“Mio figlio è un piccolo genio: in classe lo emarginano tutti, compagni e professori”. Come riconoscere i bambini plusdotati

“Non volevo fare la mamma fanatica che crede di avere un piccolo Einstein in casa e ho lasciato che fosse come gli altri. La scuola? una delusione. I suoi insegnanti non solo non hanno capito il perché dei comportamenti di mio figlio, ma lo hanno ripetutamente punito, fino a spedirlo dallo psicologo”: la storia di un bambino con Q.I.  di 150 – il massimo è 160, la media Q.I. è 100 – vittima di atti aggressivi da parte di insegnanti e bambini.

Chi sono i plusdotati. Non è facile avere un bambino plusdotato: hanno talento, sono bravissimi, ma insieme hanno mille fragilità e sono molto vulnerabili. I bambini plusdotati sono bimbi che spesso incontrano difficoltà a relazionarsi con gli altri, hanno una spiccata sensibilità ed in genere vengono poco capiti, e magari esclusi dagli altri bambini…

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Superiori? “Rivoluzione” fiorentina

C’è una scuola superiore a Firenze che ha imboccato una strada nuova, grazie al preside, Ludovico Arte. Una strada che “va incontro” ai ragazzi…

Uno dei grandi problemi di oggi è rappresentato dai numeri, sconcertanti, dell’abbandono scolastico nella fascia adolescenziale, cioè quando i ragazzi approdano alla scuola superiore. Per questa fascia di età la “proposta educativa” è rimasta ancora più al palo rispetto ad altri ordini e gradi di scuola ed è è sempre più evidente il disagio e lo scollamento tra approccio educativo ed esigenze dei giovani che mutano. A Firenze c’è però un istituto superiore, l’Istituto tecnico statale per il turismo Marco Polo, che sta tentando, non senza fatica e ostacoli, di “cambiare pelle e sostanza”. Come? Lo chiediamo al dirigente scolastico, Ludovico Arte…

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Musicoterapia: finalità e obiettivi di un intervento con i bambini a scuola

La musica, il linguaggio universale. In che modo diventa anche strumento pedagogico? Prova a chiedere ad un bambino: “E se sostituissimo le parole con dei suoni?” Fino ad alcuni anni fa ho condotto con un certa sistematicità laboratori di musicoterapia nelle scuole. L’ho fatto con i più piccoli e anche con gli insegnanti. A questi ultimi ho provato a spiegare come riuscivo a catturare l’attenzione degli scolari: “Non serve urlare. Se il concetto di silenzio non viene acquisito, allora, facciamolo diventare un gioco.” Un gioco musicale, naturalmente. 

In musica il silenzio è una pausa. In pedagogia il silenzio è ascolto. Di sé e dell’altro. Se c’è silenzio, ogni bambino può accorgersi di chi gli sta intorno, cosa che non accade nel caos delle case e, spesso, anche delle classi. Se il bambino si accorge di chi ha accanto e fa silenzio, gli lascia uno spazio di espressione, lo riconosce, ne ammette la diversità. Ma se il silenzio glielo imponi, egli non lo farà…

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L’Invalsi è fallita e vi spiego perché

L’Invalsi compie dodici anni. A partire da questa settimana ritorna nelle nostre classi ma pochi hanno compreso a cosa serve, se serve, se migliora il sistema d’istruzione del nostro Paese, perché e come misura gli apprendimenti dei nostri ragazzi.

Molte mamme e papà ogni anno mandano i loro figli a scuola senza porsi troppe domande sul test; se provi a chiedere loro ti rispondono: “Non lo so a che serve. Lo fanno”. Molti, troppi colleghi insegnanti, lo somministrano perché va fatto. Punto e basta. Se indaghi ti rispondono: “Con tutto quello che ho da fare non ho certo tempo come te di far polemica. Lo faccio, punto. Tanto non mi cambia nulla”. Oppure: “Se anche faccio sciopero tanto il dirigente obbliga qualcun altro a somministrarlo. Perciò meglio che stia io in classe”…

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La storia di Lorenzo: dall’autismo al lavoro: “Non è solo silenzio e solitudine”

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“Ho fatto un selfie col ministro Fedeli”

Ho fatto un selfie col Ministro Fedeli. E’ successo davvero, il 7 febbraio scorso, al Safer Internet Day di Roma. “Ministro, vuole fare un selfie con un insegnante?”. Purtroppo il primo non è venuto bene, ma non me ne sono accorto certo io: “Professore, è venuto in controluce: rifacciamo?”. Il guaio è che l’abbiamo rifatto nello stesso punto altre due volte. E così, alla fine, non ho fatto un selfie con Valeria Fedeli, ne ho fatti quattro.

