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Le intelligenze multiple di Gardner

Noi tendiamo a dare una spiegazione logica a tutto ciò che ci circonda basandoci per lo più su vista e udito, senza tenere conto che ci sono più canali sensoriali, così come esistono più tipi di intelligenze e più tipi di memoria, delle quali spesso non teniamo conto. Se, invece, ad esempio riuscissimo ad individuare il tipo di intelligenza che i nostri ragazzi usano in modo prevalente nello svolgere i diversi compiti (scolastici e non) da insegnanti e da genitori sarebbe molto più semplice educarli e guidarli. Lo psicologo statunitense Howard Gardner ha distinto ben 9 tipi fondamentali d’intelligenza, localizzati in parti differenti del cervello, di cui fa parte anche l’intelligenza logico-matematica (l’unica su cui era basato l’originale test di misurazione del QI)…

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Lasciate giocare i bambini: l’anticipo scolastico esaspera le differenze

L’Istituto Invalsi ha divulgato uno studio che riconferma dati già noti: gli alunni anticipatari hanno punteggi in italiano e matematica che risultano inferiori a quelli dei loro compagni in età standard, e tale gap si conserva, talvolta ampliandosi, per molti anni, fino alla scuola superiore. Se volessimo rispettare il rigore statistico dovremmo rimarcare che i dati forniti non sono chiari: le differenze non sono espresse in DS (Deviazione Standard) e non viene calcolata la significatività statistica. Per farmi capire dai non addetti: è come se in una ricetta di un piatto sofisticato comparisse tra gli ingredienti “due dita di latte” (dita di chi? In quale recipiente?) anziché ad esempio, 30 ml di latte, quantità espressa nell’unità di misura appropriata…

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Torino, il figlio muore in montagna: la madre discute la tesi al posto suo

Tra le mani, con l’attestato di laurea alla memoria del figlio, stringe un vecchio libretto universitario di Scienze Biologiche. Sulle sue pagine ingiallite tanti bei voti e due righe bianche, gli esami mancanti per conseguire il titolo. «Non li diedi perché arrivò il concorso per diventare insegnante di ruolo. O forse perché la tesi doveva essere quella di Luca», 22 anni appena, il figlio morto lo scorso 8 luglio sul Cervino e di cui Cristina Giordana, la mamma, ha discusso oggi la tesi. Perché «con lui ho condiviso tutto – ha detto la donna – e di lui sapevo tutto», compresa quella tesi su “Gli effetti del succo di barbabietola sulla prestazione sportiva in montagna” di cui ha parlato con grande passione davanti a un’aula magna affollata e commossa…

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Scuola, insegnanti: chi ruba 1500 giorni d’assenza e chi fa lezione con la febbre. Due mondi a confronto

Lo Stivale, in questi ultimi giorni, dà scolasticamente due immagini contrapposte. Da una parte quella del professore-avvocato Alfredo Mercatante, 55 anni, titolare di una cattedra di diritto presso l’istituto superiore Ambrosoli di Codogno e il Merli – Villa Igea di Lodi e di uno studio legale a Santo Stefano Calabro (Vibo Valentia): 1533 giorni di assenza da scuola negli ultimi cinque anni. Visto tre volte in tre anni dalla sua preside e mai in classe, come lei stessa ha dichiarato. Colpa di una lombosciatalgia acuta e di un padre malato da assistere che lo hanno costretto lontano dalle aule scolastiche, ma non da quelle dei tribunali: oltre 350 le udienze alle quali ha infatti preso parte nello stesso periodo. Malanni propri e altrui debitamente certificati da medici iscritti all’ordine, ovviamente.

Dall’altra quella di una ragazza come tante, dagli occhi chiari, laureata in Giurisprudenza da un anno all’Università degli studi “Magna Graecia” di Catanzaro, che sta provando da giorni a inserire sul sito del Ministero dell’Istruzione (www.istanzeonline) il modello B, quello necessario per svolgere le supplenze brevi nel triennio 2017-2020, che contiene l’elenco delle scuole scelte da ogni aspirante docente, 20 al massimo. Supplenze alle quali si può accedere soltanto con la laurea, anche senza abilitazione…

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Mediocri di tutto il mondo vi siete uniti. E avete vinto

Il mondo è dei mediocri. Sarà che è un assunto non difficile da sperimentare – e anche consolatorio per spiegarsi certi successi o insuccessi ugualmente distanti dalle vette del genio e dagli abissi dell’indegnità – ma il saggio La mediocrazia (Neri Pozza, pp. 239, € 18) del filosofo canadese Alain Deneault a un anno dall’uscita è ormai un longseller internazionale. E dire che in centinaia di pagine, dense di pensiero e di citazioni, ne ha davvero per tutti.

