Cagliari, studente dislessico umiliato durante l’esame di maturità

Umiliato davanti a tutta la classe durante la terza prova dell’esame di maturità. È successo a uno studente dislessico di un istituto tecnico commerciale di Cagliari, davanti agli occhi dei compagni e dei docenti della scuola. “Lo studente dislessico si sieda qui a fianco alla cattedra”, avrebbe detto la presidente di commissione prima di iniziare il compito, per poi contestare gli schemi e le mappe necessari al ragazzo per facilitare la sua attività didattica.

“E’ stato isolato da tutti – denuncia la madre, L. M. – E, soffrendo anche di disturbi di ansia, è entrato subito nel panico. Tanto che voleva consegnare tutto e andarsene”. Un episodio che in poco tempo ha fatto il giro della scuola, e scatenato la solidarietà e la vicinanza di molti docenti e compagni di classe…

 

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Ragazza disabile esclusa dalla cena di classe

«Non ti vogliamo alla cena di classe» è il messaggio, sulla chat di WhatsApp, delle studentesse a una compagna in carrozzina. «E’ bullismo» protestano i genitori della ragazza, che portano il caso al provveditore e alla polizia postale.

La questione riguarda una classe seconda, di una scuola superiore della città. È l’11 giugno, l’anno scolastico è appena terminato e sul telefonino, nel gruppo WhatsApp che riunisce le studentesse, si parla di rivedersi una sera, insieme. Una ragazza scrive: «E’ nostra intenzione fare una cena di classe, anche magari per parlare di altro invece che di scuola, e preferiremmo che non ci siano genitori, ma dal momento in cui deve essere presente una figura per te, non vorremmo che tu venissi. Da tutta la classe»

Il messaggio è rivolto a una studentessa, di 16 anni, con disabilità, che dalla nascita deve usare una carrozzina. Lei guarda la chat del telefono solo il giorno dopo e risponde che ci sarà alla cena…

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Musicoterapia: l’autismo con occhi diversi

L’autismo

L’autismo è un disturbo complesso che si manifesta attraverso uno spettro di sintomi e comportamenti di varia intensità che influiscono sullo sviluppo delle abilità sociali, verbali e cognitive del bambino. Tra gli aspetti caratteristici dei pazienti affetti da sindrome dello spettro autistico ci sono le difficoltà di comunicazione e i deficit di socialità, a causa dei quali spesso non riescono a relazionarsi con le altre persone e a esprimere i propri sentimenti.

Autismo e musicoterapia

L’uso della musicoterapia ha dato risultati positivi e fatto registrare progressi nello sviluppo delle abilità individuali dei bambini affetti da autismo.

La musica è uno strumento molto utilizzato nella cura dell’autismo perché in grado di stimolare entrambi gli emisferi del cervello. I terapisti possono usare una canzone o uno strumento musicale per stimolare le abilità cognitive, favorire lo sviluppo della consapevolezza di sé e migliorare le relazioni sociali. La musica incoraggia la comunicazione e l’interazione, ambiti in cui i bambini autistici riscontrano spesso grandi difficoltà. Se analizziamo la struttura di una banda, è chiaro che gli strumenti devono interagire tra di loro, ma in primo luogo il musicista deve rapportarsi solo con il proprio strumento. Per i bambini affetti da autismo l’interazione può essere un problema ma introducendo uno strumento musicale nella terapia, possono innanzitutto stabilire un legame con l’oggetto, poi aprirsi agli altri attraverso l’interazione con i loro strumenti…

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La dimensione relazionale come presupposto di un buon apprendimento

Immaginiamo di trovarci in un posto con una lingua totalmente diversa o che non riusciamo a ben comprendere: sentiamo sorgere un senso di profondo disagio perché manca una comunicazione completa, reale, intima. Ma riusciamo a tranquillizzarci perché il nostro soggiorno avrà termine e, con il rientro a casa, potremo tornare ad esprimerci, a parlare in rapporto allo stesso quadro di riferimento, a trovare uno scambio vero, uno scambio pieno. Pensiamo invece al disagio di questi bambini che non possono tornare a casa, in un mondo dove devono rincorrere punti di riferimento… che rimangono stranieri, soprattutto se noi siamo per loro stranieri, chiudendoci nell’incomprensione.

