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Intervista al prof. Manni

Un articolo sorprendentemente inaspettato che catturerà l’attenzione di tutti i giovani interessati a conoscere il mondo delle Start Up e dell’innovazione.

Istituto Galilei-Costa di Lecce
Siamo ragazzi dell’Istituto tecnico commerciale Galilei-Costa di Lecce, una scuola che nel corso degli anni ha acquisito una certa popolarità nel campo delle Start Up, grazie al prezioso contributo del docente d’informatica Daniele Manni.

Prof. Daniele Manni

Docente originario del Canada, stimatissimo non solo dagli adulti ma anche dai ragazzi che hanno anche solo avuto modo di parlarci e ancor di più dai ragazzi che lo affiancano nella creazione di progetti e idee innovative e utili per la nostra società, proprio per questo viene definito da tutti noi “portatore di innovazione e cambiamento”.

Inoltre è per noi motivo di vanto la sua nomina, come unico italiano, tra i dodici finalisti al mondo agli “Innovation and entrepreneurship teaching excellence awards”, premio dedicato all’eccellenza didattica in tema di innovazione e imprenditorialità.

E non solo!!!

Nel 2015 fu anche candidato al Nobel per l’insegnamento “Global Teacher Prize”.

Daniele Manni è l’unico docente di scuola superiore, mentre i suoi colleghi provengono da prestigiose università europee, asiatiche, americane e sud americane.

Tantissimi i progetti realizzati dai suoi alunni che hanno imparato a sfruttare la propria creatività e intelligenza a beneficio proprio e  dell’intera collettività.

Ad esempio il progetto arrivato sul palco di Sanremo nel 2017, chiamato “MaBasta” (movimento anti-bullismo animato da studenti adolescenti). Esso è una vera e propria Start Up finalizzata ad eliminare il bullismo che nella maggior parte dei casi nasce proprio nelle pareti scolastiche, un movimento che ha riscosso un notevole successo proprio perché creato dagli stessi ragazzi che vivono quotidianamente queste problematiche.

Un altro esempio può essere l’obiettivo di noi studenti, eredi e animatori del movimento “Repubblica Salentina“, che abbiamo deciso di puntare sulla bellezza per il nostro futuro lavorativo sul territorio, fondando “Salento X”.

Si tratta di un progetto per la creazione di Start Up economiche e sociali di modo che al momento del diploma gli studenti possano restare in Puglia con un lavoro già avviato durante il periodo degli studi. Salento X si suddivide in varie aree tematiche atte ad incentivare il turismo destagionalizzato, valorizzare l’agroalimentare, l’enogastronomia e la cultura, attraverso azioni ed iniziative originali, ideate con creatività, volontà e dedizione, alcune delle quali già promosse in passato attraverso Repubblica Salentina, il progetto promosso da una classe di 24 studenti della scuola leccese il 1° gennaio 2007.

Sarebbero tanti i progetti che meritano anche solo un accenno.

Res Publica SalentinaClasse scolasticaMaBasta!Progetto cheticosta
A questo riguardo noi studenti del quarto anno, Ilaria De Carlo, Leonardo De Cesare, De Lorenzis Mattia e Carlà Mattia, in merito alla nostra fantastica e costruttiva esperienza in alternanza presso la casa editrice “Artedo Network”, abbiamo deciso di valorizzare con questo articolo “l’ultima” denominazione data alla nostra scuola: “Changemaker”.

Artedo Network

Abbiamo intervistato, a tal proposito, il prof. Daniele Manni, ideatore di molte di queste iniziative.

Domanda:

“Crede che il Costa meriti il titolo di scuola “Changemaker?”

Prof. Manni:

Se abbiamo faticato tanti anni per ottenerlo è ovvio che credo che la nostra scuola lo meriti, tanto più dopo il 30 maggio quando “Ashoka”, progetto di alcuni startupper, ha decretato che la nostra scuola è tra le 6 “Changemaker” d’Italia. Meritiamo ciò, perché in questa scuola da tempo portiamo avanti una didattica innovativa che nei primi anni non veniva compresa e apprezzata ma bensì giudicata; successivamente però con un po’ di influenza da parte di paesi stranieri e delle loro concezioni sull’imprenditorialità e sul miglioramento della società, la nostra scuola ha fatto ricredere anche il nostro ministero che da due/tre anni sta invitando le scuole ad introdurre queste novità.

Data l’opportunità, ne abbiamo approfittato anche per porre alcune domande relative al periodo di alternanza scuola-lavoro, anch’essa considerata un’innovazione per la scuola.

Prima domanda:

Ritiene opportuna l’esperienza di alternanza scuola-lavoro?

