Paolo Crepet

Crepet parla agli insegnanti: “Basta psicologizzazione sugli studenti, tirate fuori il loro talento anche dall’ultimo della classe”

Molto interessante la teoria dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet riguardo ai nostri ragazzi. Sostiene infatti che essi sono soggetti ad un fenomeno noto col nome di psicologizzazione; quindi eccessivamente sottoposti ad una ricerca di disturbi, ad una diagnosi che li cataloghi. E in questo modo vengono quindi etichettati e segnati a vita. Poi tornare indietro non è affatto facile; una parola sbagliata e la relazione educativa con i ragazzi è rovinata.

Questa tendenza all’eccesso di diagnosi potrebbe però trovare rimedio nella scuola. Un’istituzione così importante non può ridursi ad essere solamente un luogo di istruzione. La scuola ha tutte le carte in regola per poter essere in grado di ascoltare i ragazzi, di dar loro modo di parlare. Quindi andare oltre l’insegnamento e toccare anche i problemi della sfera emotiva, sociale, affettiva; non lasciando agli psicologi queste aree, perchè la scuola stessa deve sentirsi responsabile di ogni sfera della vita del ragazzo, della persona…

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Lo sfogo di Ezio Bosso: “È assurdo non insegnare la musica già ai bambini della scuola dell’infanzia”

Ezio Bosso, il pianista che ha emozionato la platea al Festival di Sanremo del 2016, ha sostenuto in una recente intervista al Corriere di Bologna che ai bambini sin dalla scuola per l’infanzia andrebbe insegnata la musica, che sviluppa la creatività, l’intelligenza e il talento.

In questo modo i bambini acquisirebbero piano piano, naturalmente e con amore, la passione e la disciplina per la musica che è vita, educazione, disciplina e magia. Ma in Italia, dice Bosso, ancora siamo lontani nelle indicazioni ministeriali a dare importanza a questa materia.

Sempre nell’intervista Bosso parla altresì della necessità di insegnare ai piccoli l’ascolto della musica prima di insegnare a suonare uno strumento: perché educare all’ascolto ed a conoscere la musica sono i primi step fondamentali propedeutici alla comprensione del testo. Bisognerebbe infatti sdoganarsi dall’idea che la musica “viene vista solo e soltanto come un fenomeno performativo” volta a soddisfare aspettative di genitori e familiari; ma passare a voler trasmettere l’amore per la musica… Leggi tutto “Lo sfogo di Ezio Bosso: “È assurdo non insegnare la musica già ai bambini della scuola dell’infanzia””

Concorso Dirigenti Scolastici: almeno 76 punti per superare la prova preselettiva

Concorso Dirigenti Scolastici

Su circa 34.580 richieste di partecipazione, solo 24.082 candidati hanno partecipato alla prova preselettiva del 23 luglio per il Concorso per Dirigenti Scolastici.

Per chi supererà questo primo sbarramento sarà poi prevista una prova scritta a settembre.

I candidati hanno risposto a 100 quiz estratti da una banca dati di 4000 domande a risposta multipla pubblicate dal Ministero dell’Istruzione il 27 giugno.

Mentre nel precedente concorso, la prova preselettiva si superava con 80 punti, quest’anno il maggior numero di assenti contribuirà certamente ad abbassare il punteggio utile per superare questo primo sbarramento.

Abbiamo analizzato i dati provenienti da un campione di poco più di 2.000 candidati sul totale dei 24.082 partecipanti alla prova preselettiva e in base ai nostri calcoli abbiamo ottime ragioni per sbilanciarci nel dire che chi ha conseguito una votazione sopra i 76 punti, forse anche qualcosina in meno, può ben sperare di avercela fatta a superare questo primo impegnativo step.

“Il tuo futuro non è scritto in pagella”, il meraviglioso post di uno psicologo per tutti gli studenti


Forse un giorno farai un tatuaggio, sbaglierai facoltà, partirai con in tasca avendo un solo biglietto, avrai il tuo bar di fiducia, i capelli blu, crederai a chi ti farà male, perché credere fa più bene, ti innamorerai e aspetterai, farai il pompiere o l’architetto, magari sarai magistrato o il miglior parrucchiere del quartiere, viaggerai oppure resterai, scriverai un libro, suonerai il violino, il pianoforte o la batteria, odierai la matematica e amerai la filosofia oppure prenderai un dottorato in statistica…

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“Rosso come il cielo” e la necessità di buoni insegnanti

Mirco è il protagonista di “Rosso come il cielo”, un film uscito nel 2007, che racconta la toccante storia di un ragazzino che partendo dalla tragedia che gli ha segnato la vita, riesce per sè a costruire pian piano un mondo interessante e alternativo, in un modo così originale da segnare poi in maniera decisiva il resto della sua vita.

