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Alessandro D’Avenia: “Se la mafia teme la scuola”

15 settembre 1993. Il giorno in cui lo hanno ucciso, don Pino Puglisi era andato a bussare alle porte del Comune per chiedere l’ennesimo permesso per utilizzare i locali sotterranei dei palazzoni di via Hazon per qualcosa che assomigliasse a una scuola: nel quartiere di Brancaccio mancava la scuola media. E in quei locali la mafia controllava spaccio, prostituzione minorile e combattimenti di cani.

Padre Puglisi sapeva che senza una scuola la vita dei ragazzini delle elementari se la sarebbe presa la strada, unica scuola, i cui maestri erano i picciotti dell’esercito mafioso dei Graviano. Don Pino sapeva che, solo grazie alla cultura, a quei bambini poteva essere prospettata una vita diversa. Per questo costituì il centro Padre Nostro proprio come scuola alternativa, luogo in cui potevano giocare e studiare. La scuola non si sarebbe mai fatta (è stata aperta solo nel 2000) perché i politici del quartiere erano conniventi con i boss locali e le richieste venivano colpevolmente ignorate. Proprio per questo don Pino fu ucciso: «Si portava i picciriddi cu iddu» («Si portava i bambini con lui»). Questa la motivazione addotta dal suo sicario, Salvatore Grigoli, detto il Cacciatore…

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Vaccini obbligatori anche per gli insegnanti, è ufficiale: cosa cambia?

Vaccini obbligatori a scuola? Anche per gli insegnanti e il personale ATA è arrivata l’ufficialità.

La Commissione Sanità del Senato, infatti, ha appena approvato l’emendamento Manassero (Pd) che estende anche agli insegnanti e al personale ATA l’obbligatorietà delle vaccinazioni. Non solo, perché questo obbligo riguarda anche gli operatori socio-sanitari, come medici e infermieri.

A quanto pare, l’emendamento in questione sarebbe stato approvato senza alcun parere da parte della Commissione Bilancio e la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato…

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Matematica – Il libro delle tabelline

Un libro-lapbook da poter costruire passo a passo insieme ai propri alunni e rilegare una volta terminate tutte le tabelline.

Molto semplice e maneggevole, ogni numero (da 1 a 10) ha una propria pagina dedicata…

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Povera lingua italiana: il colloquio di lavoro ai tempi del web

Colloquio di lavoro in lingua italiana. I protagonisti potrebbero essere proprio Checco Zalone e la sua aguzzina. In realtà, il testo è una trovata del mio amico di facebook Rocco Baccelliere che ha scritto un post a cui è liberamente ispirato questo articolo. Date le circostanze, non è affatto fuori luogo definire Rocco, che ringrazio per lo spunto che mi ha offerto, un network manager. Il testo, in forma di dialogo, è sicuramente molto divertente ma, al tempo stesso, fa riflettere su come oggi ammazziamo la nostra lingua. Ci sentiamo tutti un po’ più business oriented da quando la reputazione è diventata reputation, il sentimento sentiment e la strategia strategy. Tutto per risparmiare una vocale! 

La lingua italiana nel colloquio di lavoro

Siamo in Italia. Lei è CEO di una multinazionale. Lui un giovane di grandi ambizioni e prospettive che ha risposto al solito annuncio di ricerca personale per ampliamento organico. Vediamo un po’ come va in questo finto colloquio di lavoro per scherzare un po’ su come il linguaggio tecnologico abbia seppellito l’italiano. Leggendolo, vi renderete conto che i protagonisti potrebbero davvero essere i personaggi cinematografici della foto.

Ah, CEO sta per Chief Executive Officer. E’ il capo dell’azienda…

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Chiara Saraceno: «La buona scuola è aperta anche d’estate»

«Siamo un Paese polveroso, pigro, pieno di preconcetti, incatenato all’antico… Eppure…». Ogni tanto circola qualche buona idea. «Le dirò: per me, tenere aperte le scuole d’estate è molto più di una buona idea. Io ci trovo proprio qualcosa di rivoluzionario».

Il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, ci sta lavorando. 
Non se ne farà nulla, ovviamente, per quest’anno. Ma parlarne adesso, in pieno luglio, può aiutare a far comprendere meglio gli straordinari vantaggi del progetto.

(Quando il dibattito si fa moderno, Chiara Saraceno c’è: celebre filosofa e sociologa, importanti i suoi studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali. Mai scontata, non fa sconti; entra nelle polemiche e ci resta. Rigorosa, affilata, coinvolgente)…

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Riscatto gratuito della laurea, si sgonfia il piano: “Solo per chi si iscrive nel 2018”

Un intervento “sperimentale“, solo per chi si iscriverà all’università il prossimo anno. Il giorno dopo le anticipazioni del Messaggero, il piano del sottosegretario Pierpaolo Baretta per consentire ai “Millennials” il riscatto gratuito della laurea si sgonfia. E diventa qualcosa di simile a un nuovo bonus temporaneo, valido per una sola stagione. Questione di risorse, ovviamente: per pagare i contributi figurativi a tutti i laureati nati dopo il 1980 (anche se solo quelli arrivati al traguardo nei tempi previsti, escludendo i fuori corso) servirebbero troppi soldi. Ben più sostenibile per il bilancio pubblico – e forse anche più conveniente dal punto di vista elettorale, visto che il Pd ha bisogno di recuperare voti tra i giovani – riservare il beneficio alle neo matricole.