Prof. Manni:

Sicuramente chi ci conosce dà quasi per scontato che noi non facciamo alternanza, date le nostre imprese interne, invece siamo sempre stati d’accordo con l’alternanza fatta fuori dalla scuola, infatti per chi inventa una propria impresa è importante poter vivere l’esperienza di un’altra e di vederne il contesto, il modo in cui si comporta, l’imprenditore e i reali problemi.

Non solo è opportuno farla, ma è opportuno farla bene; i ragazzi non devono essere parcheggiati nelle aziende ma devono essere parti attive, inoltre proprio per questo sostengo la nostra scelta di fare alternanza in periodi compatti e tutti contemporaneamente.

Seconda domanda:

Pensa che tutto ciò possa favorire l’apprendimento delle materie d’indirizzo?

Prof Manni:

A mio parere, solo in alcune materie; se si mette su una piccola startup economica che debba, ad esempio, stampare delle t-shirt, è ovvio che alcuni degli argomenti trattati in economia aziendale i ragazzi se li vedono cuciti addosso e non restano fini a se stessi, stampati su una lavagna ma ognuno li vede riversati nella propria attività; il termine clienti non è più soltanto una parola di 6 lettere ma sono veri clienti creati dall’azienda.

Stessa cosa si può dire in altre discipline che vengono contestualizzate nella realtà.

Al contrario invece insegnare imprenditorialità porta altri benefici che esulano dalla specifica materia scolastica, le cosiddette “soft skills” (competenze morbide) ossia avere fiducia nelle proprie capacità, perché se i ragazzi scoprono che una loro idea diventa imprenditoriale acquistano fiducia, diventano più resilienti ed imparano a essere più adattabili ai cambiamenti del mercato (perché chi porta avanti una piccola impresa deve essere pronto ai cambiamenti, un giorno potrà andare bene, un giorno male)”.

A nostro parere l’alternanza è un’occasione per arricchire il bagaglio culturale di ogni studente e per vivere concretamente quello che si studia.

Siamo fieri di essere considerati “Changemaker” e speriamo di poter realizzare non solo i nostri obiettivi e progetti ma crediamo anche in un forte cambiamento e miglioramento del futuro di tutti.

Noi siamo i ragazzi della nuova generazione che ha in mano, ogni giorno, il futuro non solo proprio ma della nostra società.

Articolo a cura di Ilaria De Carlo, Leonardo De Cesare, De Lorenzis Mattia e Carlà Mattia Leggi tutto “Intervista al prof. Manni”

Cittadinanza globale e l’approccio eTwinning

Nella società della conoscenza, caratterizzata da complessità, globalizzazione e innovazione tecnologica, la scuola viene investita da una grande responsabilità.

Si richiede una formazione più rispondente alle esigenze della realtà contemporanea con la revisione dei contenuti curriculari ed un adeguamento dei saperi. Questo orientamento riflette la richiesta da parte del mondo del lavoro di flessibilità, creatività e capacità di apprendere autonomamente e continuamente.

La risposta educativa deve confrontarsi e misurarsi con i cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca per preparare le menti degli alunni ad affrontare problemi complessi ed incertezze, esercitando il giudizio critico. Diventa, quindi, indispensabile per gli operatori dell’istituzione scolastica riuscire a trasmettere la curiosità intellettuale, il piacere dell’apprendimento e l’intelligenza emotiva.

Gli studenti di oggi manifestano una sempre maggiore difficoltà ad adeguarsi alle proposte tradizionali della scuola perché essa richiede prestazioni, comportamenti e atteggiamenti artificiali, scandisce i tempi, gestisce gli spazi e valuta gli apprendimenti con forme e modi percepiti come obsoleti e slegati da quanto accade nel mondo reale.

I nativi digitali, costantemente connessi e capaci di realizzare blog e di partecipare a dibattiti in forum e chat, sono profondamente diversi dai loro insegnanti. I modelli di pensiero sono cambiati, condizionati dalle tecnologie e dagli strumenti dell’era dell’informazione, che sono parte integrante della loro vita fuori dalla scuola.

Se l’obiettivo dell’educazione è di preparare la prossima generazione a partecipare con coscienza ed efficacia ad una società democratica tecnologicamente complessa, allora bisogna offrire agli studenti contesti formativi autentici e compiti realistici e significativi.

Il modello di didattica che ne scaturisce favorisce i  processi di costruzione della conoscenza, stimola le dinamiche relazionali di una comunità che si confronta e negozia per produrre ed apprendere, consentendo l’acquisizione di una piena comprensione e padronanza che vada oltre gli specifici ambiti disciplinari.

Nella Community eTwinning si lavora in team, attraverso progetti ed esperienze democratiche e partecipatorie, riflettendo su ciò che si fa e si impara con consapevolezza. Secondo questo approccio, il focus non è sul prodotto, ma sul percorso cognitivo, meta-cognitivo, culturale e relazionale.