In politica, da Trump a Tsipras, vede solo un «estremo centro», nell’impresa la «religione del brand», il «consumatore-credente», la «dittatura del buonumore». Nel lavoro «devitalizzato» individua la skill fondamentale nel «fare propria con naturalezza l’espressione: alti standard di qualità nella governance nel rispetto dei valori di eccellenza». E, in ogni ambito, rileva certi tic verbali come «stare al gioco», «sapersi vendere», «essere imprenditori di se stessi». Insomma, dice, «non c’è stata nessuna presa della Bastiglia ma l’assalto è avvenuto: i mediocri hanno preso il potere»…

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Assenteisti seriali e 700mila aspiranti supplenti: alla scuola non serve una riforma ma una rivoluzione

C’è un filo rosso, nemmeno troppo sottile, che lega il prode professore di Lodi che mentre scaldava la cattedra di diritto di un paio di istituti della bassa padana, esercitava contemporaneamente la professione di avvocato in quel di Santo Stefano Calabro (Vibo Valentia) e l’esercito dei 700mila precari – 400mila in più rispetto alla media degli scorsi anni – che sta facendo domanda per qualche ora di supplenza per il prossimo anno scolastico.

C’è e non solo perché in entrambi i casi si legge in filigrana la parola ingiustizia. Ma perché la fame spropositata per lavori da fame di chi nella scuola – meglio: nel mondo del lavoro – ancora non ci è entrato è tale anche per gli scandalosi abusi e privilegi di una quota non marginale di persone che in quel mondo ci sono dentro, e ci sguazzano a proprio piacimento…

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Cani antistress agli esami: l’esperimento di uno studente diventa un progetto di welfare studentesco

Diventerà un progetto di ricerca dell’Università di Teramo, l’uso della pet-therapy durante le sedute d’esame sperimentato da Gabriele Antonelli, il laureando in Tutela e benessere animale che lunedì 24 luglio discuterà la sua tesi di laurea dal titolo Analisi degli effetti e dell’interazione uomo-animale sullo stress pre-esame in un contesto universitario, relatrice la professoressa Sara Castelli.

La tesi è incentrata proprio sull’impiego dei cani – due splendidi Golden Retriever ‒ per ridurre l’ansia e lo stress da esame negli studenti universitari. Nei giorni scorsi Antonelli ha applicato con successo il metodo antistress nel corso di alcune sedute d’esame all’Università di Teramo…

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Paolo Borsellino, lettera di un maestro

Caro Paolo,
quando sono arrivato la prima volta in via D’Amelio ero un ragazzo che aveva da poco compiuto i 18 anni. Nella mia città, nella mia scuola, in casa mia, nessuno mi aveva parlato di mafia. Non mi avevano mai raccontato di Placido Rizzotto, di Peppino Impastato, di Portella della Ginestra.

La mafia e la lotta alla mafia non facevano parte del dizionario con il quale ero cresciuto in un piccolo paese della Lombardia. Mentre nella tua Palermo la gente veniva uccisa per strada, qualcuno al Nord diceva “si ammazzano tra loro. Non ci riguarda”, come se fossimo due Paesi diversi.

In via D’Amelio mi ritrovai a suonare a quel citofono al civico 19, a fare quello che probabilmente fu il tuo ultimo gesto. Tua sorella Rita, che si era spesa instancabilmente per tutt’Italia, per portare il tuo nome in ogni scuola, parrocchia, associazione o comune, mi accolse nella tua città, mi prese per mano accompagnandomi da giovane giornalista a conoscere la tua storia, raccontandomi del “suo” Paolo…

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La scuola di oggi presenta una didattica mediocre e pericolosa

Un male che io non voglio accettare? LA MEDIOCRITA’.
Purtroppo la scuola è pregna di mediocrità. I programmi sono mediocri e soprattutto la didattica è mediocre oltre che vecchissima.
Mi rendo conto che quello che affermo è forte e potrebbe offendere qualcuno. Ma penso sia più importante migliorare il sistema che per antonomasia deve formare i nostri figli che essere politically correct. Con questo articolo voglio far presente che esistono tecniche di apprendimento e di didattica migliori di quelle utilizzate oggi nelle scuole. Non parlo di un sapere nascosto, che possono conoscere solo pochi adepti di una setta segreta tramandato solo dal maestro al suo discepolo per via orale, ma di tecniche pedagogiche che vengono applicate, purtroppo solo fuori dalla scuola, da circa 30-40 anni.