E’ con questa immagine che il Miur, nelle linee guida allegate al Decreto attuativo della Legge 170, spiega le difficoltà che affrontano i bambini con un disturbo dell’apprendimento ed il ruolo fondamentale che, in queste situazioni, è demandato agli insegnanti…

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Philip Schultz, lo scrittore dislessico che ha vinto il Pulitzer

Philip Schultz, 72 anni, autore di La mia dislessia (Donzelli) è uno scrittore davvero speciale. Non solo per via del fatto che non succede poi così spesso di ricevere il Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento letterario Usa, avendo sofferto per tutta la vita di un tale disturbo. Ma anche perché accade raramente di incontrare un uomo capace di tanta umiltà ed empatia. «Ancora oggi, quando in auto uso il navigatore e devo svoltare a destra o a sinistra, sudo freddo: per fortuna, in queste occasioni c’è mia moglie a trarmi d’impaccio». Ma non è sempre stato così.

Un’infanzia complicata.

Da bambino Schultz non sapeva leggere né scrivere. Perciò era vittima di bullismo da parte dei suoi compagni. «Sono cresciuto sulla strada, in un quartiere pieno d’immigrati, tedeschi, irlandesi, italiani, ebrei. Era una lotta continua. Ciascuno voleva affermare la sua identità. Io venivo da una famiglia povera, mio padre non aveva un carattere facile. E a scuola andavo male: non riuscivo a pronunciare correttamente le parole, non ero capace di leggere l’ora. Ero lo zimbello dei miei compagni. Ma all’epoca nessuno mi aveva diagnosticato la dislessia…

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E’ una scuola tutta da ridere

Non è neppure finito questo di anno scolastico, che già sul nuovo si addensano nubi più nere della pece. Ennesimo, straziante risultato di una politica della pubblica istruzione che negli ultimi governi, dalla montiana Giannini alla cgiellina Fedeli (nella foto, insieme mentre se la ridono) ha prodotto sconquassi a non finire.

Con l’attuale ministro Valeria Fedeli, poi, il baratro è ad un passo: Gentiloni e Renzi (più il secondo, ovviamente) pensavano di aver pagato una cambiale con la Camusso nominando la già segretaria dei tessili alla Pubblica istruzione, ma hanno toppato su entrambi i fronti: la Cgil resta nemica del governo Renzi-Gentiloni, mentre la Fedeli, come detto, ci sta mettendo tanto del suo per continuare ad affondare la barca della scuola italiana.Ma veniamo ai nuovi timori per il prossimo anno scolastico, ancora una volta legati alla effettiva ed immediata disponibilità degli insegnanti (ovvero a partire dal primo giorno di lezioni, come accadeva una volta)…

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Lettera di un papà alla scuola del figlio: “Grazie, in lui vedo interesse per il mondo e la vita”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di ringraziamento da parte di un papà alla scuola dell’infanzia Madre Teresa di Calcutta di Valbrembo “per l’esperienza vissuta in questi tre anni, da mio figlio e dai suoi compagni”.

Riprendendo Mario Lodi, “C’è speranza se questo accade a … Valbrembo”

Fine giugno, il percorso alla scuola dell’infanzia volge al termine e ci avviciniamo, quindi, alla chiusura di una parte fondamentale della vita di un figlio. Quando questo avviene solitamente si è un po’ tristi, un po’ malinconici, perché la vita passa, lui cresce, tu invecchi, e tante altre cose che gli adulti di oggi troppo spesso si dicono e postano su qualche socialbacheca, dimenticandosi che
“è segno di senilità per le persone e per le civiltà tornare sempre alla propria fanciullezza, mentre è segno di apertura affezionarsi ai bambini ora viventi: avete questi, e perché state a rievocare, affranti e stupefatti, la vostra infanzia?” (Aldo Capitini)…

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Franco Lorenzoni: “Perché ho scelto di fare il maestro”

Da dove nasce la tua scelta di fare il maestro elementare? Come sei arrivato a una professione che oggi gli uomini tendono a snobbare?