La ricerca, la scoperta e la documentazione sulla piattaforma consentono a chi apprende di acquisire nuove conoscenze su fatti, eventi, oggetti e persone, accrescendo progressivamente le proprie competenze in un ambiente motivante e stimolante, attraverso l’incontro di culture diverse. L’integrazione strategica delle tecnologie dell’informazione si è rivelata una scelta vincente per la comunicazione e lo scambio di buone pratiche, per la sua immediatezza e il carattere fortemente inclusivo. Lo scopo è quello di migliorare i processi di apprendimento, rendendo le lezioni laboratoriali e multimediali.

L’approccio che sta alla base della Comunità di eTwinning è basato su una didattica attiva, collaborativa, autentica ed intenzionale ed è mosso dalla convinzione che la nostra possibilità di plasmare il futuro dipenda dalla creazione di una nuova identità intellettuale in cui la tecnologia digitale occupa un posto importante.

Il cambiamento di rotta del sistema educativo passa anche per la cittadinanza globale e per il rispetto dei diritti umani. In un mondo in cui le scelte di ciascuno hanno ripercussioni a livello planetario, è importante rafforzare la responsabilità sociale ed economica per orientare all’impegno e al pluralismo.

Tanti progetti eTwinning legano studenti di Paesi europei in un percorso comune nel riconoscimento delle diversità e del bene comune. Festeggiamo l’etwinning Day 2019 con l’auspicio della realizzazione di una società più sostenibile, empatica e solidale.

ETwinning

Parola all’esperto

Stavroula LadaStavroula Lada, teacher in greek primary school. She teaches greek language, math, history, science, religion, ICT, art. She holds a master degree in School  psycology and Special education and speaks English, French and Italian. She has joined eTwinning since 2010.

 

I joined eTwinning 9 years ago and since then, I run projects every year in my class. From the first time that I realized how many positive aspects eTwinning can offer to my teaching practice, I chose to incorporate all sources in my professional life, like the learning events, the live events, the groups and the projects. For 2 years, from 2015 till 2017 I was an eTwinning ambassador and run many on-site and online events for other teachers who were eager to learn more about this educational community.

In my professional development, eTwinning has helped me in opening new horizons of teaching techniques and educational resources. By participating in learning events, I had the chance to get to know to like-minded teachers and augment my personal learning network. I found teachers with whom I collaborated in projects and got new friends, because of our common love for teaching and eTwinning. Due to eTwining platform, it was easy to take part in events and keep on with the distance learning. This is where I found out about other educational platforms, like the European Schoolnet Academy and the Teacher Academy, which offered a lot of learning opportunities with the moocs.

In my classes during all these years, I have joined many eTwinning projects with my students from the age of 6 to 12. The majority of our projects received European quality labels. The students liked being working with peers from all over Europe and they got more open-minded about other cultures, mentalities and educational systems. Each time, the school with which we worked with was like the next-door class. The children felt like having friends to work with, to share, to create and learn. They communicated via video conferences and the Twinspace. They created common products and shared them either in the platform or via post, like cards, books and crafts.

In eTwinning projects, I’ve learned more about the STEM philosophy and the children earned the chance to combine all these fields both in their projects but also in their learning procedure. During our collaboration with other schools, the students have learned how to think critically, to choose the best ways to work, to be more creative and resourceful, and to develop metacognition strategies.

Progetti eTwinning     Progetti eTwinning 2 Leggi tutto “Cittadinanza globale e l’approccio eTwinning”

La tre giorni a Genova di #FuturaItalia ha visto protagonista la scuola “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano

La Scuola Secondaria di primo grado “G. Bianco – G. Pascoli” ha partecipato al concorso ministeriale e nazionale #ilmioPNSD2018.

Il video si è aggiudicato il quarto posto a livello nazionale.

Una delegazione di cinque alunni, Giulia Latorre, Enrico Savito, Tommaso Rubino, Marialaura Sicilia e Mattia Marzolla, accompagnati dalle prof.sse Teresa Rubino e Maria Convertino è stata invitata alla manifestazione #FuturaGenova, nello splendido scenario della città di Genova, dove ha avuto il piacere di vivere un’esperienza di formazione con  tantissimi altri studenti provenienti da ogni parte d’Italia.

Entusiasti e motivati studenti che si sono incontrati per celebrare “il futuro già presente” della scuola digitale, della scuola innovativa, creativa e capace di intercettare esigenze diverse di un mondo sempre più flessibile e “nuovo”.

La delegazione della scuola fasanese ha partecipato, durante le giornate del 4 e 5 aprile, ai laboratori attivi nelle piazze Matteotti e De Ferrari di Genova: i cinque ragazzi hanno sperimentato la realtà aumentata attraverso visori; hanno costruito un “sapientino” a led attraverso fili di rame e hanno assistito alla presentazione di app o programmi inventati da studenti per aiutare ed includere ragazzi diversamente abili.

