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Ma il solo docente per il sostegno non basta

Caro genitore, anche tu, come me, in questi giorni, ti sarai certamente indignato nel leggere e vedere (tu vedere, io ascoltare) i ripetuti e allarmanti articoli di giornale e i servizi televisivi che sottolineano la ciclica difficoltà dei vari Uffici Scolastici Regionali nel reperire – come accade ad ogni inizio di nuovo anno scolastico – docenti per il sostegno e il paradosso che, quando se ne trovano, spesso non sono né abilitati né specializzati.

Anche tu, come me, sarai indignato nel constatare che questo fenomeno, pur essendo diventato “endemico” nel sistema educativo del nostro Bel Paese, viene affrontato con leggerezza e superficialità dal Ministero, che si incaponisce – al contrario e inspiegabilmente – nella sua mancata azione di “stabilizzazione” degli insegnanti specializzati… Leggi tutto “Ma il solo docente per il sostegno non basta”

E noi insegnanti, che competenze dovremmo avere?

Si parla tanto delle competenze che la scuola dovrebbe permettere a bambini e ragazzi di costruire, molto meno delle competenze attorno a cui noi insegnanti dovremmo ricercare, per essere all’altezza del nostro difficile mestiere. Negli ultimi tre anni ho partecipato da lontano, come osservatore, ad un ricco progetto di autoformazione tra docenti, messo in atto da cinque dirigenti intraprendenti della provincia di Terni uniti in rete, in uno dei percorsi messi in atto a livello nazionale per l’accompagnamento delle Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012.

Il segreto del successo di questo corso stava nell’offrire l’opportunità a un gruppo consistente di docenti (oltre 200 in tre anni) di mettersi in gioco in attività di laboratorio adulto. Il primo anno non si è partiti dal contenuto, ma dal metodo proposto. Sono state individuate le qualità umane e didattiche presenti nei cinque Istituti a partire da ciò che alcune e alcuni insegnanti amavano proporre a bambini e ragazzi a partire da una loro particolare inclinazione e ricerca, sperimentata con efficacia in classe da anni… Leggi tutto “E noi insegnanti, che competenze dovremmo avere?”

Treviso, il maestro va in pensione: «In classe usate il sorriso»

TREVISO. Per quarant’anni, ogni giorno da settembre a giugno, ha preso lo stesso treno, è salito sullo stesso autobus, ha percorso lo stesso cammino e varcato la stessa soglia. Da Mogliano a Treviso e ritorno. Per quarant’anni è stato, più di altri, «il maestro della Carducci».

Minuto, con gli occhiali tondi, lievemente incurvato, sottobraccio la stessa borsa. Il maestro Lucio Carraro, dopo una vita alla scuola elementare di Santa Bona, quest’anno è andato in pensione. Regalando a colleghi, amici ed ex allievi un piccolo libro giallo intitolato – merci Flaubert – «l’éducation sont nous» nel quale condensa quasi mezzo secolo di insegnamento in una delle scuole più interessanti e combattive della città… Leggi tutto “Treviso, il maestro va in pensione: «In classe usate il sorriso»”

Scuola dell’Infanzia: non chiamatelo Asilo!

Occorre rivedere la convinzione infondata che la Scuola dell’Infanzia sia la scuola dell’assistenzialismo. Un ampliamento del primitivo concetto di luogo di assistenza  nella moderna concezione di  luogo di educazione prescolastica in cui si strutturano metodi, esercizi per lo sviluppo fisico, intellettuale e morale dell’infanzia è avvenuta con lentezza e in diverso modo.