Entrato in confidenza – è stata gentile davvero – ho ritenuto di poterle anche scrivere. Ho pensato di chiedere a lei, datore di lavoro “ultimo” e apicale, una conferma sul mio operato. Che dite, le mando questa lettera?

Signor Ministro,
sono il prof di Lettere con cui ha fatto il selfie al Safer Internet Day (non mi chieda però cosa significa: insegno Lettere, non Inglese; e comunque no, non si agiti, non lo chiederò neppure io a lei). Rifletto spesso sulla mia capacità di declinare correttamente le famose “competenze”: le chiedo, in merito, un parere…

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Il successo da adulti non dipende dai voti a scuola

Questo signore nella foto è Howard Gardner. E’ un insegnante e psicologo americano di origine ebraica. Le evidenze del suo lavoro nascono dall’osservazione dei bambini tra i banchi di scuola e fino all’età adulta e dimostrano che non esiste correlazione diretta tra prestazioni scolastiche e successo nella vita. Gardner, a cui sono legati gli studi e la teoria delle intelligenze multiple, è stato il primo, infatti, a smontare decenni di ricerche sull’intelligenza, in relazione alla quale la visione scientifica dominante non prendeva in considerazione le ingerenze della vita mentale emotiva.

In effetti, la visione delle scienze umane è molto cambiata da quando la psicologia ha compreso il potere delle emozioni nella vita delle persone.

Le intelligenze multiple

Se siamo arrivati a queste conclusioni, il che oggi è un dato acquisito dalle neuroscienze, lo si deve anche al suo contributo. La parola chiave di questa nuova concezione dell’intelligenza umana è multipla

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Il docente liquido

La scuola dell’innovazione richiede un rapporto diverso tra studente e docente in cui l’obiettivo non è più l’apprendimento disciplinare, ma una vera didattica per competenze, personalizzata e condivisa. È chiaro che in questo processo il ruolo chiave è quello del docente, che si sente, oggi più che mai, disorientato e incapace nell’affrontare un cambiamento così  radicale delle modalità di apprendimento dei ragazzi.

Ogni studente possiede stili cognitivi diversi, apprende in modo differenziato, unico e soggettivo: il processo di apprendimento deve dunque essere fortemente orientato all’azione personalizzata, in cui si permette ad ognuno di esprimersi liberamente…

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Le scuole italiane e il tabù della bocciatura

«Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso, con queste parole (Corriere, 23 aprile), la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio. Proprio perché il suddetto professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione. Le cose in effetti stanno così: nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita, così come è bandito ogni autentico criterio di selezione e quindi di reale accertamento del merito…

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Latino alle medie per resistere alle nuove “invasioni barbariche”

Emanuela Andreoni Fontecedro, docente ordinario di letteratura latina nell’Università di Roma Tre, ha scritto saggi sui testi di filosofia e di poesia latina e di eredità classica nelle letterature moderne. Da sempre impegnata nella ricerca sulla didattica del latino nei licei, per i quali ha elaborato un metodo applicativo per traduzione della versione latina a partire dai modelli linguistici di Tesnière-Sabatini, si è occupata recentemente anche dell’insegnamento delle cultura classica e della lingua latina nella scuola media. Per la scuola, è coautrice di “Guida alla traduzione del testo latino” (Studium 2017).

Citando un celebre saggio di Traina, nella società del terzo millennio, il latino per chi? il latino perché?

Sono intervenuta molte volte su questo argomento a partire dagli anni 80, quando promossi un appello per il latino che rimbalzò agli onori dei giornali e della televisione e delle tesi di laurea in pedagogia. Ma è stato tutto vano e il fallimento della prospettiva educativa di questo paese, e degli altri stati europei, che hanno rinunciato alla loro identità culturale — fondata nel latino e nella cultura umanistica — è sotto gli occhi di tutti…

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