La premiazione si è tenuta il 5 aprile 2019, alle ore 16:00, presso il Palazzo della Borsa del capoluogo ligure.

Il premio, 10.000 euro, consentirà di implementare la dotazione tecnologica esistente negli istituti della scuola vincitrice permettendo di continuare sulla strada dell’innovazione e della creatività intrapresa da tempo.

Ciò che è stato premiato non è solo il video che la scuola partecipante ha inviato come prodotto, ma l’idea di scuola che in esso si delinea: materie STEM, robotica, coding, apprendimento cooperativo e lavoro condiviso in una classe 3.0 sono gli aspetti caratterizzanti di una scuola che ha abbandonato il metodo trasmissivo e lineare per abbracciare un apprendimento di tipo cooperativo e reticolare.

La tre giorni a Genova di #FuturaItalia si è aperta con una manifestazione entusiasmante e molto curata; l’apparizione del cantante molto amato dai ragazzi, Fabrizio Moro, ha acceso gli animi dei partecipanti; il messaggio lasciato ai giovani della platea da Samantha Cristoforetti, astronauta italiana e prima donna negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea, ha trasmesso speranza e forza emotiva per un futuro migliore; le danze e i giochi di luci curati dal Liceo coreutico di Treviso hanno meravigliato gli studenti.

La testimonianza dei ragazzi che hanno partecipato all’evento nazionale racconta l’entusiasmo che ha caratterizzato la loro permanenza nella città ligure: “L’esperienza è stata particolarmente formativa e stimolante, ci ha permesso di confrontarci con menti aperte e vive.

Il MIUR, assicurandoci un soggiorno piacevole e caloroso, ci ha mostrato la bellezza del nostro futuro. La narrazione dei progetti a cui abbiamo assistito ci hanno trasmesso la voglia di creare e sperimentare, ma soprattutto ci hanno permesso di capire che non si è mai troppo piccoli per realizzare qualcosa di meraviglioso”.

La comunità scolastica, tutta, motivata e guidata da un Dirigente lungimirante e coraggioso, il Prof. Gaetano Di Gennaro, è felicissima di aver partecipato ad un evento nazionale, di aver vinto la somma di 10.000 euro e di aver portato la sua testimonianza ad una piazza attiva, entusiasta, euforica come quella di #FuturaItalia.

É su quella piazza che l’istituto “G. Bianco – G. Pascoli” ha potuto portare il suo di entusiasmo, passione e straordinaria motivazione. Leggi tutto “La tre giorni a Genova di #FuturaItalia ha visto protagonista la scuola “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano”

Kopernikusschule di Freigericht

Relazione Erasmus +. Settimana del progetto realizzata presso la Kopernikusschule di Freigericht (D) 26 gennaio/2 Febbraio 2019

Testimonianze dei nostri studenti coinvolti nel progetto e attori della settimana di soggiorno

Flavio Milinanni, classe 2M

Riflessioni personali riguardo la mia esperienza vissuta a Freigericht, in Germania.
La scuola che ci ha ospitati è la piú grande della Germania con circa 2500 studenti iscritti.
I giorni in cui siamo rimasti a scuola abbiamo svolto delle challenges molto interessanti e ben organizzate, invece nei giorni in cui siamo stati fuori dalla scuola abbiamo visitato un’azienda e delle università.
Nella famiglia di cui ero ospite mi sono trovato bene e non ho avuto problemi di alcun tipo.
Le situazioni che piú mi sono rimaste impresse e che difficilmente dimenticheró sono:

  • gli sbalzi termici di 30° tra i +25° interni e i -5° esterni,
  • andare a scuola mentre è ancora buio,
  • la madre della mia ospite che si è arrabbiata perché ha visto una piccola buca sul manto stradale.

Non dimenticherò il grande rispetto dei tedeschi per gli spazi pubblici e l’ambiente e tutte le persone che ho incontrato.