Così facendo “i primi contributi sarebbero versati già tra tre anni”, ha spiegato Baretta all’assemblea studentesca dei giovani democratici, stando a quanto riportato ancora dal quotidiano romano. In questo modo, però, la misura perde il carattere di intervento mirato ad aiutare un’intera generazione che in gran parte lavora con contratti atipici e periodi di interruzione tra un incarico e l’altro…

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Natalia Ginzburg: “Pagate i maestri come i ministri”

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.

Come dovrebbe essere la scuola

Ci sono diversi articoli di Natalia Ginzburg che testimoniano l’attenzione costante riservata al mondo scolastico. Quando, il primo ottobre del 1976, pubblica sulla prima pagina del «Corriere della Sera» l’articolo intitolato Pagate i maestri come i ministri (qui di seguito riproposto), la scrittrice è già intervenuta nel corso dello stesso anno e dell’anno precedente sui temi degli esami di maturità e continuerà, successivamente, a dire la sua a proposito della scuola. Discutere dell’istruzione scolastica le consente di puntare lo sguardo su un osservatorio privilegiato del mutamento della società italiana, e ancora le dà la possibilità di riflettere su quello che lei ritiene, a ragion veduta, il centro nevralgico su cui concentrare la responsabilità e l’ansia di cambiamento. Il commento degli esami di maturità le riporta alla memoria i ricordi della propria esperienza scolastica, scandita dall’alternarsi di paura e noia («si usciva dalla zona della noia per entrare nella zona della paura», Esami, la paura dei ragazzi e quella dei professori, «Corriere della Sera», 15 luglio 1976)…

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Aspettative eccessive e insuccesso scolastico: la profezia che si auto-avvera

Tommaso è sempre stato un bambino precoce: ha camminato e parlato prima di tutti i suoi coetanei. A 5 anni leggeva e scriveva, anche in francese. A 6 suonava il violoncello ed era già nell’Orchestra del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. A 7 risolveva già problemi di aritmetica di prima media. Va da sé che genitori e insegnanti nutrissero fortissime aspettative nei suoi confronti. Padre medico, molto noto e affermato, madre farmacista, Tommaso è cresciuto a Roma e, da subito, è stato l’orgoglio di tutti. Il figlio di un genio dev’esserlo per forza anch’egli. E così era, in effetti. Anche grazie alla presenza costante della madre, molto presente e attenta, che lo ha sempre considerato grande. Sul futuro brillante che lo attendeva nessuno ha mai avuto il minimo dubbio. Ma, all’improvviso, qualcosa si rompe.

Genio ribelle

Con l’inizio della scuola media, Tommaso diventa un altro. La noia di dover studiare argomenti di cui aveva già letto, la frustrazione di dover tenere il ritmo più lento degli altri bambini e la mancanza di stimoli lo demotivano. Nonostante i divieti della madre, Tommaso inizia ad appassionarsi a internet e ai videogiochi…

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Maturità 2017, canta Bob Dylan all’orale: è il compagno che tutti vorremmo avere

Cantare e suonare Bob Dylan alla Maturità 2017. C’è qualcuno che lo ha fatto e per un motivo molto nobile. L’Esame di Stato ormai sta volgendo al termine. Gli ultimi esami orali si stanno per concludere, ma in rete circola un video molto emozionante che riguarda proprio la prova orale. Un 18enne di Contursi ha deciso di iniziare il colloquio chitarra alla mano cantando Bob Dylan, precisamente il brano “Knockin on heaven’s door“.

Lui è Alessandro Carbone studente 18enne dell’istituto superiore Corbino di Contursi Terme e la sua decisione di iniziare l’esame orale della Maturità 2017 cantando nasconde un gesto molto nobile. Alessandro infatti ha deciso di dedicare questo brano all’amico ed ex-compagno di classe Valentino Sozzo, morto prematuramente nel 2013…

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E’ morto l’esame di maturità: aveva 96 anni

E’ morto l’Esame di Maturità: aveva 96 anni. Era il 1923, quando Giovanni Gentile lo introdusse nel sistema scolastico italiano. Questa prova originò una sorta di nuovo rito di passaggio: dalla gioventù a una prima maturità. Dai primi decenni del ‘900 ad oggi le modalità di studio e soprattutto di insegnamento, si sono evolute e con esse anche le prove proposte: è il caso della maturità 2018. Sembra che le prove di maturità per gli studenti dell’anno 1999, verranno alleggerite, nei fatti ridicolizzate.
Come prima cosa non ci si dovrà preoccupare di avere la sufficienza in tutte le materie, infatti per essere ammessi basterà raggiungere la media del 6, per questo andrà benissimo essere degli ottimi scrittori e dei pessimi matematici o applicarsi nella corsa per alzare il proprio voto di storia…

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