Nel campo dell’educazione infantile, abbiamo attraversato diverse stagioni pedagogiche, passando da Rousseau e  Pestalozzi  – affermatisi nelle scuole nuove dell’800  che aprirono porte e finestre all’ educazione a contatto con la natura – all’asilo Aportiano , passando, poi, per il Giardino d’Infanzia di Froebel, le Case dei bambini di Montessori, l’Asilo di Bompiano delle sorelle Rosa e Carolina Agazzi giungendo ai giorni nostri attraverso la scelta di metodi sagaci e strumenti pertinenti, ma che spesso hanno rischiato di irrigidirsi in uno sterile schematismo…

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Intelligente ma dislessico

 Mi suona strano che un bambino potenzialmente in grado di avanzare nelle sue conoscenze debba essere limitato da un’etichetta.

É questo che tutti i giorni vediamo a scuola:

  • difficoltà nella lettura
  • scrittura illeggibile o piena di errori
  • difficoltà nelle procedure di calcolo

Il grossolano errore è che si pretende di valutare tutti allo stesso modo senza riconoscere quali siano le capacità di questi bambini.

A scuola si continua a mettere in evidenza soltanto le carenze di questi bambini.

Il problema è il metodo limitato basato su scrittura, lettura, calcolo e memorizzazione…

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L’importanza di insegnare ai bambini a dire “grazie”, “per favore” e “buongiorno”

Trasmettere ai bambini l’importanza di dire sempre grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera, va oltre la semplice cortesia. Investiremo sulle emozioni, sui valori sociali e, soprattutto, sulla reciprocità.

Per creare una società basata sul rispetto mutuo, nella quale l’essere civili e la considerazione segni la differenza, è necessario investire su queste piccole abitudini sociali alle quali, a volte, non prestiamo l’importanza che meritano. Perché la convivenza si basa sull’armonia, sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza, alle quali ogni bambino dovrebbe dare importanza fin dalla tenera età… Leggi tutto “L’importanza di insegnare ai bambini a dire “grazie”, “per favore” e “buongiorno””

L’insegnante specializzato di sostegno, uno strano extraterrestre?!

L’insegnante specializzato di sostegno non è un extraterrestre, ma allora chi è?

A me piace definirlo un super eroe o eroina dentro l’aula scolastica, deve sempre lottare, ingegnarsi, creare, superare grandi sfide, correre, arrampicarsi  e combattere alcune volte con i colleghi stessi (ottusi e ignoranti). Nelle sue ardue imprese spesso vince, ma come ogni super eroe che si rispetti alcune volte può inciampare o cadere, capita eh!

Noterai nell’insegnante specializzato di sostegno un essere umano come tutti, una persona speciale con un carattere deciso, dolce e aspro al punto giusto, non facilmente arrendevole, ma follemente e passionalmente legato al suo lavoro, ovvero, rendere autonomi nel limite del possibile i suoi alunni. Quando qualche volta cade, si rialza con tempismo e seppur con diverse ammaccature con umiltà continua il suo cammino e le sue battaglie quotidiane… Leggi tutto “L’insegnante specializzato di sostegno, uno strano extraterrestre?!”

Note a scuola, aboliamole. Oppure diamole ai maestri che le usano

Michele durante le vacanze non ha letto nessun libro e non ha scritto nessun pensiero sulle vacanze trascorse”. Ecco la nota. Ecco la maestra dalla penna rossa. Ecco la scuola. La fotografia che vedete della nota, scritta con tanto di biro rossa dalla solerte insegnante, mi è stata inviata via Facebook dalla nonna di questo bambino.
Michele ha 6 anni, è in seconda elementare. Compirà sette anni proprio questa settimana (Auguri!).