Il mondo corre alla velocità della luce. C’è un’evoluzione straordinaria in atto. Quando capiremo che non serve più imparare a memoria valangate di nozioni fini a se stesse, ma che bisogna insegnare ai ragazzi a ragionare, a comunicare in maniera efficace, a creare e a SAPER FARE?
Le nozioni le trovano sullo smartphone con semplici ricerche su google…

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Umberto Galimberti: “La vera educazione? Quella per il sentimento”

In una bella intervista di Antonella Filippi, pubblicata sul Giornale di Sicilia, il filosofo Umberto Galimberti traccia un percorso chiaro e sintetico del ruolo che i professori dovrebbero avere con i “nuovi giovani”, nativi digitali dalle idee confuse.

Esorterei i professori a usare meno il computer. A che serve? Gli studenti, nativi digitali, ne sanno più di chi dovrebbe insegnare loro l’informatica. Ai ragazzi internet fornisce, dopo anni di guerra al nozionismo, un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non regala senso critico, connessione dei dati e, quindi, conoscenza.
I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati. Questi ragazzi bisogna educarli al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è…

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Fusaro: l’istruzione odierna mira a creare individui senza etica. Così sono solo schiavi ignoranti

Duro attacco contro chi distrugge il liceo classico e la cultura classica da parte del filosofo Diego Fusaro. Su Lettera 43, Fusaro attacca: “La barbarie della distruzione della cultura e della scuola classica è ovunque dilagante e si presenta, con tono rassicurante, come “buona scuola”, proprio come i bombardamenti si chiamano “missioni di pace” e i colpi di Stato finanziari si salutano come “governi tecnici”...

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Galimberti: a scuola usate meno PC e più cervello

L’enorme illusione che l’informatizzazione nelle nostre scuole risolva problemi che prima, apparentemente, non avevano soluzione viene denunciata dal prof. Galimberti.
Nessuno vuole criticare le TIC (come potrei se sto usando il mio pc e il mio blog proprio per veicolare questo messaggio?), ma c’è davvero il rischio che esse sostituiscano le nostre abilità di pensiero, anziché essere soltanto un aiuto per la vita quotidiana.
In fondo, i più grandi pensatori che paventano il rischio di una deriva della tecnica sostengono proprio che la schiavitù inizia quando la stessa tecnica si trasforma da mezzo a scopo. Sarà anche questo un segnale della deriva?…

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Il compito dei prof, smentire Seneca e dare ragione a Beatrice

“Non vitae, sed scholae discimus”, scriveva Seneca all’amico Lucilio. E c’era dell’amarezza in questa sua constatazione: impariamo per la scuola, non per la vita. Per la scuola, per qualcosa di esterno a noi. Noi non ci siamo, non siamo davvero in ballo. Ci interessano i dati, le dottrine, le nozioni: quello che siamo ci interessa un po’ meno.

Dante, molti secoli dopo, nel canto V del “Paradiso”, avrebbe messo in bocca a Beatrice un’altra grande, perentoria e laconica affermazione: “Non fa scienza sanza lo ritenere avere inteso”. La guida mette in guardia il riverente discepolo: apri la mente, perché non basta capire, non basta il “sentito dire”, ma occorre un coinvolgimento, il gusto di scoprire qualcosa di bello e di “fermarsi” dentro quel qualcosa. Questo è “scienza” e questo è il significato del “ritenere”, cioè del trattenere dentro di sé…

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Basta vivere di speranze smetto con la ricerca per vendere ricambi d’auto

Pubblichiamo un estratto della lettera con cui Massimo Piermattei, storico dell’Integrazione europea, ha dato l’addio alla ricerca e all’Università. Alla lettera è seguito su social network e siti specializzati un dibattito virale, che ha coinvolto centinaia di studiosi italiani e dall’estero, sullo stato di salute dell’università italiana e sulle difficoltà che incontra chi ambisce alla carriera accademica in Italia.