Da ragazzo facevo politica credendoci con tutto me stesso. Avevo quindici anni nel 1968, quando in molti pensavamo di poter rovesciare il mondo. Entrai a Lotta continua e il 25 aprile del 1974, quando scoppiò la rivoluzione dei garofani, sono partito immediatamente per Lisbona, dove sono rimasto quasi due anni lavorando come corrispondente per il nostro giornale. Ho partecipato a tutte le fasi di quella straordinaria rivoluzione pacifica che ha liberato il Portogallo da quarantotto anni di fascismo, convincendo mio padre che quella era la mia università, così non mi sono mai laureato. Quando la sinistra rivoluzionaria entrò in crisi e precipitammo negli anni bui del terrorismo ero smarrito ed ebbi la fortuna di incontrare per caso un amico che stava facendo la maturità magistrale per diventare maestro. La feci anch’io senza troppa convinzione, ma ebbi la straordinaria fortuna di incontrare il gruppo romano del Movimento di Cooperazione Educativa, che è stato il luogo a cui devo tutto, riguardo alla mia formazione come maestro…

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Da tutta Italia a teatro per l’ultima lezione del prof che non dava più di 7

Giorgia Ferrari, avvocato e consigliere comunale a Cairo Montenotte in provincia di Savona, ora lo chiama Giannino, ma negli anni del liceo era il prof. Balbis, «quello che non dava mai più di 7». E che ancor prima di entrare in classe «scuoteva un sacchetto dentro cui teneva i numeri della tombola, tanti quanti eravamo noi nel registro. Poi ne estraeva uno e il prescelto veniva interrogato, anche se lo era già stato il giorno prima». «Era soltanto un sistema per farvi studiare tutti i giorni. Ed evidentemente ha funzionato, visto che siete venuti qui così numerosi…», sorride sornione lui.

In effetti sono arrivati in oltre 500 dalla Liguria, dove Balbis ha insegnato per quarant’anni, ma anche da Firenze, da Roma, da Monfalcone e da Lugano. Hanno risposto ancora una volta all’appello del loro professore di italiano, che ha pensato di congedarsi dall’insegnamento radunandoli per un’ultima lezione nel teatro messo a disposizione dalla città…

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Alessandro D’Avenia: “E se i ragazzi facessero gli scrutini a noi? (Io ho provato)”

Cari colleghi, in questi giorni ci sottoponiamo al rito degli scrutini: giudichiamo i ragazzi sul lavoro che hanno svolto in questi mesi. Vi propongo un esercizio che mi aiuta: prima di valutare un altro, valuta te stesso.

Ogni anno, alla fine dell’anno, mi sottopongo alla valutazione dei miei alunni in forma anonima, creando un questionario con i “Moduli” di Google Drive, che permette di esprimere valutazioni anonime e commenti. Così ho approntato un test con tre voci da valutare numericamente e due spazi da riempire con commenti relativi a: punti deboli e punti forti, suggerimenti e consigli. In questo modo posso guardarmi con occhi diversi e cercare di migliorare…

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Basta dare la colpa ai prof, mio figlio è stato rimandato e hanno fatto bene

Sono la mamma di uno studente bresciano di 17 anni e qualche giorno fa ho scoperto che mio figlio è stato bocciato anzi, rimandato, non ammesso alla classe successiva, ovvero la quinta di un liceo. Sono una voce fuori dal coro, lo so. Perchè sono costretta a leggere sul gruppo Wathsapp delle mamme che quell’insegnante è cattiva, l’altra dispettosa, un altro crudele e invece no. Io ho difficoltà a gestire un solo ragazzo che mi è figlio, figuriamoci avere tutti i giorni a che fare con una banda di scalmanati come sono i nostri. Antonio non ha studiato, non si è impegnato e nonostante i tentativi dei docenti non ha voluto produrre neanche la minima sufficienza e allora io voglio stringere la mano a chi l’ha bocciato…

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La scuola dove non si può prendere l’insufficienza

A Mosso, nel Biellese, all’esame di terza media in quest’ultimo anno scolastico i ragazzi si sono presentati con i costumi d’epoca. Non una semplice interrogazione tra studente e commissione esaminatrice, ma un confronto per rendere la tesina ancora più interessante e avvincente. E così c’è chi ha indossato i panni di Che Guevara e Fidel Castro, chi le divise della II Guerra Mondiale e chi si è presentato in bicicletta e scarponi da montagna in aula davanti alla commissione.

Modello inglese  

Il modello che si è preso ad esempio è quello dei college inglesi. «A Mosso abbiamo mandato in pensione il noioso rito della somma di interrogazioni di ogni materia all’orale per dare spazio a tesi di ricerca preparate sin dall’inizio dell’anno scolastico su argomenti concordati tra docenti e alunni», spiega il professor Giuseppe Paschetto, insegnante già in cabina di regia nell’operazione «Salviamo l’isola Budelli»…

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Gli insegnanti fanno un lavoro bellissimo e usurante: meriterebbero rispetto sociale e stipendi adeguati

In questo periodo si spara a zero facilmente sulla scuola e sugli insegnanti, in un momento in cui il prestigio sociale dei docenti sembra essere ai minimi storici.