Alessia Bisconti, classe 3M

Ringrazio moltissimo la scuola per questa fantastica esperienza. Trascorrere questi sette giorni in Germania ha avuto molteplici risvolti positivi sulla mia persona. Innanzitutto quest’esperienza mi ha aperto molto la mente, ho potuto vivere in prima persona un altro stile di vita. Mi ha molto sorpreso che  nonostante la Germania sia molto vicina all’Italia, costituiva per me un altro mondo. Ho notato che i ragazzi tedeschi danno molto più peso alle parole di quanto facciamo noi e dunque non usano la pungente satira che, molto spesso, fa morire noi italiani dalla risate. Hanno orari che per noi sarebbero considerati orari da ospedale: cenano alle sei e alle otto sono già a letto. Inoltre sono tendenzialmente tutti un po’ timidi e chiusi, ma a mio parere hanno solo bisogno di scaldarsi un po’ proprio come ne avrebbe bisogno il loro clima. Una volta che prendono confidenza sono persone molto aperte e gentili. Quest’esperienza ha notevolmente migliorato le mie proprietà linguistiche. Già dai primi giorni ho iniziato a pensare in inglese migliorando la fluidità del mio parlato. Inoltre ho ampliato il mio bagaglio culturale grazie alle varie attività organizzate in giro per il Paese. Un consiglio che do a tutti quelli che si troveranno a fare questa esperienza è di lasciare a casa tutti i loro pregiudizi e modi di pensare, aprendosi totalmente ad un’altra cultura per vivere un’esperienza unica nel suo genere.

Greta Olivieri, classe 3M

Un viaggio fantastico alla scoperta della Germania, in compagnia di simpaticissime ragazze tedesche e delle loro gentili famiglie che ci hanno ospitato. Siamo stati accolti in un semplice paesino di circa 700 abitanti, Lützelhausen dove le nostre famiglie abitavano per poi andare a scuola a Freigericht un paesello che aveva il vantaggio di ospitare una delle scuole più grandi d’Europa che ospita più di 2500 studenti. L’immensa scuola molto ben organizzata comprendeva i tre livelli di scuola tedesca, la ragazza che mi ospitava insieme ad altre del progetto che ho conosciuto frequentavano il 12^ anno del 3^ livello, il livello più alto della scuola tedesca, il gymnasium. Le attività nella scuola erano interessanti e divertenti, grazie alle quali abbiamo conosciuto tutti i ragazzi partecipanti al progetto da diversi punti di vista. Anche le attività al di fuori della scuola sono state coinvolgenti come la visita all’industria Woco che produceva componenti in gomma e silicone per auto ed elettrodomestici, sicuramente l’Italia avrebbe da imparare molto dalle imprese e aziende presenti in Germania e dal loro sistema di apprendistato che permette a molti ragazzi di lavorare e studiare insieme per poi avere un contratto alla fine degli studi. Abbiamo inoltre visitato due importanti università, quella di Gießen per le materie scientifiche, nel dipartimento di chimica sperimentale dove abbiamo visitato i vari lavoratori e abbiamo potuto tentare un esperimento con gli studenti dell’Università, e l’università di Darmstadt per il campo umanistico dove potevamo scegliere di partecipare a lezioni di grammatica, linguistica o lettura in lingua inglese. Università grandi e accoglienti che permettono specializzazioni in tantissime materie che ci hanno permesso di vedere da vicino anche la possibilità di studiare all’estero.

Cose che non dimenticheremo mai della Germania sono sicuramente: le bassissime temperature alternate ad esageratamente alte temperature negli ambienti chiusi che non scalfivano minimamente i tedeschi che sembravano non sentire la temperatura, la costanza con la quale la famiglia abbassava le tapparelle la sera per rialzarle la mattina quando dalle 5/6 di sera alle 8 della mattina il buio è totale e anche la mattina sembra sia ancora notte fonda, la cena che si teneva circa alle 6 di sera e la buonanotte fissa al massimo alle 9 di sera che angosciava noi stranieri che spesso siamo rimasti svegli nella nostra camera fino a molto più tardi, tutti noi ci siamo resi conto inoltre della ricchezza della scuola che si é potuta permettere di noleggiare un pullman per noi ragazzi dell’erasmus per un’intera settimana e di pagare la mensa della scuola e delle università a tutti noi, cosa che la nostra scuola non si sarebbe mai potuta permettere. Le famiglie ci hanno accolto con gentilezza anche se il carattere dei tedeschi non é caloroso come quello degli italiani siamo stati bene nelle loro case.

La compagnia del professore ci ha permesso di vivere l’esperienza al massimo con divertimento e gioia.

Lecce, li 4 febbraio 2019

Alessandro Lezzi

Liceo Scientifico Statale “C. De Giorgi”

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Un ponte per l’Europa

Insegnare alle giovani generazioni cosa significa essere parte dell’Unione Europea, far comprendere di appartenere ad una comunità più ampia, oltre i propri confini nazionali, rappresenta un compito abbastanza complesso non soltanto per i docenti ma anche per coloro che a vario titolo si occupano di formazione, occupazione e orientamento professionale.

Tra le svariate iniziative – le c.d. best practice – sostenute dagli Enti locali con la collaborazione delle istituzioni scolastiche – merita attenzione quella promossa dall’Amministrazione Comunale di Oliveto Citra, piccolo borgo in provincia di Salerno, intitolata “Bridges-Ponti. Le comunità locali per l’Europa di tutti”.

