“Giovani, non credete a Renzi e ai Cinque Stelle. Sono già cadaveri. Teneteli lontani dal vostro avvenire”

“Non credete a Renzi e ai Cinque Stelle” perché “sono già cadaveri”. Questo l’invito rivolto da Andrea Camilleri a un gruppo di studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, lo stesso frequentato da ragazzo dallo scrittore. Intervistato nella sua casa di Roma dai ragazzi, Camilleri ha parlato dei suoi romanzi, della lingua inventata per il Commissario Montalbano, di letteratura e di politica. Ne è venuto fuori un video proposto ieri ad Agrigento nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori. Un video destinato a suscitare polemiche nel mondo politico. Camilleri dispensa infatti consigli affilati come lame, invitando i ragazzi “a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle” perché “sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi…”.

Alla prima domanda dei ragazzi Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: “Mai votata la Democrazia cristiana. Io ho sempre votato Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni”. E oggi? “Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro…

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Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze

Eccole, le sentite? Si stanno avvicinando. Come ogni giugno, si sentono arrivare le voci.

Come quali voci!

“Pfff, voi insegnanti avete tre mesi di vacanza!”, “Pfff, cosa vi lamentate, che lavorate pochissimo!”.

Bene, credo sia giunto il momento di rispondere a tutti coloro i quali pensano che il nostro lavoro sia graziato da  un’eccessiva dose di vacanza. Prima risponderò con la ragione, poi con qualcosa di un po’ più istintivo.

La ragione: sì, eccetto quelli che hanno esami di maturità (che sono comunque pagati con un gettone in più) o corsi di recupero, se sommiamo pausa estiva e festività di Natale e Pasqua, i docenti italiani hanno in media almeno due mesi di vacanza. A voler essere proprio precisi, i giorni che passiamo effettivamente in classe sono 200 all’anno.

Fermi lì, che già vi vedo con i forconi in mano, pronti al linciaggio.

Primo: in realtà sono più della media europea, che è di 175 (e a fronte di uno stipendio che ne è molto al di sotto)…

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“La filosofia serve a vivere”: nella versione di Seneca tutta la bellezza dello stoicismo

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, come da pronostico, la seconda prova della maturità 2017 al liceo classico ha visto “uscire” una versione da tradurre di Lucio Anneo Seneca, il grande filosofo e letterato dell’antichità che, con Cicerone e Tacito, è sempre uno dei più auspicati dai giovani maturandi d’Italia per la relativa semplicità della sua prosa. La versione che, in queste ore, gli studenti stanno traducendo sui banchi di scuola è un estratto dalle famose “Lettere a Lucilio”, intitolato “Il valore della filosofia”. Alcuni passaggi di questo brano rappresentano un vero e proprio omaggio alla filosofia, intesa non solo come disciplina ma come pratica di vita, tipico dello stoicismo praticato da Seneca. Vediamo, nello specifico, alcuni passaggi fondamentali di questa meravigliosa dichiarazione d’amore per la filosofia…

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Seconda prova: il classico ride, lo scientifico piange (e anche i tecnici)

Due pesi e due misure. E lo scontro tra due culture è assicurato. Il mondo classico contro quello scientifico. A generarlo la seconda prova di maturità. Già lo scorso anno era successo. Solo che, stavolta, salta all’occhio in maniera particolare. Perché se, da un lato, i ragazzi degli indirizzi di stampo umanistico (in particolare, quelli del liceo classico) sono usciti dall’aula col sorriso stampato sulle labbra, quelli alle prese con le materie tecniche si stanno ancora leccando le ferite. È il bilancio della seconda giornata della maturità 2017, confermato dall’instant poll di Skuola.net, effettuato a caldo tra circa 1200 maturandi.

Benedetto Seneca

Seneca sarà benedetto per tutta la vita dagli studenti del classico: il 44% di quelli che si sono dovuti cimentare con la versione di latino hanno valutato più semplice del previsto la traccia della seconda prova; solo il 21% ha trovato qualche insidia di troppo nel brano proposto. Un dato che stride con le risposte date dai ragazzi degli altri indirizzi: in media, infatti, il 45% dei maturandi ha ritenuto particolarmente difficili le tracce. A far lievitare il numero degli insoddisfatti soprattutto gli studenti del liceo scientifico (il 48% le ha giudicate negativamente) e quelli degli istituti tecnici (dove il tasso di scontenti sale addirittura al 54%)…

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Il maestro elementare Giorgio Caproni

Antonio Debenedetti, in un’intervista televisiva, racconta di essere stato allievo di Giorgio Caproni. Suo padre Giacomo, il ben noto critico letterario, l’aveva lasciato lungamente in giardino mentre era a colloquio con Benedetto Croce. Il piccolo si era ammalato e così Caproni, al fine di sdebitarsi per i consigli ricevuti da Debenedetti padre in merito alla traduzione della Recherche a cui stava lavorando, si era proposto di fare da maestro al bambino nei lunghi mesi invernali in cui sarebbe stato assente dalla scuola. Erano gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

“Con lui non è che si facessero proprio delle lezioni – ricorda Antonio Debenedetti –. Per esempio scrivevamo delle poesie a due voci oppure insegnava le divisioni attraverso una specie di filastrocca. Era un maestro straordinario e ironico”

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Chi ha voluto le riforme che hanno rovinato la scuola? Benestanti e figli di papà

“Si è disinvestito in istruzione, formazione, e, riforma dopo riforma, stravolto il sistema scolastico”.

A sostenerlo, sul settimanale “Il Venerdì di Repubblica”, è il giornalista Curzio Maltese.