Tuttavia, più volte dal mondo della cultura e dell’informazione sono arrivate parole d’elogio e di incoraggiamento per gli insegnanti, come quelle di Dacia Maraini o di Michele Serra, riportate recentemente da questa testata.

Stavolta, su Piacenzasera.it, a prendere le difese dei docenti ci pensa Alessandro Barbero, storico e scrittore italiano, specializzato in storia militare e storia del Medioevo e docente ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale…

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Minervino di Lecce, ecco la scuola più innovativa d’Italia

Si trova a Minervino, piccolo centro della provincia di Lecce con meno di 4.000 abitanti, la scuola primaria più innovativa d’Italia. Ieri l’inaugurazione dell’edificio, pronto ad accogliere gli alunni in vista del prossimo anno scolastico. Completamente ristrutturata e dotata di tecnologie di ultima generazione, la scuola offre, tra le altre cose, una biblioteca digitale, un’aula per le videoconferenze, dei locali per percorsi virtuali multisensoriali, un internet cafe’, un auditorium-palestra, giardino pensile, serra e stagno didattico…

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La prova di Matematica alla Maturità. Una sfida per gli studenti e per i prof

Il 22 giugno c’è stata la seconda prova di matematica per l’Esame di Stato al Liceo Scientifico e io ho accompagnato la mia quinta alla maturità: ho fatto lezione con loro per sette ore a settimana per cinque anni (non tutte di matematica…). Conosco i loro punti di forza e le loro debolezze e ho piena consapevolezza di ciò che loro hanno fatto in cinque anni e di ciò che ho fatto io. E mi resta un po’ di amarezza, dopo la prova appena svolta. Andiamo con ordine…

Nel corso di cinque anni, non sono mancate le occasioni per far nascere nei miei ragazzi (scusate, ma dopo cinque anni li sento “miei”) un po’ di passione: letture, condivise o assegnate, conferenze su temi di matematica, condivisione di curiosità, proposte di percorsi originali… il tutto senza mai perdere di vista il (maledetto) programma, cercando di prevedere quale sarebbe stato il tema della maturità. Eppure… durante la prova ho realizzato che è servito a poco…

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Portare i bambini con Autismo nella stessa scuola dei “normodotati”: ha senso se poi l’inclusione non avviene correttamente?

E’ una domanda che mi sono posta spesso, anche perchè, come saprete, io sono nata a Cuba, e di conseguenza, poco dopo la diagnosi di Autismo di Ares, la prima cosa che feci, fu informarmi sull’Autismo a Cuba.

A Cuba non ci sono tanti casi d’Autismo quanti se ne registrano in Italia, ma quelli che ci sono vengono spesso inseriti in una scuola speciale a 3 anni, per poi uscirne a 18. Una delle scuole più importanti dedita alla scolarizzazione dei bambini con Autismo  è la scuola speciale  Dora Alonso.

Vivendo in  Italia oramai da più di 20 anni, spesso mi chiedo se veramente valga la pena vantarsi del fatto che i ragazzi autistici frequentino la stessa scuola di quelli normali, se poi nella realtà, le scuole dove esiste una vera e propria inclusione, una vera e propria collaborazione per integrare il disabile, sono veramente poche…

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“Se provi a dare un’insufficienza sei licenziato”

“Le interrogazioni sono messinscene e le insufficienze non esistono. Vengono promossi tutti, anche gli studenti che non si vedono mai a lezione”. Anna (nome di fantasia) ha insegnato in una scuola paritaria, con diversi indirizzi di liceo, nei pressi di Roma. Preferisce raccontarci la sua avventura in forma anonima perché senza troppi giri di parole dice: “Temo ritorsioni”.

La scuola dove ha insegnato è un diplomificio?
“Sì, è un istituto con pochi alunni per la maggior parte dell’anno scolastico. Ma ad un certo punto, attorno a marzo o aprile, accade il miracolo: si presentano in centinaia per sostenere gli esami di Stato”.

E le altre classi?
“Poche classi e pochissimi alunni in tutti gli anni, ma le quinte sono sempre un numero spropositato rispetto a tutte le altre classi”…

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Il ritratto del buon prof. Il decalogo di un genitore: chi non è portato punti su un altro mestiere

A scrivere è Rosario Caiazzo sull’Eco di Bergamo, che da genitore si avventura nel descrivere quali devono essere le caratteristiche del buon Prof.

