L’insegnante specializzato di sostegno, uno strano extraterrestre?!

L’insegnante specializzato di sostegno non è un extraterrestre, ma allora chi è?

A me piace definirlo un super eroe o eroina dentro l’aula scolastica, deve sempre lottare, ingegnarsi, creare, superare grandi sfide, correre, arrampicarsi  e combattere alcune volte con i colleghi stessi (ottusi e ignoranti). Nelle sue ardue imprese spesso vince, ma come ogni super eroe che si rispetti alcune volte può inciampare o cadere, capita eh!

Noterai nell’insegnante specializzato di sostegno un essere umano come tutti, una persona speciale con un carattere deciso, dolce e aspro al punto giusto, non facilmente arrendevole, ma follemente e passionalmente legato al suo lavoro, ovvero, rendere autonomi nel limite del possibile i suoi alunni. Quando qualche volta cade, si rialza con tempismo e seppur con diverse ammaccature con umiltà continua il suo cammino e le sue battaglie quotidiane… Leggi tutto “L’insegnante specializzato di sostegno, uno strano extraterrestre?!”

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Note a scuola, aboliamole. Oppure diamole ai maestri che le usano

Michele durante le vacanze non ha letto nessun libro e non ha scritto nessun pensiero sulle vacanze trascorse”. Ecco la nota. Ecco la maestra dalla penna rossa. Ecco la scuola. La fotografia che vedete della nota, scritta con tanto di biro rossa dalla solerte insegnante, mi è stata inviata via Facebook dalla nonna di questo bambino.
Michele ha 6 anni, è in seconda elementare. Compirà sette anni proprio questa settimana (Auguri!).

E’ tornato in classe, come tutti gli altri bambini, con il volto spensierato, un po’ allegro, un po’ nostalgico per le vacanze passate. Forse si aspettava di incontrare una maestra che lo avrebbe accolto, che gli avrebbe chiesto di parlare in aula dei mesi estivi. E invece ha trovato una “maestrina” che lo ha mortificato da subito. Nota!…
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La dislessia vista da una mamma: “E Teo che pensava di essere scemo”

Aveva nove anni e mezzo, Teo, quando davanti alla domanda “qual è il senso della vita?”, rispose “è trovare una femmina e riprodursi per mantenere la specie”. Di frasi geniali e precoci, Francesca Magni, ne ha collezionate moltissime. Ed è stata proprio l’intelligenza acuta di suo figlio a impedirle di capire che, dietro l’infelicità che provava a scuola, la rabbia e la frustrazione, c’era un problema: la dislessia. Giornalista di Casa Facile, Francesca è da ieri in libreria con “Il bambino che disegnava parole. Un viaggio verso l’isola della dislessia e una mappa per scoprirne i tesori” (Giunti), una storia ispirata alla sua famiglia, quindi verosimile, ma romanzata. Tutto è iniziato sul blog “Letto fra noi” e, nel giro di due mesi, è diventato un libro.

Sono stati anni di fatiche e frustrazioni ma anche di arricchimento quelli prima della diagnosi: “Passare i pomeriggi con mio figlio era stressante anche per il conflitto che vivevo con mio marito, che mi considerava troppo protettiva, e con la mia secondogenita, che avendo solo un anno in meno del primo aveva bisogno di attenzioni… Leggi tutto “La dislessia vista da una mamma: “E Teo che pensava di essere scemo””

La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti”

Meno temi e più riassunti in classe. Per “allenare i ragazzi a strutturare un testo”. E dare loro più parole a disposizione per “aumentare il loro lessico” ora compresso in un tweet e nel linguaggio abbreviato dei social e degli smartphone. Luca Serianni, tra i maggiori linguisti italiani, lancia la sfida nel suo nuovo incarico ministeriale come consulente per l’apprendimento della lingua italiana. “Per me sono queste le carenze più gravi a cui porre rimedio”. Il docente di storia della lingua italiana a La Sapienza guiderà una task force del Miur, composta anche da esperti di Invalsi e insegnanti di liceo, per arginare le carenze linguistiche degli studenti alle medie e superiori, dopo l’allarme dei 600 intellettuali e universitari lanciato lo scorso febbraio: “Scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”.