Nella sua analisi, dal titolo “La Scuola pubblica minacciata da chi teme la democrazia“, l’autore dell’editoriale affronta i motivi per cui “la meritocrazia può essere un termine fastidioso”. Soprattutto alle élites, che “si sono spaventate per il destino dei propria pargoli”.

“Ogni nuovo potere promette un’ondata di meritocrazia e dopo poco si torna alla solita infornata di imbecilli miracolati, inevitabilmente destinati a peggiorare i conti di questa o quell’azienda pubblica o privata, amministrazione, televisione o ente culturale, eppure inamovibili perché garantiti dall’alto”…

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Maturità 2017, i temi dimostrano che il Miur non conosce la scuola

“Mi piacerebbe tanto sapere quanti tra i 505.686 maturandi hanno scelto l’analisi della poesia di Giorgio Caproni. Mi piacerebbe tanto guardare in faccia i fantomatici autori delle tracce e spiegare loro che cosa e quanto si spiega a scuola. Mi piacerebbe tanto sapere se sono mai entrati in una classe a fare lezione”. Il post su Facebook di Monica Cartia, poche ore dopo la dettatura delle tracce dei temi della maturità 2017, è una bella occasione per alcune riflessioni. Non sulla qualità dei temi, ma piuttosto sulle modalità che sembrano aver indirizzato le scelte. Monica Cartia è un’insegnante di una scuola superiore e conosce bene programmi scolastici e ragazzi. Conosce bene quali siano le differenze tra quanto i funzionari del Miur immaginano (di sapere) e quanto gli insegnanti sanno

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Il tour di Tommy e gli altri per le scuole di tutta Italia

Ci tengo a ringraziare tutte le persone che, tra sabato sera e oggi, mi hanno mandato messaggi ovunque sia possibile mandarli per ringraziarci di aver realizzato un film “realistico” sull’autismo. In fondo è andato in onda, del tutto in sordina, un afosissimo sabato sera di giugno in cui le persone difficilmente stanno davanti alla tv a guardare film sull’autismo. Stiamo cominciando a raccogliere i frutti del nostro lavoro e questo ci ripaga di tutta la fatica fatta, vorrei però ribadire quanto già scritto: il film ancora deve iniziare il suo percorso, diciamo che questi tre mesi sono stati di “assaggio”. Da settembre sarà nuovamente trasmesso dalla tv digitale terrestre, quando avremo le date ve le comunicheremo.

La vera mission di “Tommy e gli altri” inizierà quando riusciremo ad avere concreto supporto istituzionale per usarlo come l'”attrazione” centrale di un progetto didattico rivolto alle scuole italiane (secondarie di primo e secondo grado). Un film in grado di agire da “evento scatenante” di un più vasto programma di sensibilizzazione alla tolleranza e all’educazione alla legalità. Il film mostra la vita quotidiana di ragazzi con varie tipologie di disturbo autistico. Gli autistici in particolare gli asperger, ad alto funzionamento quindi verbale, sono in percentuale le vittime più colpite in episodi di bullismo…

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Esibire le pagelle non è la dimostrazione pubblica del successo educativo dei genitori

“Filippo, massimo dei voti in pagella e ovviamente promosso! Sei il migliore della classe. Orgoglio di mamma”. Filippo, nome di fantasia, è solo uno dei figli-protagonisti dei post che tanti genitori hanno pubblicato su Facebook in concomitanza con la fine dell’anno scolastico e la pubblicazione delle pagelle.

Toni trionfalistici e soprattutto autocelebrativi, quelli utilizzati da madri e padri che hanno deciso di vivere così questa esperienza, facendo prevalere l’orgoglio del più bravo, del migliore. Il fenomeno – molto diffuso – della pubblicazione delle pagelle scolastiche sulla Rete reca con sé numerosi interrogativi e zone d’ombra che caratterizzano oggi la sfera della genitorialità.

Dietro la volontà di rendere pubbliche e condivisibili le pagelle con voti brillanti si nascondono, infatti, vari fattori che meritano una riflessione. A iniziare dal fatto che spesso dietro questi post si nasconde l’insicurezza di chi oggi ricopre il ruolo di genitore…

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Simpatia, flessibilità e coscienza di sé per i docenti più efficaci

“Lei avrebbe meritato ventisette, ventotto. Le ho dato trenta perché ho applicato il coefficiente di simpatia. A volte, quando qualcuno mi è antipatico, tolgo anche due, tre punti. Non c’è niente di peggio dell’antipatia. Sentire, invece, la sofferenza, il pathos, nel senso greco del termine, è una grande qualità per un medico.” Sono le parole dell’anziano professore ad un giovanissimo Luigi Lo Cascio nel film La Meglio Gioventù di Marco Tullio Giordana.  Ma essere simpatici serve solo nel mondo medico o è anche una qualità che rende efficaci i professori nella scuola? Se è così, allora chiediamoci quanto siano stati penalizzati gli studenti che si sono formati con insegnanti antipatici.

La meglio gioventù

Il film è ambientato alla fine degli anni ’60. In quegli anni, in pochi sapevano cosa fosse l’empatia, termine oggi fin troppo abusato e spesso confuso con la simpatia. La scoperta dei neuroni specchio era distante ancora un trentennio circa ma il concetto dell’anziano (e antipatico) professore è abbastanza chiaro. Oggi avrebbe parlato, probabilmente, di empatia. Esattamente come se ne parla nella scuola, quando si incoraggiano i comportamenti di comprensione di studenti esuberanti verso quelli più indifesi…

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