Questo evento è stato organizzato due anni fa dal Comune di Oliveto Citra e dal Dirigente Scolastico, prof.ssa Gabriella Liberti, in occasione della Festa dell’Europa – il 9 maggio – con l’intento di accogliere una delegazione di studenti e amministratori provenienti dai comuni gemellati, precisamente da Szczawnica (Polonia), Collesano (PA) e Muro Lucano (PZ).

Il titolo scelto per la manifestazione aveva lo scopo di comunicare ai giovani olivetani che anche in una piccola realtà locale fossero possibili scambi interculturali significativi, che andassero oltre il c.d. “gemellaggi”, troppo spesso identificati dalla semplice denominazione del paese “gemellato” all’ingresso del paese.

La manifestazione “Bridges-Ponti” ha preso il via l’8 maggio, con una giornata interamente dedicata agli alunni dell’Istituto Comprensivo “Jacopo Sannazzaro” che sono stati coinvolti in diverse attività di accoglienza dei ragazzi giunti dai comuni gemellati, con il compito di fungere da guide turistiche alla scoperta delle bellezze del borgo e delle tradizioni locali.

Il 9 maggio – giorno dell’Europe Day – protagonisti sono stati sempre gli alunni olivetani e i ragazzi dei comuni gemellati, che si sono esibiti all’Auditorium Comunale con musica, poesia, dipinti e danze sul tema “la mia idea di Europa”, un momento di scambio e condivisione sulla propria idea di Europa, fulcro della manifestazione. Ospite dell’evento, il professor Giuseppe Foscari, docente di storia dell’Europa all’Università di Salerno.

Tale evento ha rappresentato un’occasione di forte crescita culturale per gli alunni di Oliveto Citra, che hanno vissuto un intenso momento di scambio interculturale, attraverso il quale hanno potuto sperimentare le proprie capacità espressive e comunicative, mettendo concretamente alla prova quelle che in terminologia scolastica vengono definite “le competenze chiave di cittadinanza”. Leggi tutto “Un ponte per l’Europa”

Insegnanti

In Europa con entusiasmo!

Dear partners, our Project Healthy Body Healthy Mind…” così aveva inizio l’avventura dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Leverano nel magico mondo della Progettazione ERASMUS+ KA2 fortemente voluta e sostenuta dal Dirigente Scolastico.

Il Progetto dal titolo “Healthy Body – Healthy Mind, durato 25 mesi a partire dall’ottobre 2016, è stato presentato dalla Scuola Inglese Qeenswood School di Morley (Leeds) e ha coinvolto l’Italia, la Spagna, la Slovenia, la Polonia e la Lituania.

L’obiettivo primario è stato di educare i giovani studenti ad un corretto stile di vita attraverso la condivisione di aspetti culturali locali di ciascun Paese partner. Altri focus del progetto sono stati il potenziamento della fluency in inglese di studenti e docenti per migliorarne gli aspetti comunicativi e lo scambio di buone pratiche al fine di innovare tecniche e metodologie didattiche, ponendo particolare attenzione all’uso delle nuove tecnologie.

Gli studenti delle classi quarte di scuola Primaria e quelli delle classi seconde di Scuola Secondaria di I grado sono stati coinvolti in numerose attività e con entusiasmo hanno condiviso le esperienze, i processi di realizzazione e gli output attraverso skype sessions, pubblicazioni sul sito del progetto e sulla piattaforma e-Twinning con i “compagni di classe europei”.

Le mobilità svoltesi a Slovenj Gradec (Slovenia), Leeds (Inghilterra), Inowroclaw (Polonia) e Vilnius (Lituania) a cui hanno partecipato 13 alunni del nostro Istituto, sono state la punta di diamante del progetto che ha permesso ai nostri studenti di portare in Europa il loro vissuto e riportare a scuola, tra i pari, la ricchezza di un’esperienza reale di respiro europeo.

Ai fini del successo del Progetto, di fondamentale importanza, sono stati i due meeting transnazionali realizzatisi a Badajoz (Spagna) e a Leverano (Italia) in cui i docenti dei sei Paesi partner si sono confrontati sui punti di forza e sulle criticità, focalizzando le modalità vincenti e contestualizzando i percorsi nelle singole realtà per poi innalzare i risultati attesi in direzione degli standard europei.

Attraverso la socializzazione step by step di ogni fase, l’intero corpo docente è stato coinvolto dall’entusiasmo che ha caratterizzato l’intera vita del progetto creando un effetto osmotico con inevitabili ricadute positive sui vari stakeholders.

L’opportunità che l’Europa ci ha offerto, ha permesso alla nostra “piccola comunità” scolastica di elevarsi nel cielo internazionale e di brillare di una luce nuova desiderando e intravedendo così nuovi sentieri da percorrere… in un futuro ancora europeo, non troppo lontano. Leggi tutto “In Europa con entusiasmo!”