Poco più che bambino Mirco perde, infatti, la vista mentre gioca in casa e questo negli anni ’70, periodo in cui l’Italia aveva ancora istituti separati dalle scuole per ciechi e sordi, comporta il suo allontanamento dalla famiglia e il trasferimento in un collegio genovese dove deve continuare gli studi suo malgrado.

Non può più vedere il mondo circostante così come lo aveva conosciuto ma questo diventa per Mirco motivo per cominciare a sperimentarlo e sentirlo con gli altri sensi, l’udito in particolare, ma non solo. Un percorso difficile ed ostacolato dalle autorità del collegio, a cui Mirco si oppone in maniera ribelle e decisa. Nella scoperta guida anche i compagni di scuola che invitati da lui a registrare suoni e storie cominciano a sentire e produrre esattamente ciò che vogliono trasmettere agli altri, in un gioco di eco, suoni e sperimentazioni che nutre e rinfresca la loro fantasia…

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Fuori quell’animale da questa scuola!

Fuori quell’animale da questa scuola!

«Fuori con quell’animale da questa scuola, perché potrebbe causare allergie agli studenti!»: è stato sostanzialmente questo il messaggio del Vicepreside di un Liceo della Sardegna a una persona non vedente accompagnata dal proprio cane guida, in barba ancora una volta a Leggi ormai annose, che consentono ai cani guida di entrare ovunque, senza limitazioni.

«È gravissimo – dichiara Raimondo Piras, presidente dell’UICI Sardegna – che simili episodi avvengano all’interno di un’Istituzione Scolastica, che dovrebbe essere luogo di educazione, cultura, legalità, tolleranza e integrazione».

È purtroppo una questione ben nota ai Lettori di «Superando.it», quella delle persone con disabilità visiva accompagnate dal proprio cane guida, che ancora troppo spesso si vedono negare l’accesso ai locali e ai servizi pubblici o aperti al pubblico…

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Invalsi, ovvero come negare il sapere critico

Il caso recente del liceo classico più antico della Capitale che nel proprio rapporto di autovalutazione – il Rav, una sorta di vetrina online – riporta come nota di merito il fatto di non avere studenti stranieri, disabili e provenienti da famiglie svantaggiate, ha provocato sollevazioni in rete, sit-in davanti alla scuola, con la ministra Fedeli indignata che ha promesso ispezioni. Ma il problema rimane. E non si può risolvere scrivendo il Rav in modo politically correct.

Il problema è il fatto stesso che esiste il Rav, così come esiste il sistema di valutazione Invalsi che l’ha elaborato, e quell’insieme di certificazioni, moduli, quiz che misurano competenze e stabiliscono graduatorie, fotografando un frammento della vita della scuola e dello studente senza seguire a pieno un processo delicato e in movimento come quello educativo.

Se poi a questo aggiungiamo i bonus merito per gli insegnanti o il fatto che l’alternanza scuola lavoro ormai è codificata con tanto di tutor professionisti dell’Anpal, è chiaro che il problema è uno solo: la scuola sta diventando una specie di impresa con il preside manager e il suo staff che compila il Rav e mette in competizione l’istituto con altri per accaparrarsi le iscrizioni e quindi i fondi per sopravvivere. «Marketing scolastico» l’ha definito Alberto Baccini, docente di Economia politica all’università di Siena in un suo articolo sulla rivista Il Mulino

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La famiglia che non riconosce l’autorevolezza degli insegnanti fa un danno ai propri figli


La Ministra Fedeli, il 14 Marzo, si è rivolta agli studenti della classe quarta A dell’Istituto Majorana di Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta. Il suo intervento ha riguardato il caso della loro professoressa, la quale è stata aggredita da un suo alunno e sfregiata al volto con un coltello a serramanico.

La famiglia che non riconosce l’autorevolezza della scuola sbaglia e fa un danno ai propri figli. La funzione dei docenti è determinante, ma c’è sempre una chiara responsabilità educativa della famiglia. Dobbiamo poi lavorare sul tema del rispetto, lo stiamo facendo, dobbiamo farlo ancora di più. Ripartiamo dal rispetto”. Queste le parole della Ministra…

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Trump: “Armare gli insegnanti per reagire in caso di attacco in una scuola”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump considera anche l’ipotesi di armare gli insegnanti – appositamente formati – per evitare che si ripeta una strage come quella del giorno di San Valentino in una scuola di Parkland, in Florida, in cui sono morte 17 persone.