La conclusione è che nessuna riforma, ad oggi, “è riuscita a reclutare quell’esercito di docenti per dare un volto nuovo alla scuola e stabilire ovunque un clima di fiducia negli utenti, alunni e genitori”. I motivi: si tratta di una missione delicata, per la quale non c’è un giusto riconoscimento economico e sociale. Inoltre, afferma Caiazzo, bisognerebbe avere anche il coraggio di consigliare a chi non è portato di puntare su un altro mestiere.

Ecco quindi il ritratto del buon insegnante, fatto – precisa Caiazzo – sulla base delle sue aspettative come genitore…

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Bellocchio, il cinema va insegnato a scuola

“Il cinema va insegnato nelle scuole. I film devono essere visti, commentati, discussi dalle elementari alle superiori, come si fa con Dante o con Leopardi. Ne sento parlare da 50 anni ma in Italia non succede ancora”.

Così il regista Marco Bellocchio, presidente della Cineteca di Bologna, ha aperto la 31/a edizione del festival Il Cinema Ritrovato, proiezioni di pellicole restaurate fino al 2 luglio. “L’Atalante di Jean Vigo, che vedremo restaurato, è come la Cappella Sistina – ha detto – entrambi sono patrimonio dell’umanità, così come Fellini è Raffaello”…

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Esami di licenza media. Quando l’empatia di un’insegnante trasforma la realtà in poesia

Arriva un ragazzino che comincia stentato, agitatissimo, si blocca poi ti guarda e dice: “Prof. non ce la faccio”. Mi alzo, gli metto una mano sulla spalla a fargli una carezza e gli dico: “Ce la fai”. É un ragazzo russo adottato. Quando é arrivato in Italia, dopo 6 anni di orfanotrofio, ancora gattonava.
A sei anni…

Si riprende, sente la carezza… ce la fa.
Certo, non brilla, ma ce la fa. Sorride, quando esce, e ci ringrazia tutti.

Arriva il ragazzo il cui padre é stato licenziato. Quello che da tempo in casa tira una brutta aria. Ha messo la sua migliore camicia, comincia e incanta tutti…
Un orale STREPITOSO. Parte dal muro di Berlino e disquisisce sul concetto di “muro” sotto diverse angolazioni, dalla storia, alla letteratura, alla musica, all’arte.
Ammesso con 7 esce con 9.

Gli dico: “Portati in giro così, sempre. Ricordati che tu sei questo”.

Poi c’è il ragazzo marocchino, nato in Italia ma fiero della sua terra, che ci parla della storia del suo Paese e ci incanta. Intelligentissimo, ci dice che vuol fare qualcosa per il suo Paese, vuole studiare. Ringrazia tutti, uno ad uno, dopo il suo esame, “per tutto quello che gli abbiamo dato”.

Poi c’è il ragazzino che é arrivato solo, alle 8 di mattina, nonostante il suo orale fosse l’ultimo, verso le 13… solo come sempre é stato… nessuno si é preso la briga di accompagnarlo, nessuno lo verrà a prendere…

Ha una bella camicia e un bel paio di pantaloni… e gli occhi tristi…

E no, non é preparato, no, stenta, arranca… ma si è presentato… ci prova.

Negli occhi la rinuncia, “io non valgo niente”.

Finito il suo esame ci saluta uno ad uno… alcuni professori li abbraccia, li abbraccia stretto. Io sono una di loro. Mi si butta fra le braccia e mi sussurra “Grazie”.

Non sono riuscita, tesoro mio, a darti tutta la forza e la fiducia che meritavi… lo vedo dai tuoi occhi ancora tristi…

É tutto il giorno che ti penso… e mi si spezza il cuore…

 

 

“Giovani, non credete a Renzi e ai Cinque Stelle. Sono già cadaveri. Teneteli lontani dal vostro avvenire”

“Non credete a Renzi e ai Cinque Stelle” perché “sono già cadaveri”. Questo l’invito rivolto da Andrea Camilleri a un gruppo di studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, lo stesso frequentato da ragazzo dallo scrittore. Intervistato nella sua casa di Roma dai ragazzi, Camilleri ha parlato dei suoi romanzi, della lingua inventata per il Commissario Montalbano, di letteratura e di politica. Ne è venuto fuori un video proposto ieri ad Agrigento nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori. Un video destinato a suscitare polemiche nel mondo politico. Camilleri dispensa infatti consigli affilati come lame, invitando i ragazzi “a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle” perché “sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi…”.