Quali obiettivi vi siete dati professore?
“Partiremo dalla fine e cioè lavoreremo sulla rivisitazione delle prove d’esame: prima lo scritto di italiano di terza media, poi quello della Maturità. L’idea è quella di introdurre la tipologia testuale del riassunto”… Leggi tutto “La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti””

Daniel Pennac: «Per favore, professori: piantatela di dire che i giovani non leggono!»

Prima ancora di essere uno degli scrittori più letti del mondo, Daniel Pennac è un insegnante, un professore di lettere. Lo si direbbe anche senza saperlo, basta osservare la pazienza con la quale ascolta le domande, la calma con cui si prende il tempo per pensare e, poi, per rispondere, la tendenza a cercare lo sguardo di tutti i presenti quando parla.

Addirittura, più che un insegnante Pennac ha l’aura del maestro, uno di quelli pazienti e acuti che capisce sempre chi ha davanti, uno di quelli che cambiano la vita degli allievi che gli passano davanti. Ma c’è una cosa che più della scrittura di saggi, di opere teatrali, di romanzi, perfino di fumetti, appassiona Pennac, da sempre: la lettura. E proprio di questo abbiamo parlato, dietro le quinte del Teatro di Mantova, poco prima del reading che lo scrittore francese avrebbe tenuto domenica 10 settembre davanti al pubblico del Festivaletteratura di Mantova… Leggi tutto “Daniel Pennac: «Per favore, professori: piantatela di dire che i giovani non leggono!»”

Caro lettore, mi chiamo Liceo classico

Ehilà, c’è qualcuno? Scusami, ho sempre bisogno di accertarmi che ci sia qualcuno disposto ad ascoltarmi sul serio. Ti prego, ascoltami. Non so come sopportare tutte le ingiurie, le accuse, gli insulti ignoranti di chi non mi conosce.

Caro lettore, mi chiamo liceo classico. Non ho conservato nel mio nome neppure le iniziali maiuscole, perché ormai molti mi disprezzano e mi temono. E allora dirai che se mi temono, dovrebbero di conseguenza rispettarmi. Sarebbe bello fosse così. Invece no, mi sprezzano e provano un’irriverente paura nei miei confronti. Chi è mio allievo è sottoposto a grandi sfide, non lo nego, ma non maggiori di quelle a cui sono sottoposti gli altri che non sono miei studenti. Mi temono perché ho grande potere: faccio sudare, sfiancare, deprimere e dubitare gli alunni ma poi proprio per questo loro mi amano e mi sono riconoscenti. Potranno far finta di disprezzarmi, ma in fondo al loro cuore tengono a me. Crescere non è facile e io certo non posso mentir loro, perché li sto educando alla vita ed è questo il mio più nobile compito. È difficile capire l’odio che alcuni hanno per me. Prima mi deridono, però se poi finiscono il percorso come miei allievi si vantano di me, come dicessero:… Leggi tutto “Caro lettore, mi chiamo Liceo classico”

Carlo Verdone: “I professori sacerdoti del bello, sono eroi”

“La scuola aveva problemi prima e ha problemi ora. Il mondo è lentamente e inesorabilmente cambiato. In peggio, sia ben chiaro. Quello nel quale viviamo è un mondo che oggi esprime disagio, paura, incertezza. Un mondo dove nulla è sicuro in quanto dovrai impegnarti per esser pronto, dopo un paio di anni, a cercare un altro lavoro. Un mondo che ha voltato le spalle alla cultura, ai grandi valori etici per prostituirsi ad ideali materiali legati a gruppi bancari, finanziari. Chi studia economia avrà qualche possibilità in più di chi vorrà studiare lettere e filosofia”.