«La esamineremo con attenzione. Capisco che è un’ipotesi controversa, ma siamo qui per ascoltare», ha detto Trump durante una lunga «sessione di ascolto» alla Casa Bianca dove ha convocato ragazzi sopravvissuti, genitori di vittime, insegnanti. Secondo quanto riportato dal presidente, basterebbe armare il 20% degli insegnanti di una scuola per fermare i maniaci.

Tra lacrime, appelli, rabbia e dolore, le testimonianze si sono susseguite viaggiando lungo toni diversi: dalla disperazione inconsolabile di uno studente che nella sparatoria di Parkland ha perso il suo migliore amico. Alla frustrazione di un padre che, con riferimento al killer 19enne, al presidente ricorda: «Se non è grande abbastanza per comprare una birra non dovrebbe essere in grado di comprare un’arma»…

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L’insegnante di Treviso che fa amare la matematica ai bambini

TREVISO. Il maestro trevigiano che fa amare la Matematica agli alunni delle scuole primarie di tutta Italia. Camillo Bortolato, pedagogista e insegnante di scuola elementare, dal 2015 in pensione, ha trascorso 42 anni in cattedra sperimentando un metodo didattico che cominciasse a insegnare ai bambini a cimentarsi con i numeri senza patemi d’animo. Oggi i suoi strumenti didattici – con oltre 40 libri pubblicati – fanno scuola a centinaia di migliaia di piccoli alunni in Italia. E tradotti anche in Cina, in Germania e in Russia. Eppure è bastato cominciare a mettersi nei panni dei bambini.

Mettere il bavaglio alle formule e ai teoremi che fanno loro soggezione. E a dare corpo alle regole matematiche. Strizzando finalmente l’occhio ai numeri attraverso strumenti didattici di legno o di altri materiali realizzati sotto forma di gioco. Per i primi 15 anni di lavoro in classe alle scuole elementari di Zero Branco e poi fino alla pensione a Quinto alla primaria Marconi, il maestro ha cominciato proprio per la scuola trevigiana a costruire quegli strumenti a misura di bambino. Da far toccare loro con mano. E capaci di cambiare le regole del gioco per l’apprendimento della matematica…

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Docenti sviliti e genitori in cattedra, il paradosso della scuola al contrario

Che farebbe oggi Giovanni Pascoli o Natalino Sapegno, che un tempo insegnavano alle superiori? Come affronterebbero gli studenti e soprattutto i loro genitori? Come si troverebbero in un mestiere che ogni giorno di più diventa uno scontro (a volte anche fisico) con adulti e ragazzi?

Possiamo solo immaginare il loro disorientamento così come assistiamo alle enormi difficoltà che incontrano gli insegnanti contemporanei. Le aggressioni per un brutto voto, un rimprovero, un no sono sempre più frequenti. Nei casi più gravi diventano un caso di cronaca come è capitato non solo ieri ma anche sabato scorso quando un genitore ha aggredito un vicepreside che aveva rimproverato il figlio. E dieci giorni fa, quando una professoressa era stata accoltellata da un alunno e qualche settimana fa quando un dirigente scolastico era stato minacciato dal padre di un altro.

Molto più spesso le aggressioni restano insulti o molestie senza conseguenze penali – dunque non escono dalle mura scolastiche -, ma non per questo non esistono o creano problemi. Anzi, sono un motivo di sempre maggiore tensione e sono in costante aumento, come sostengono tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della scuola…

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Ogni studente ha un talento. Devi solo riuscire a scoprirlo in modo che possa esplodere

Cesar Bona è un nome molto famoso nel mondo dell’insegnamento. Cesar è uno dei 50 finalisti nel 2015 Global Teacher Prize e uno degli insegnanti più apprezzati a livello mondiale per i suoi metodi innovativi e le sue ricerche.

Uno dei motti di Cesar è “l’educazione e l’insegnamento devono essere al di sopra di ideologie e politiche” il che significa che non si deve mai tentare di influenzare la mente dei bambini con idee distorte o politicamente orientate.

Cesar è molto orgoglioso dei suoi metodi di insegnamento e del fatto di riuscire sempre ad insegnare qualcosa di nuovo ai suoi allievi e ha deciso di scambiare qualche parola con noi…

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Empatia a scuola e in famiglia: una marcia in più per una “buona crescita”

È consapevolezza comune che l’empatia è una capacità essenziale per un docente, come per un genitore, e – per la verità – per tutti noi!

