mi sussurra “Grazie”.

Non sono riuscita, tesoro mio, a darti tutta la forza e la fiducia che meritavi… lo vedo dai tuoi occhi ancora tristi…

É tutto il giorno che ti penso… e mi si spezza il cuore…

 

 

“Giovani, non credete a Renzi e ai Cinque Stelle. Sono già cadaveri. Teneteli lontani dal vostro avvenire”

“Non credete a Renzi e ai Cinque Stelle” perché “sono già cadaveri”. Questo l’invito rivolto da Andrea Camilleri a un gruppo di studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, lo stesso frequentato da ragazzo dallo scrittore. Intervistato nella sua casa di Roma dai ragazzi, Camilleri ha parlato dei suoi romanzi, della lingua inventata per il Commissario Montalbano, di letteratura e di politica. Ne è venuto fuori un video proposto ieri ad Agrigento nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori. Un video destinato a suscitare polemiche nel mondo politico. Camilleri dispensa infatti consigli affilati come lame, invitando i ragazzi “a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle” perché “sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi…”.

Alla prima domanda dei ragazzi Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: “Mai votata la Democrazia cristiana. Io ho sempre votato Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni”. E oggi? “Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro…

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Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze

Eccole, le sentite? Si stanno avvicinando. Come ogni giugno, si sentono arrivare le voci.

Come quali voci!

“Pfff, voi insegnanti avete tre mesi di vacanza!”, “Pfff, cosa vi lamentate, che lavorate pochissimo!”.

Bene, credo sia giunto il momento di rispondere a tutti coloro i quali pensano che il nostro lavoro sia graziato da  un’eccessiva dose di vacanza. Prima risponderò con la ragione, poi con qualcosa di un po’ più istintivo.

La ragione: sì, eccetto quelli che hanno esami di maturità (che sono comunque pagati con un gettone in più) o corsi di recupero, se sommiamo pausa estiva e festività di Natale e Pasqua, i docenti italiani hanno in media almeno due mesi di vacanza. A voler essere proprio precisi, i giorni che passiamo effettivamente in classe sono 200 all’anno.

Fermi lì, che già vi vedo con i forconi in mano, pronti al linciaggio.

Primo: in realtà sono più della media europea, che è di 175 (e a fronte di uno stipendio che ne è molto al di sotto)…

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“La filosofia serve a vivere”: nella versione di Seneca tutta la bellezza dello stoicismo

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, come da pronostico, la seconda prova della maturità 2017 al liceo classico ha visto “uscire” una versione da tradurre di Lucio Anneo Seneca, il grande filosofo e letterato dell’antichità che, con Cicerone e Tacito, è sempre uno dei più auspicati dai giovani maturandi d’Italia per la relativa semplicità della sua prosa. La versione che, in queste ore, gli studenti stanno traducendo sui banchi di scuola è un estratto dalle famose “Lettere a Lucilio”, intitolato “Il valore della filosofia”. Alcuni passaggi di questo brano rappresentano un vero e proprio omaggio alla filosofia, intesa non solo come disciplina ma come pratica di vita, tipico dello stoicismo praticato da Seneca. Vediamo, nello specifico, alcuni passaggi fondamentali di questa meravigliosa dichiarazione d’amore per la filosofia…

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Seconda prova: il classico ride, lo scientifico piange (e anche i tecnici)

Due pesi e due misure. E lo scontro tra due culture è assicurato. Il mondo classico contro quello scientifico. A generarlo la seconda prova di maturità. Già lo scorso anno era successo. Solo che, stavolta, salta all’occhio in maniera particolare. Perché se, da un lato, i ragazzi degli indirizzi di stampo umanistico (in particolare, quelli del liceo classico) sono usciti dall’aula col sorriso stampato sulle labbra, quelli alle prese con le materie tecniche si stanno ancora leccando le ferite. È il bilancio della seconda giornata della maturità 2017, confermato dall’instant poll di Skuola.net, effettuato a caldo tra circa 1200 maturandi.

Benedetto Seneca

Seneca sarà benedetto per tutta la vita dagli studenti del classico: il 44% di quelli che si sono dovuti cimentare con la versione di latino hanno valutato più semplice del previsto la traccia della seconda prova; solo il 21% ha trovato qualche insidia di troppo nel brano proposto. Un dato che stride con le risposte date dai ragazzi degli altri indirizzi: in media, infatti, il 45% dei maturandi ha ritenuto particolarmente difficili le tracce. A far lievitare il numero degli insoddisfatti soprattutto gli studenti del liceo scientifico (il 48% le ha giudicate negativamente) e quelli degli istituti tecnici (dove il tasso di scontenti sale addirittura al 54%)…

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Il maestro elementare Giorgio Caproni

Antonio Debenedetti, in un’intervista televisiva, racconta di essere stato allievo di Giorgio Caproni. Suo padre Giacomo, il ben noto critico letterario, l’aveva lasciato lungamente in giardino mentre era a colloquio con Benedetto Croce. Il piccolo si era ammalato e così Caproni, al fine di sdebitarsi per i consigli ricevuti da Debenedetti padre in merito alla traduzione della Recherche a cui stava lavorando, si era proposto di fare da maestro al bambino nei lunghi mesi invernali in cui sarebbe stato assente dalla scuola. Erano gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

“Con lui non è che si facessero proprio delle lezioni – ricorda Antonio Debenedetti –. Per esempio scrivevamo delle poesie a due voci oppure insegnava le divisioni attraverso una specie di filastrocca. Era un maestro straordinario e ironico”

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Chi ha voluto le riforme che hanno rovinato la scuola? Benestanti e figli di papà

“Si è disinvestito in istruzione, formazione, e, riforma dopo riforma, stravolto il sistema scolastico”.

A sostenerlo, sul settimanale “Il Venerdì di Repubblica”, è il giornalista Curzio Maltese.

Nella sua analisi, dal titolo “La Scuola pubblica minacciata da chi teme la democrazia“, l’autore dell’editoriale affronta i motivi per cui “la meritocrazia può essere un termine fastidioso”. Soprattutto alle élites, che “si sono spaventate per il destino dei propria pargoli”.

“Ogni nuovo potere promette un’ondata di meritocrazia e dopo poco si torna alla solita infornata di imbecilli miracolati, inevitabilmente destinati a peggiorare i conti di questa o quell’azienda pubblica o privata, amministrazione, televisione o ente culturale, eppure inamovibili perché garantiti dall’alto”…

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Maturità 2017, i temi dimostrano che il Miur non conosce la scuola

“Mi piacerebbe tanto sapere quanti tra i 505.686 maturandi hanno scelto l’analisi della poesia di Giorgio Caproni. Mi piacerebbe tanto guardare in faccia i fantomatici autori delle tracce e spiegare loro che cosa e quanto si spiega a scuola. Mi piacerebbe tanto sapere se sono mai entrati in una classe a fare lezione”. Il post su Facebook di Monica Cartia, poche ore dopo la dettatura delle tracce dei temi della maturità 2017, è una bella occasione per alcune riflessioni. Non sulla qualità dei temi, ma piuttosto sulle modalità che sembrano aver indirizzato le scelte. Monica Cartia è un’insegnante di una scuola superiore e conosce bene programmi scolastici e ragazzi. Conosce bene quali siano le differenze tra quanto i funzionari del Miur immaginano (di sapere) e quanto gli insegnanti sanno

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