Sono alcune delle considerazioni di Carlo Verdone contenute nell’intervista esclusiva di Consigli di classe – 10 buone idee per la scuola (Laurana Editore), il libro scritto da Alessandro Buttitta, giovane professore (classe 1987) che mette nero su bianco le responsabilità di chi insegna, prendendo a esempio insegnanti e studenti arruolati tra le fila dell’immaginario scolastico di cinema, letteratura, fumetti e serie tv…

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Matematica: venti consigli per un amico insegnante

1. Alcuni bambini imparano la matematica al volo, altri ci mettono più tempo. Non è questione di intelligenza minore o maggiore, il problema è che ognuno di noi è fatto a modo suo e dunque impara a modo suo. Non pretendere quel che non è possibile: rispetta i tempi di ciascuno.

2. Più un argomento è attraente e più è facile che abbia successo cognitivo. Meglio evitare argomenti e attività ripetitivi e noiosi; oppure trova il modo di farli diventare interessanti e appassionanti. In questo, la professionalità del docente e una buona dose di fantasia aiutano molto.

3. Non parlare sempre e solo tu di matematica, fai parlare anche i bambini, specie fra loro. Tu ascolta, dimostrando sincero interesse. Fa in modo che l’allievo avverta che per te ha valore quel che lui dice, che ti interessa davvero quel che lui pensa, che non lo stai giudicando. Che può esprimere dubbi, che può anche sbagliare, senza timore…

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Svolta della ministra Fedeli: “Smartphone in aula a scuola. Dico sì, sono un aiuto”

ROMAMinistra Fedeli, nel primo giorno di scuola li ha visti tutti quei ragazzi che entrano in classe con il loro smartphone?
“Li vedo e li frequento, i ragazzi. E so che non si può continuare a separare il loro mondo, quello fuori, dal mondo della scuola”.

Quindi?
“Da venerdì prossimo una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti”.

Cosa ne pensa dello smartphone in mano a un tredicenne?
“È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”… Leggi tutto “Svolta della ministra Fedeli: “Smartphone in aula a scuola. Dico sì, sono un aiuto””

Metodo Steiner e Montessori a confronto: i due approcci pedagogici spiegati in 21 punti

Qual è la differenza tra il metodo Montessori e quello Steiner? Lo abbiamo chiesto a due esperti del settore e suddiviso le risposte in 21 punti: da una parte Sonia Coluccelli, insegnante e formatrice della Fondazione Montessori Italia e coordinatrice della rete Scuole Montessori Alto Piemonte, dall’altra Silvano Strazzari, insegnante e referente del Gruppo Cultura presso la scuola Waldorf di Como.

Il metodo Montessori in 10 punti

“Il metodo Montessori tende allo sviluppo dell’autonomia del piccolo nel rispetto delle sue modalità di apprendimento – racconta Sonia Coluccelli, autrice di “Un’altra scuola è possibile?” (Il Leone Verde) –. Il bambino, secondo Maria Montessori, nasce già programmato per imparare ed è compito dell’adulto creare le condizioni ambientali necessarie perché possa compiere il suo percorso naturale. Ciò vuol dire anche eliminare gli ostacoli che gli impediscono di compiere le esperienze più significative, permettendogli di essere il protagonista del suo percorso di apprendimento”… Leggi tutto “Metodo Steiner e Montessori a confronto: i due approcci pedagogici spiegati in 21 punti”

Urgente definire il ruolo degli psicologi nelle scuole

Nell’interesse della promozione del benessere degli alunni e della scuola in generale, è urgente definire il ruolo degli psicologi in ambito scolastico. Dopo la sentenza della Corte di cassazione, in base alla quale l’attività in aula di uno psicologo senza il consenso dei genitori degli alunni è violenza privata, l’Ordine degli psicologi della Toscana ha preso posizione.