E’ tornato in classe, come tutti gli altri bambini, con il volto spensierato, un po’ allegro, un po’ nostalgico per le vacanze passate. Forse si aspettava di incontrare una maestra che lo avrebbe accolto, che gli avrebbe chiesto di parlare in aula dei mesi estivi. E invece ha trovato una “maestrina” che lo ha mortificato da subito. Nota!…
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La dislessia vista da una mamma: “E Teo che pensava di essere scemo”

Aveva nove anni e mezzo, Teo, quando davanti alla domanda “qual è il senso della vita?”, rispose “è trovare una femmina e riprodursi per mantenere la specie”. Di frasi geniali e precoci, Francesca Magni, ne ha collezionate moltissime. Ed è stata proprio l’intelligenza acuta di suo figlio a impedirle di capire che, dietro l’infelicità che provava a scuola, la rabbia e la frustrazione, c’era un problema: la dislessia. Giornalista di Casa Facile, Francesca è da ieri in libreria con “Il bambino che disegnava parole. Un viaggio verso l’isola della dislessia e una mappa per scoprirne i tesori” (Giunti), una storia ispirata alla sua famiglia, quindi verosimile, ma romanzata. Tutto è iniziato sul blog “Letto fra noi” e, nel giro di due mesi, è diventato un libro.

Sono stati anni di fatiche e frustrazioni ma anche di arricchimento quelli prima della diagnosi: “Passare i pomeriggi con mio figlio era stressante anche per il conflitto che vivevo con mio marito, che mi considerava troppo protettiva, e con la mia secondogenita, che avendo solo un anno in meno del primo aveva bisogno di attenzioni… Leggi tutto “La dislessia vista da una mamma: “E Teo che pensava di essere scemo””

La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti”

Meno temi e più riassunti in classe. Per “allenare i ragazzi a strutturare un testo”. E dare loro più parole a disposizione per “aumentare il loro lessico” ora compresso in un tweet e nel linguaggio abbreviato dei social e degli smartphone. Luca Serianni, tra i maggiori linguisti italiani, lancia la sfida nel suo nuovo incarico ministeriale come consulente per l’apprendimento della lingua italiana. “Per me sono queste le carenze più gravi a cui porre rimedio”. Il docente di storia della lingua italiana a La Sapienza guiderà una task force del Miur, composta anche da esperti di Invalsi e insegnanti di liceo, per arginare le carenze linguistiche degli studenti alle medie e superiori, dopo l’allarme dei 600 intellettuali e universitari lanciato lo scorso febbraio: “Scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”.

Quali obiettivi vi siete dati professore?
“Partiremo dalla fine e cioè lavoreremo sulla rivisitazione delle prove d’esame: prima lo scritto di italiano di terza media, poi quello della Maturità. L’idea è quella di introdurre la tipologia testuale del riassunto”… Leggi tutto “La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti””

Daniel Pennac: «Per favore, professori: piantatela di dire che i giovani non leggono!»

Prima ancora di essere uno degli scrittori più letti del mondo, Daniel Pennac è un insegnante, un professore di lettere. Lo si direbbe anche senza saperlo, basta osservare la pazienza con la quale ascolta le domande, la calma con cui si prende il tempo per pensare e, poi, per rispondere, la tendenza a cercare lo sguardo di tutti i presenti quando parla.

Addirittura, più che un insegnante Pennac ha l’aura del maestro, uno di quelli pazienti e acuti che capisce sempre chi ha davanti, uno di quelli che cambiano la vita degli allievi che gli passano davanti. Ma c’è una cosa che più della scrittura di saggi, di opere teatrali, di romanzi, perfino di fumetti, appassiona Pennac, da sempre: la lettura. E proprio di questo abbiamo parlato, dietro le quinte del Teatro di Mantova, poco prima del reading che lo scrittore francese avrebbe tenuto domenica 10 settembre davanti al pubblico del Festivaletteratura di Mantova… Leggi tutto “Daniel Pennac: «Per favore, professori: piantatela di dire che i giovani non leggono!»”

Caro lettore, mi chiamo Liceo classico

Ehilà, c’è qualcuno? Scusami, ho sempre bisogno di accertarmi che ci sia qualcuno disposto ad ascoltarmi sul serio. Ti prego, ascoltami. Non so come sopportare tutte le ingiurie, le accuse, gli insulti ignoranti di chi non mi conosce.