Esperienze di progetti “Comenius e Erasmus+”

Elley

In continuità con la tematica relativa all’Europa, oggetto dell’ultimo numero della Rivista “Artedo Universo Scuola” di Artedo, vogliamo riferire delle nostre esperienze concrete nell’ambito dei Progetti Comenius e Erasmus+.  L’esperienza, iniziata 13 anni fa nella scuola secondaria di I grado “G. Carducci”, è stata proseguita con entusiasmo dopo l’accorpamento con la scuola secondaria “Dante Alighieri” dell’Aquila.

In Europa negli anni Novanta ci si è chiesti, a vari livelli, se c’erano le condizioni per istituire processi di educazione e di istruzione comuni tra i Paesi membri, in grado di condurre alla nascita di un Cittadino europeo. Dal dibattito è emerso che ciascun Paese aveva le sue tradizioni e le proprie identità culturali da salvaguardare e che le diversità costituivano una preziosa ricchezza per l’Europa. Venne quindi scartata l’ipotesi di una scuola uguale per tutti e con il Trattato di Maastricht del 1992 apparve più saggio far dialogare queste diversità, attraverso la mobilità di studenti e docenti. Venne dato così l’avvio ai tanti Progetti che hanno investito il mondo della scuola dagli anni ’90, tra cui il “Progetto Comenius” prima e il “Progetto Erasmus+” oggi.

L’obiettivo di questi Progetti era ed è quello di promuovere lo sviluppo della conoscenza e della comprensione del valore delle diversità culturali e linguistiche in tutta Europa. Di migliorare la qualità della mobilità degli scambi di allievi, del personale docente degli Istituti Scolastici dei vari Stati membri dell’Unione Europea, al fine di coinvolgere allievi e docenti in attività educative congiunte; di aiutare i giovani ad acquisire le competenze di base necessarie allo sviluppo dell’individuo; di migliorare e aumentare i partenariati tra scuole dei diversi paesi UE nonché di incoraggiare l’apprendimento di lingue straniere e permettere al personale docente di perfezionare la qualità e la dimensione europea della propria formazione, oltre a potenziare le metodologie pedagogiche e la gestione scolastica.

La nostra esperienza ha preso l’avvio alcuni anni fa con la piattaforma “Etwinning” che ha aperto una finestra sul mondo per i docenti e gli allievi coinvolti nonché per tutta la comunità educante.

La conoscenza della lingua inglese e degli strumenti informatici ci hanno permesso di muoverci con disinvoltura sulla piattaforma Etwinning alla ricerca di contatti con altre scuole europee, di scegliere le proposte più adatte all’età dei nostri allievi, dando così il via a corrispondenze tramite lettere e ad attività didattiche e culturali congiunte.

Dall’esperienza Etwinning siamo arrivati al primo Progetto Comenius circa dodici anni fa, sul tema delle fiabe tradizionali di Paesi diversi, tra cui la Grecia, la Norvegia e la Romania. Di esso resta soprattutto l’esperienza indimenticabile vissuta da allievi e docenti nella scuola norvegese.

Dopo il successo del primo Comenius, l’entusiasmo di docenti, allievi e genitori, cresceva sempre di più ed è stato facile lavorare su un secondo Progetto alcuni anni più tardi, con il topic “Il Folklore e le Tradizioni” dei paesi coinvolti e ha visto una scuola francese come  capofila. I paesi coinvolti sono stati oltre all’Italia e alla Francia, la Romania, la Grecia, la Turchia, la Bulgaria e l’Estonia.

Il Progetto ha avuto una durata biennale ed è stato caratterizzato, in una prima fase, da attività culturali e didattiche congiunte e condivise a distanza, attraverso l’uso delle tecnologie: videoconferenze con l’uso di Skype, invio di lavori sulla piattaforma comune e successivamente dalla mobilità a turno nei rispettivi Paesi aderenti al Progetto, di alcuni docenti e allievi delle classi coinvolte. Il prodotto finale è stato realizzato in Francia, con una danza comune a simboleggiare l’unione tra i popoli.

Il terzo Progetto Comenius dal titolo Move@t è stato coordinato dalla Polonia con il coinvolgimento, oltre all’Italia, di Spagna, Portogallo, Turchia, Bulgaria, Romania e Grecia. Il tema portante del Progetto è stato “Il Movimento attraverso la pratica sportiva e una corretta alimentazione”. Anche in questo caso ogni Paese ha organizzato la settimana di accoglienza nella propria scuola di rappresentanti di allievi e docenti dei Paesi coinvolti e sono state condivise attività e lavori preparati in precedenza nelle diverse sedi scolastiche. A Valencia la tematica della corretta alimentazione ha trovato pratica applicazione nella realizzazione  del tipico piatto, la paella, realizzato dai genitori degli allievi a scuola.