Ciao, sono Massimo. Ero uno storico dell’Integrazione europea, ho 39 anni e ho deciso di smettere con l’Università. Se partecipassi a un gruppo di auto-aiuto, inizierei così. Ma è solo la mia storia. La racconto, sì, anche a scopo terapeutico. Per me stesso, o forse non solo. Ho iniziato a studiare Storia dell’integrazione europea all’università, e fu un colpo di fulmine. Dopo il dottorato ho iniziato a farmi le ossa: un periodo all’estero, un assegno di ricerca, i contratti. Da allora ho scritto due monografie e più di 25 saggi e articoli in italiano e inglese; ho partecipato a seminari e convegni portando in giro per il mondo il nome dell’università per cui lavoravo. Ma non è di questo che voglio parlare. In questi giorni ho trovato la forza di portare a termine un percorso travagliato in cui mi dibattevo da anni. Ho sempre rinviato, nella speranza che qualcosa cambiasse. Ma la svolta non c’è stata, e la scelta si è fatta improrogabile: restare o andar via?…

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Ingegnere a Stoccarda. “Quello che vivo qui mi sembra oro colato, ma è solo quello che ci meritiamo noi giovani”

“La Calabria è una terra che ti spezza le ali. Qui a Stoccarda sento finalmente di avere tutto”. Christian Selvaggi, ingegnere nato a Cariati (Cosenza) 30 anni fa, non fa sconti al nostro Paese. E spiega le sue ragioni: “Ho studiato all’Università della Calabria e sono molto fiero del percorso fatto, il problema è che in Italia, dopo la laurea, sei abbandonato a te stesso”. Lui ha provato in vari modi a emergere: “All’inizio ho trovato uno stage in Provincia, ma ero sottopagato e senza alcuna prospettiva a lungo termine – ricorda –, così, dopo otto mesi, ho preferito andare via”. La prima occasione per fare un’esperienza all’estero arriva dalla Lituania: “Ho vinto una borsa di studio e mi sono trasferito a Vilnius per tre mesi, dove ho perfezionato l’inglese e ho capito che il nostro stile di vita è ineguagliabile“, ammette…

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Coding a scuola. A Cagliari i ragazzi creano un pianoforte digitale ad acqua

Nella bozza iniziale della “Buona Scuola” c’erano tre pagine dedicate al coding. Molti docenti a quell’epoca si chiesero cosa fosse. Oggi quella parola è stata tradotta nella pratica di molte scuole e soprattutto alcuni insegnanti decisamente illuminati sono stati capaci di unire la programmazione vera e propria con altri stimoli e fare del digitale un’esperienza tangibile.

Un pianoforte digitale ad acqua

E’ il caso dell’iniziativa del professor Antonello Zizi, docente di informatica all’ “Isis Giua” di Cagliari. Una collega della scuola primaria l’ha chiamato e gli ha chiesto di far capire ai suoi bambini il coding; di fare qualcosa di diverso dalle consuete proposte su questo tema… Leggi tutto “Coding a scuola. A Cagliari i ragazzi creano un pianoforte digitale ad acqua”

Insegnante non è sinonimo di animatore estivo

Chissà come mai ogni anno, quando stanno per iniziare le tanto aspettate e desiderate vacanze estive, c’è sempre qualcuno che tira fuori la ormai vecchia storia dei due o tre, quattro, cinque mesi di vacanza.

Quando poi la questione delle troppe vacanze viene archiviata, si passa all’altra questione: ma perché non apriamo le scuole in estate, così questi insegnanti sfaccendati, anche se sottopagati, utilizzano parte delle loro luuuunghe vacanze in modo utile mettendole a disposizione della loro utenza? Scuole aperte d’estate sì o no? La questione è abbastanza spinosa.

Poiché i docenti godono di questi lunghi periodi di vacanza, è giusto che si tengano le scuole aperte in estate ed essi stessi propongano, progettino e realizzino attività per tenere occupati quei ragazzi le cui famiglie non possono permettersi una vacanza, lunga o breve che sia, o non hanno nessuno a cui lasciare i propri figli…
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Fedeli: l’insegnamento è una professione, non una missione

“Ogni rapporto educativo ha bisogno di competenza, professionalità e studio. Quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita”. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante un incontro alla Cgil, analizzando la composizione del corpo docente in Italia, a maggioranza femminile, e le sue caratteristiche.