Caro lettore, mi chiamo liceo classico. Non ho conservato nel mio nome neppure le iniziali maiuscole, perché ormai molti mi disprezzano e mi temono. E allora dirai che se mi temono, dovrebbero di conseguenza rispettarmi. Sarebbe bello fosse così. Invece no, mi sprezzano e provano un’irriverente paura nei miei confronti. Chi è mio allievo è sottoposto a grandi sfide, non lo nego, ma non maggiori di quelle a cui sono sottoposti gli altri che non sono miei studenti. Mi temono perché ho grande potere: faccio sudare, sfiancare, deprimere e dubitare gli alunni ma poi proprio per questo loro mi amano e mi sono riconoscenti. Potranno far finta di disprezzarmi, ma in fondo al loro cuore tengono a me. Crescere non è facile e io certo non posso mentir loro, perché li sto educando alla vita ed è questo il mio più nobile compito. È difficile capire l’odio che alcuni hanno per me. Prima mi deridono, però se poi finiscono il percorso come miei allievi si vantano di me, come dicessero:… Leggi tutto “Caro lettore, mi chiamo Liceo classico”

Carlo Verdone: “I professori sacerdoti del bello, sono eroi”

“La scuola aveva problemi prima e ha problemi ora. Il mondo è lentamente e inesorabilmente cambiato. In peggio, sia ben chiaro. Quello nel quale viviamo è un mondo che oggi esprime disagio, paura, incertezza. Un mondo dove nulla è sicuro in quanto dovrai impegnarti per esser pronto, dopo un paio di anni, a cercare un altro lavoro. Un mondo che ha voltato le spalle alla cultura, ai grandi valori etici per prostituirsi ad ideali materiali legati a gruppi bancari, finanziari. Chi studia economia avrà qualche possibilità in più di chi vorrà studiare lettere e filosofia”.

Sono alcune delle considerazioni di Carlo Verdone contenute nell’intervista esclusiva di Consigli di classe – 10 buone idee per la scuola (Laurana Editore), il libro scritto da Alessandro Buttitta, giovane professore (classe 1987) che mette nero su bianco le responsabilità di chi insegna, prendendo a esempio insegnanti e studenti arruolati tra le fila dell’immaginario scolastico di cinema, letteratura, fumetti e serie tv…

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Matematica: venti consigli per un amico insegnante

1. Alcuni bambini imparano la matematica al volo, altri ci mettono più tempo. Non è questione di intelligenza minore o maggiore, il problema è che ognuno di noi è fatto a modo suo e dunque impara a modo suo. Non pretendere quel che non è possibile: rispetta i tempi di ciascuno.

2. Più un argomento è attraente e più è facile che abbia successo cognitivo. Meglio evitare argomenti e attività ripetitivi e noiosi; oppure trova il modo di farli diventare interessanti e appassionanti. In questo, la professionalità del docente e una buona dose di fantasia aiutano molto.

3. Non parlare sempre e solo tu di matematica, fai parlare anche i bambini, specie fra loro. Tu ascolta, dimostrando sincero interesse. Fa in modo che l’allievo avverta che per te ha valore quel che lui dice, che ti interessa davvero quel che lui pensa, che non lo stai giudicando. Che può esprimere dubbi, che può anche sbagliare, senza timore…

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Svolta della ministra Fedeli: “Smartphone in aula a scuola. Dico sì, sono un aiuto”

ROMAMinistra Fedeli, nel primo giorno di scuola li ha visti tutti quei ragazzi che entrano in classe con il loro smartphone?
“Li vedo e li frequento, i ragazzi. E so che non si può continuare a separare il loro mondo, quello fuori, dal mondo della scuola”.

Quindi?
“Da venerdì prossimo una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti”.

Cosa ne pensa dello smartphone in mano a un tredicenne?
“È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”… Leggi tutto “Svolta della ministra Fedeli: “Smartphone in aula a scuola. Dico sì, sono un aiuto””

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