In effetti, ciò non deve meravigliarci, poiché la capacità empatica è una caratteristica fondamentale della nostra specie, che consiste nel percepire lo stato emotivo dell’altro e accoglierlo partecipandovi interiormente, cioè creando in noi una sintonizzazione emotiva con lo stato interno dell’altro.

L’empatia come supporto all’accudimento e alla crescita

Lo scopo di questo “sentire l’altro”, perseguito dalla nostra specie per via evolutiva, è di tenere uniti i membri del gruppo umano, sicché tale funzione si esplica innanzitutto nell’ambito dell’accudimento, estendendosi poi a tutta l’area relazionale raccolta attorno al supporto alla crescita, sia nella relazione parentale sia in quella amicale sia, più ampiamente, nella relazione con l’altro nell’ambito della comune appartenenza a un gruppo, così come all’umanità intera…

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La Matematica per tutti di Lorella, prof da Mondiali

Per lei la «matematica è un filo di vita, un modo di pensarla e affrontarla». E se è ormai riconosciuta come una competenza di cittadinanza, «l’obiettivo è che devono possederla tutti, per diventare cittadini liberi e consapevoli delle proprie scelte, in modo che le decisioni che prendiamo siano veramente nostre e non condizionate».

La professoressa Lorella Carimali, 55 anni, insegnante di matematica al liceo scientifico «Vittorio Veneto» di Milano, è un vulcano. Di idee e di grinta. Ed è oggi l’unica candidata italiana tra i 50 finalisti in corsa per il Global Teacher Prize, premio di un milione di dollari che la Varkey Foundation assegnerà al migliore insegnante del mondo per finanziare progetti formativi.

A metà febbraio questa rosa di candidati, selezionati tra quarantamila docenti provenienti da 173 Paesi, sarà ristretta a soli dieci finalisti e tra loro il 18 marzo la Global Teacher Prize Academy sceglierà il vincitore… Leggi tutto “La Matematica per tutti di Lorella, prof da Mondiali”

Scopri quali libri gratis puoi scaricare da EricksonLive (ebook)

Conoscete EricksonLive? È un progetto della casa editrice Erickson per condividere online pubblicazioni legate al mondo della scuola e dell’educazione. Potete trovare libri gratis scritti da professionisti, insegnanti ed esperti su temi di didattica, genitorialità, gestione scolastica e disturbi dell’apprendimento.

Come ottenere i libri gratis

Per poter scaricare i libri dovete registrarvi al sito EricksonLive. La registrazione è gratuita. I libri vengono scaricati in formato PDF. Se volete una versione cartacea, potete richiederla a pagamento. Nel vostro profilo rimangono salvati tutti i libri di cui avete richiesto il download e potete attingere all’archivio quando volete.

Ebook da scaricare

Nella home del sito potete vedere subito tutte le categorie tematiche disponibili e iniziare la ricerca in base ai vostri gusti o necessità. Per darvi una prima indicazione di orientamento, vi propongo qui sotto alcuni titoli che mi sembrano interessanti. Fate click sul titolo per raggiungere la scheda del libro dove potrete effettuare il download gratuito… Leggi tutto “Scopri quali libri gratis puoi scaricare da EricksonLive (ebook)”

Il figlio ha 9 a scuola, i genitori ricorrono al Tar: «Merita 10»

Ci sono famiglie che stapperebbero intere casse di champagne nel vedere una sufficienza sulla pagella del figlio, e chi invece pretende che al proprio pargolo venga riconosciuto lo status di “genio”. Come una coppia di Canicattì, in provincia di Agrigento, ricorsa al Tar di Palermo per chiedere ai giudici di annullare il voto con cui la commissione d’esame della scuola Giovanni Verga aveva promosso lo studente, elevandolo da “ottimo” (equivalente a 9/10) a “eccellente” (10/10). Ma la “lezione” stavolta l’hanno dovuta subire loro: i giudici hanno respinto il ricorso e condannato la famiglia a pagare mille euro di spese legali.