“Storicamente – ha spiegato la ministra – nella scuola italiana si è pensato che siccome sei donna sembra quasi che hai caratteristiche ‘naturali’ per esercitare una funzione con bambini di minore età, nella scuola dell’infanzia o primaria”, considerando l’insegnamento come una missione e non come una professionalità… Leggi tutto “Fedeli: l’insegnamento è una professione, non una missione”

Scuole aperte, anche d’estate. Parola di chi non conosce la scuola italiana

Scuole aperte d’estate, dite? Polemica non nuova. Si ha il sospetto che venga tirata fuori – guarda caso tra luglio e agosto, di solito – per far fronte a quella fisiologica penuria di notizie dei giornali in questa parte dell’anno. Per cui nulla di importante, a ben vedere. Possiamo derubricare il tutto a “colpo di sole giornalistico” e chiuderla qui. Sempre che si prenda il discorso per quello che è: una gigantesca bolla fatta col solito nulla e riempita dell’aria del cicaleccio italico, che tanto ci piace esercitare. Se invece mi state dicendo che l’argomento è serio, sono dell’idea che vada affrontato. Ma seriamente. Ovvero, in direzione opposta a quanto si è fatto fino ad ora.

Un primo elemente di riflessione potrebbe essere: quante e quali scuole occorrerebbe tenere aperte d’estate? Perché si ha la spiacevole impressione che i sostenitori di quest’idea avveniristica, talmente all’avanguardia che se ne discute da anni, abbiano messo piede in una scuola, l’ultima volta, ai tempi del ritiro del diploma (sempre che non ci abbiano mandato i genitori)… Leggi tutto “Scuole aperte, anche d’estate. Parola di chi non conosce la scuola italiana”

Alessandro D’Avenia: “Se la mafia teme la scuola”

15 settembre 1993. Il giorno in cui lo hanno ucciso, don Pino Puglisi era andato a bussare alle porte del Comune per chiedere l’ennesimo permesso per utilizzare i locali sotterranei dei palazzoni di via Hazon per qualcosa che assomigliasse a una scuola: nel quartiere di Brancaccio mancava la scuola media. E in quei locali la mafia controllava spaccio, prostituzione minorile e combattimenti di cani.

Padre Puglisi sapeva che senza una scuola la vita dei ragazzini delle elementari se la sarebbe presa la strada, unica scuola, i cui maestri erano i picciotti dell’esercito mafioso dei Graviano. Don Pino sapeva che, solo grazie alla cultura, a quei bambini poteva essere prospettata una vita diversa. Per questo costituì il centro Padre Nostro proprio come scuola alternativa, luogo in cui potevano giocare e studiare. La scuola non si sarebbe mai fatta (è stata aperta solo nel 2000) perché i politici del quartiere erano conniventi con i boss locali e le richieste venivano colpevolmente ignorate. Proprio per questo don Pino fu ucciso: «Si portava i picciriddi cu iddu» («Si portava i bambini con lui»). Questa la motivazione addotta dal suo sicario, Salvatore Grigoli, detto il Cacciatore…

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Vaccini obbligatori anche per gli insegnanti, è ufficiale: cosa cambia?

Vaccini obbligatori a scuola? Anche per gli insegnanti e il personale ATA è arrivata l’ufficialità.

La Commissione Sanità del Senato, infatti, ha appena approvato l’emendamento Manassero (Pd) che estende anche agli insegnanti e al personale ATA l’obbligatorietà delle vaccinazioni. Non solo, perché questo obbligo riguarda anche gli operatori socio-sanitari, come medici e infermieri.

A quanto pare, l’emendamento in questione sarebbe stato approvato senza alcun parere da parte della Commissione Bilancio e la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato…

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Povera lingua italiana: il colloquio di lavoro ai tempi del web

Colloquio di lavoro in lingua italiana. I protagonisti potrebbero essere proprio Checco Zalone e la sua aguzzina. In realtà, il testo è una trovata del mio amico di facebook Rocco Baccelliere che ha scritto un post a cui è liberamente ispirato questo articolo. Date le circostanze, non è affatto fuori luogo definire Rocco, che ringrazio per lo spunto che mi ha offerto, un network manager. Il testo, in forma di dialogo, è sicuramente molto divertente ma, al tempo stesso, fa riflettere su come oggi ammazziamo la nostra lingua. Ci sentiamo tutti un po’ più business oriented da quando la reputazione è diventata reputation, il sentimento sentiment e la strategia strategy. Tutto per risparmiare una vocale! 