Alla prima domanda dei ragazzi Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: “Mai votata la Democrazia cristiana. Io ho sempre votato Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni”. E oggi? “Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro…

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Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze

Eccole, le sentite? Si stanno avvicinando. Come ogni giugno, si sentono arrivare le voci.

Come quali voci!

“Pfff, voi insegnanti avete tre mesi di vacanza!”, “Pfff, cosa vi lamentate, che lavorate pochissimo!”.

Bene, credo sia giunto il momento di rispondere a tutti coloro i quali pensano che il nostro lavoro sia graziato da  un’eccessiva dose di vacanza. Prima risponderò con la ragione, poi con qualcosa di un po’ più istintivo.

La ragione: sì, eccetto quelli che hanno esami di maturità (che sono comunque pagati con un gettone in più) o corsi di recupero, se sommiamo pausa estiva e festività di Natale e Pasqua, i docenti italiani hanno in media almeno due mesi di vacanza. A voler essere proprio precisi, i giorni che passiamo effettivamente in classe sono 200 all’anno.

Fermi lì, che già vi vedo con i forconi in mano, pronti al linciaggio.

Primo: in realtà sono più della media europea, che è di 175 (e a fronte di uno stipendio che ne è molto al di sotto)…

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“La filosofia serve a vivere”: nella versione di Seneca tutta la bellezza dello stoicismo

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, come da pronostico, la seconda prova della maturità 2017 al liceo classico ha visto “uscire” una versione da tradurre di Lucio Anneo Seneca, il grande filosofo e letterato dell’antichità che, con Cicerone e Tacito, è sempre uno dei più auspicati dai giovani maturandi d’Italia per la relativa semplicità della sua prosa. La versione che, in queste ore, gli studenti stanno traducendo sui banchi di scuola è un estratto dalle famose “Lettere a Lucilio”, intitolato “Il valore della filosofia”. Alcuni passaggi di questo brano rappresentano un vero e proprio omaggio alla filosofia, intesa non solo come disciplina ma come pratica di vita, tipico dello stoicismo praticato da Seneca. Vediamo, nello specifico, alcuni passaggi fondamentali di questa meravigliosa dichiarazione d’amore per la filosofia…

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Seconda prova: il classico ride, lo scientifico piange (e anche i tecnici)

Due pesi e due misure. E lo scontro tra due culture è assicurato. Il mondo classico contro quello scientifico. A generarlo la seconda prova di maturità. Già lo scorso anno era successo. Solo che, stavolta, salta all’occhio in maniera particolare. Perché se, da un lato, i ragazzi degli indirizzi di stampo umanistico (in particolare, quelli del liceo classico) sono usciti dall’aula col sorriso stampato sulle labbra, quelli alle prese con le materie tecniche si stanno ancora leccando le ferite. È il bilancio della seconda giornata della maturità 2017, confermato dall’instant poll di Skuola.net, effettuato a caldo tra circa 1200 maturandi.

Benedetto Seneca

Seneca sarà benedetto per tutta la vita dagli studenti del classico: il 44% di quelli che si sono dovuti cimentare con la versione di latino hanno valutato più semplice del previsto la traccia della seconda prova; solo il 21% ha trovato qualche insidia di troppo nel brano proposto. Un dato che stride con le risposte date dai ragazzi degli altri indirizzi: in media, infatti, il 45% dei maturandi ha ritenuto particolarmente difficili le tracce. A far lievitare il numero degli insoddisfatti soprattutto gli studenti del liceo scientifico (il 48% le ha giudicate negativamente) e quelli degli istituti tecnici (dove il tasso di scontenti sale addirittura al 54%)…

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Il maestro elementare Giorgio Caproni

Antonio Debenedetti, in un’intervista televisiva, racconta di essere stato allievo di Giorgio Caproni. Suo padre Giacomo, il ben noto critico letterario, l’aveva lasciato lungamente in giardino mentre era a colloquio con Benedetto Croce. Il piccolo si era ammalato e così Caproni, al fine di sdebitarsi per i consigli ricevuti da Debenedetti padre in merito alla traduzione della Recherche a cui stava lavorando, si era proposto di fare da maestro al bambino nei lunghi mesi invernali in cui sarebbe stato assente dalla scuola. Erano gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

“Con lui non è che si facessero proprio delle lezioni – ricorda Antonio Debenedetti –. Per esempio scrivevamo delle poesie a due voci oppure insegnava le divisioni attraverso una specie di filastrocca. Era un maestro straordinario e ironico”

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