«La scuola non applica scienze esatte nel valutare la preparazione degli alunni – si legge nella sentenza – ma formula un giudizio tecnico connotato da un fisiologico margine di opinabilità , per sconfessare il quale non è sufficiente evidenziare la mera non condivisibilità del giudizio»… Leggi tutto “Il figlio ha 9 a scuola, i genitori ricorrono al Tar: «Merita 10»”

Big data. Ecco perché le discipline umanistiche governeranno il digitale

«In quale situazione di grande svantaggio potremmo finire, noi e il mondo, se costringessimo le nostre menti ad affrontare tutti i problemi allo stesso modo», si chiede Josh M. Olejarz sulla “Harvard Business Review” dello scorso agosto in un articolo titolato esplicitamente “ Liberal Arts in Data Age”. E sì! Un mondo ad altezza di algoritmi, pensiero computazionale e big data non potrebbe essere che un mondo a senso unico.

Se ne avvede anche la prestigiosa rivista di management di una delle università faro del liberismo. A sottrarci a questa deriva sarebbero, secondo Oleajarz, filosofia, letteratura e poesia. Oggi in effetti non c’è azione o comportamento che non sia guidato da un algoritmo o tradotto in una serie di istruzioni meccanicisticamente risolvibili. In una realtà dove tutto è codificato, declinato in protocolli e interpretabile da algoritmi cosa resterebbe dell’uomo?… Leggi tutto “Big data. Ecco perché le discipline umanistiche governeranno il digitale”

Giornata della memoria 2018: risorse didattiche


Anche quest’anno vi propongo un elenco di risorse e materiali didattici utili per celebrare in classe la Giornata della Memoria 2018. Le proposte sono assai diverse, alcune destinate a studenti di scuola secondaria di I e II grado, altre da utilizzare fin dalla scuola primaria….

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Maestre senza laurea e sciopero l’8 gennaio: bufera sulla scuola

Bufera sulla scuola. Una sentenza del Consiglio di Stato riunito in seduta plenaria, pubblicata poco prima di Natale, ribalta anni di pronunciamenti di segno opposto. Per restare inserite nelle graduatorie ad esaurimento, e insegnare stabilmente in asili e scuole primarie, alla maestre non basta il diploma. Migliaia di docenti “solo” diplomate al massimo potranno fare supplenze. La questione coinvolge circa cinquantamila lavoratici e un esercito di bimbi e famiglie.  E sul rientro a scuola, l’8 gennaio, incombe uno sciopero.

Il diploma magistrale non basta più per diventare insegnanti di ruolo

Cambio di rotta del Consiglio di Stato, con conseguenze per l’intero sistema scolastico per i più piccoli e per migliaia di insegnanti, punto di riferimento per un esercito di bambini e famiglie. Le maestre che si sono diplomate prima dell’anno scolastico 2001 -2002, e poi non si sono laureate, non hanno un titolo  di studio sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo, uno dei canali per avere il posto fisso. Le non laureate e le storiche precarie del settore – negli anni scorsi inserite provvisoriamente nelle graduatorie per gli incarichi permanenti e adesso estromesse  – al massimo potranno essere chiamate dai singoli istituti per fare supplenze annuali o temporanee

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Quando entra l’insegnante lo studente deve alzarsi per sé stesso, non per il professore

Ci sono due notizie, collegate tra loro più di quanto si possa immaginare, che dovrebbero far accendere una lampadina: una è quella dello studente che ha lanciato il cestino della spazzatura contro la professoressa, e un’altra passata inosservata di un lettore che si chiedeva se gli studenti ancora oggi a scuola o all’università si alzassero nel momento in cui entra in classe l’insegnante.

Perché sono collegate? Perché il tema di fondo è lo stesso: il ruolo dell’insegnante e quello degli studenti, il rispetto dovuto all’insegnante per il suo ruolo, prima che per la persona. Quindi a prescindere, dalla persona.

L’insegnante è colui (o colei) che insegna una materia, quindi una parte della vita. Perché allora domandarsi se sia giusto alzarsi o meno? Non dovrebbe soltanto essere giusto, ma normale…

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Colloqui con gli insegnanti, tanti dettagli e le proiezioni sui figli

La scorsa settimana sono stato ai colloqui pomeridiani con gli insegnanti di mio figlio. Il giorno dopo ho incontrato i genitori degli studenti della mia scuola.  Mio figlio frequenta il secondo anno, io insegno al triennio. Avendo ricevuto anche i genitori della mia classe terza, mi sono trovato in due giorni nella doppia veste di insegnante e genitore di ragazzi praticamente coetanei. Un punto di vista particolare, che vorrei raccontare.