Con una nota l’Ordine sottolinea «l’urgenza di definire in modo chiaro, strutturato e regolamentato il ruolo dello psicologo all’interno della scuola così come sottolinea la necessità di prevedere lo psicologo nell’organico, anche per la comunicazione con le famiglie»… Leggi tutto “Urgente definire il ruolo degli psicologi nelle scuole”

Il maestro che al posto dei voti mette i colori sulla pagella

C’è un maestro che fa le pagelle con i colori, cancella i voti e crea i libri insieme ai bambini. Non è una favola, esiste davvero e insegna in una piccola scuola della provincia di Novara. Ha 40 anni e quattro figli. Ha sperimentato con 18 bambini una nuova didattica. Si chiama Davide Tamagnini, lavorava in fabbrica come chimico, ma poi si è appassionato alla sociologia. Si laurea e inizia a lavorare in un ente professionale della sua città, Novara, dove incontra molti ragazzi in dispersione scolastica: «Tutti avevano frequentato gli anni dell’obbligo – racconta – , ma a volte non sapevano neppure scrivere o mettere in colonna i numeri. Questa ingiustizia mi era insopportabile».

A tal punto che Davide si rimette di nuovo in gioco: vuole diventare un maestro elementare. Ricomincia un’altra volta, tutto da capo: si iscrive alla facoltà di Scienze della formazione primaria all’Università di Milano Bicocca e, ottenuta la laurea, vince subito il concorso per l’insegnamento…

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Guida: apprendimento della letto – scrittura, la coordinazione motoria fine

Con coordinazione motoria fine si intende il prodotto finale derivante da movimenti precisi che richiedono un forte controllo muscolare.

La coordinazione motoria fine si differenzia da quella globale perché interessa solo i muscoli distali, ovvero quei muscoli che non si trovano vicino alla zona di riferimento e che quindi sono lontani.

Tutti i movimenti corporei e in particolare quelli della motricità fine sono possibili solo se vi è integrazione dello schema corporeo.

Esistono diversi esercizi per potenziare la coordinazione motoria fine, essi possono essere suddivisi in:


Esercizi di riscaldamento

Sono esercizi che coinvolgono l’arto superiore e talvolta tutto il corpo.

Si basano sulla percezione di sensazioni opposte tra loro che derivano da contrazione – rilassamento, tensione – distensione…

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Se la maturità vale meno dell’esame di guida

In una piccola stazione di provincia qualche giorno fa mi è capitato di assistere all’ incontro tra una vecchia maestra (in realtà di mezza età, ma per gli ex studenti le maestre come si sa sono sempre delle vecchie maestre) e un suo ex scolaro che, da quel che diceva, si capiva essersi diplomato a luglio. Alla richiesta della maestra su come fosse andato l’esame di Stato, il giovane ha risposto senza alcuna esitazione che era stato ben più difficile e impegnativo sostenere quello per la patente.

D’altra parte questa mia testimonianza conferma pienamente quanto negli ultimi anni mi viene detto da molti ex studenti, che evidentemente sempre di meno vivono come rito di passaggio all’età adulta l’esame finale del ciclo superiore che, forse non a caso, non si chiama neanche più esame di maturità. Questo episodio mi ha fatto ulteriormente riflettere intorno alle recentissime dichiarazioni della ministra Fedeli sulla possibilità di portare a 18 anni l’obbligo scolastico. Idea che mi sembra animata da un vizio quasi atavico nei nostri ministri della Pubblica istruzione, quello di accontentarsi della forma piuttosto che pensare alla sostanza…

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Ferragosto

Buon Ferragosto a chi pensa e a chi si fa pensare,

a chi ha i numeri per vincere e a chi dai numeri si lascia conquistare.

E chi crede di valere troppo poco

pensi a quel simbolo che tiene aperto il gioco;

quel contrassegno senza alcun valore

che col suo vuoto genera stupore.

Perché lo zero, quel cerchio intorno al niente

a ben vedere è la cifra più importante;

soltanto lui dal fondo della fila

sa trasformare il mille in diecimila,

degli altri numeri trasforma le sembianze

sposta la virgola e aumenta le speranze…

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