La lingua italiana nel colloquio di lavoro

Siamo in Italia. Lei è CEO di una multinazionale. Lui un giovane di grandi ambizioni e prospettive che ha risposto al solito annuncio di ricerca personale per ampliamento organico. Vediamo un po’ come va in questo finto colloquio di lavoro per scherzare un po’ su come il linguaggio tecnologico abbia seppellito l’italiano. Leggendolo, vi renderete conto che i protagonisti potrebbero davvero essere i personaggi cinematografici della foto.

Ah, CEO sta per Chief Executive Officer. E’ il capo dell’azienda…

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Chiara Saraceno: «La buona scuola è aperta anche d’estate»

«Siamo un Paese polveroso, pigro, pieno di preconcetti, incatenato all’antico… Eppure…». Ogni tanto circola qualche buona idea. «Le dirò: per me, tenere aperte le scuole d’estate è molto più di una buona idea. Io ci trovo proprio qualcosa di rivoluzionario».

Il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, ci sta lavorando. 
Non se ne farà nulla, ovviamente, per quest’anno. Ma parlarne adesso, in pieno luglio, può aiutare a far comprendere meglio gli straordinari vantaggi del progetto.

(Quando il dibattito si fa moderno, Chiara Saraceno c’è: celebre filosofa e sociologa, importanti i suoi studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali. Mai scontata, non fa sconti; entra nelle polemiche e ci resta. Rigorosa, affilata, coinvolgente)…

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Riscatto gratuito della laurea, si sgonfia il piano: “Solo per chi si iscrive nel 2018”

Un intervento “sperimentale“, solo per chi si iscriverà all’università il prossimo anno. Il giorno dopo le anticipazioni del Messaggero, il piano del sottosegretario Pierpaolo Baretta per consentire ai “Millennials” il riscatto gratuito della laurea si sgonfia. E diventa qualcosa di simile a un nuovo bonus temporaneo, valido per una sola stagione. Questione di risorse, ovviamente: per pagare i contributi figurativi a tutti i laureati nati dopo il 1980 (anche se solo quelli arrivati al traguardo nei tempi previsti, escludendo i fuori corso) servirebbero troppi soldi. Ben più sostenibile per il bilancio pubblico – e forse anche più conveniente dal punto di vista elettorale, visto che il Pd ha bisogno di recuperare voti tra i giovani – riservare il beneficio alle neo matricole.

Così facendo “i primi contributi sarebbero versati già tra tre anni”, ha spiegato Baretta all’assemblea studentesca dei giovani democratici, stando a quanto riportato ancora dal quotidiano romano. In questo modo, però, la misura perde il carattere di intervento mirato ad aiutare un’intera generazione che in gran parte lavora con contratti atipici e periodi di interruzione tra un incarico e l’altro…

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Natalia Ginzburg: “Pagate i maestri come i ministri”

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.

Come dovrebbe essere la scuola

Ci sono diversi articoli di Natalia Ginzburg che testimoniano l’attenzione costante riservata al mondo scolastico. Quando, il primo ottobre del 1976, pubblica sulla prima pagina del «Corriere della Sera» l’articolo intitolato Pagate i maestri come i ministri (qui di seguito riproposto), la scrittrice è già intervenuta nel corso dello stesso anno e dell’anno precedente sui temi degli esami di maturità e continuerà, successivamente, a dire la sua a proposito della scuola. Discutere dell’istruzione scolastica le consente di puntare lo sguardo su un osservatorio privilegiato del mutamento della società italiana, e ancora le dà la possibilità di riflettere su quello che lei ritiene, a ragion veduta, il centro nevralgico su cui concentrare la responsabilità e l’ansia di cambiamento. Il commento degli esami di maturità le riporta alla memoria i ricordi della propria esperienza scolastica, scandita dall’alternarsi di paura e noia («si usciva dalla zona della noia per entrare nella zona della paura», Esami, la paura dei ragazzi e quella dei professori, «Corriere della Sera», 15 luglio 1976)…

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