Nella scuola di mio figlio i colloqui sono iniziati presto. Ho cercato di arrivare per tempo ma la fila era già lunga. Una volta entrato ho provato a saltare da una coda all’altra, con la speranza di parlare con più professori possibili. Come spesso capita c’erano insegnanti che riuscivano a fare progredire i colloqui velocemente ma, come spesso capita, c’era anche l’insegnante che aveva creato una coda infinita. Incontrati tutti i professori più rapidi mi sono fatto coraggio, con un «te tocca» mi sono messo in coda, nell’attesa mi sono messo a chiacchierare (poco) e ad ascoltare (molto)… Leggi tutto “Colloqui con gli insegnanti, tanti dettagli e le proiezioni sui figli”

Troppi progetti e poca didattica, mai avrei pensato ad una scuola ridotta così

Da sempre uno degli scopi principali della scuola non è quello di insegnare delle vuote nozioni teoriche agli studenti, ma anche quello di prepararli nel miglior modo possibile ad inserirsi nel mondo del lavoro e nella vita adulta in modo corretto.

Il mondo è in costante cambiamento (ed evoluzione), perciò tutte le istituzioni e le strutture didattiche devono necessariamente adattarsi ai vari cambiamenti per riuscire ad essere sempre aggiornate ed efficaci nell’educare i ragazzi ad un mondo molto più informatico e veloce. L’evoluzione della specie insegna che in natura sopravvivono le specie che riescono ad adattarsi nel modo migliore ai cambiamenti, non necessariamente il più forte, e lo stesso vale per la scuola.

Per sopravvivere ed essere al passo con i tempi è quantomeno necessario essere sempre aggiornati, avere un quadro chiaro della domanda attuale nel mondo del lavoro e insegnare come utilizzare al meglio le nuove tecnologie…

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Un’insegnante italiana in corsa per l’oscar dei prof

C’è un’insegnante di Milano, Lorella Carimali, prof di matematica al Liceo Scientifico Statale Vittorio Veneto, tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize 2018 della Varkey Foundation, che mette in palio un milione di dollari. Giunto alla quarta edizione, il premio ha ricevuto quasi 40.000 nomine e domande provenienti da 173 Paesi del mondo.

Lorella Carimali ha rinunciato a impieghi remunerativi nel settore dell’informatica per dedicarsi all’insegnamento condividendo la propria passione per la matematica. “Sono nata e cresciuta in una casa di ringhiera ed è stata per me una delle mie più grandi fortune. Ho infatti imparato – spiega – come la condivisione, l’unione e il confronto siano elementi importanti se non fondamentali per la crescita della nostra società. La passione per la matematica è sempre stata dentro di me e fin da piccola ho sempre desiderato fare l’insegnante… Leggi tutto “Un’insegnante italiana in corsa per l’oscar dei prof”

I grandi maestri della scuola italiana

Nell’Atlante dell’Infanzia quest’anno abbiamo voluto raccontare la scuola Italiana, e per far ciò è stato doveroso iniziare dalle lezioni dei grandi educatori che hanno fatto la storia della pedagogia italiana e non solo.

L’Italia è infatti il paese dei Grandi Maestri che nel corso del Novecento non si sono limitati a ripetere la lezione, ma hanno saputo ripensare modi e tempi del processo educativo, indicando la strada per arrivare al cuore e alla mente di tutti i bambini. Persone e pratiche educative che hanno «lasciato un segno costruttivo nella propria comunità, inciso profondamente negli ambiti in cui hanno operato, tracciato percorsi innovativi che, per aspetti diversi, costituiscono esempi per gli insegnanti di oggi», recita il Protocollo di intenti per la costituzione di una Rete degli archivi storici dei Grandi Maestri…

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Giacomo Stella: L’epidemia dei BES e dei DSA

Eccesso di medicalizzazione, di diagnosi a scuola, di costi sociali: queste affermazioni non sono quasi mai corredate da dati certi e vengono diffuse senza alcun controllo della loro veridicità. Se si guardano i dati del MIUR, secondo l’ultima rilevazione relativa al 2016, il ministero ha poco meno di duecentomila diagnosi che rappresentano il 2% della popolazione scolastica.

Poiché il dato più prudente stima una prevalenza del 3,5%, mancherebbero ancora circa centomila diagnosi all’appello. Ci sarebbero, cioè, circa centomila studenti che sono nella scuola con le loro difficoltà senza che queste vengano considerate nel giusto modo. La distribuzione delle certificazioni sul territorio nazionale è molto diversificata. Ci sono regioni del sud dove la prevalenza di bambini o studenti con DSA non raggiunge nemmeno l’1%, mentre al nord qualche regione ha superato il 3%…

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