L’ultima avventura, nell’ambito dei Progetti europei, è stato il Progetto “Erasmus+” che si è concluso nel mese di Aprile del 2018 con la mobilità di docenti e allievi, per la parte relativa alle attività didattiche, e del meeting conclusivo dei coordinatori dei paesi coinvolti nel Progetto, per la parte di responsabilità organizzativa. I due eventi sono stati organizzati in parallelo, a Las Palmas, capitale di Gran Canaria delle isole Canarie. Inizialmente il meeting conclusivo era previsto in Turchia in tempi diversi, ma per motivi di sicurezza è stata evitata la Turchia come luogo di incontro.

Questo Progetto, iniziato nel 2016, ha avuto come titolo “ELLEY” (Enriching Leisure and Lifestyle of European Youth).  Capofila è stata la Spagna e i paesi coinvolti sono stati: l’Italia, la Bulgaria, la Romania, la Germania, i Paesi Bassi e anche stavolta la splendida Turchia, primo paese per volume di Progetti europei realizzati. L’obiettivo del Progetto è stato quello di arricchire il tempo libero dei nostri ragazzi con attività sportive, culturali e soprattutto di Cittadinanza attiva.  Il successo del Progetto è stato superiore a ogni aspettativa.

In particolare, le attività di “Cittadinanza Attiva”, hanno visto il coinvolgimento sentito e profondo da parte dei ragazzi in diverse attività di supporto ai più deboli, anche mediante attività di “peer to peer”, con concerti e allestimento di mercatini per la raccolta di fondi per beneficenza, raccolta di beni alimentari, giocattoli e abiti, visita a una casa di cura per anziani soli. I ragazzi hanno sperimentato così  forme di volontariato e di solidarietà.

Nell’ambito delle attività di Cittadinanza attiva, sono state anche organizzate conferenze culturali e esperienze dirette in collaborazione con gli Enti locali del territorio per la presa di coscienza delle abitudini sbagliate che a lungo andare possono provocare danni all’ambiente in cui viviamo e per l’organizzazione di attività ambientali per la salvaguardia del nostro Pianeta. Nel corso della visita in Italia è stata organizzata la “Giornata dell’albero”, piantando alberi nel cortile della scuola e recitando poesie a tema alla presenza di tutta la comunità e delle autorità cittadine.

L’esperienza dei Progetti Comenius e Erasmus+ ci ha arricchito non solo culturalmente e professionalmente, ma anche sotto il profilo delle relazioni umane.

Le settimane di accoglienza che ogni Paese Partner ha organizzato nella propria Scuola, per accogliere le delegazioni di docenti e allievi dei Paesi coinvolti, hanno consentito a tutta la comunità educante di partecipare: Dirigenti, docenti, studentesse e studenti, genitori, Enti Locali. Le attività sportive, culturali e di visita del territorio, hanno consentito di vivere e capire meglio la lingua, gli usi e i costumi del Paese ospitante e hanno permesso di riscoprire il calore, la voglia di riscatto e i progressi di Paesi come la Bulgaria, la Romania e la Grecia, l’efficienza delle scuole tedesche e olandesi, il folklore dell’Estonia, la disponibilità e la creatività dei docenti spagnoli e portoghesi, la tenacia dei francesi, la competenza e la sicurezza dei polacchi e la splendida comunità dei giovanissimi e attivi docenti turchi.

“Essere uniti nelle diversità”, conoscere l’Europa non solo attraverso i libri, ma attraverso gli occhi e le parole dei propri coetanei, vivendo esperienze dirette nei Paesi e nelle famiglie ospitanti, mangiando i loro cibi, frequentando le loro scuole e i loro luoghi di ritrovo è il valore aggiunto dei Progetti Europei per allievi e docenti ed è in questo momento storico, in cui certi valori europei comuni sembrano vacillare sotto la spinta di nazionalismi sempre più emergenti, che risulta fondamentale proseguire e potenziare la strada dei Progetti dell’Unione europea. Leggi tutto “Esperienze di progetti “Comenius e Erasmus+””

eTwinning

eTwinning

Dal quaderno di Stella, scuola Primaria S. Clemente (Rimini)

Racconta un’esperienza scolastica che ti ha entusiasmato…

Quest’anno stiamo facendo un progetto europeo attraverso la piattaforma eTwinning. Abbiamo condiviso delle attività con una classe di una scuola greca. Loro ci hanno mandato dei codici segreti e noi li abbiamo disegnati con la pixel art. Ci siamo anche scambiati i bigliettini di natale e le lettere con le nostre descrizioni, ma non ci eravamo mai guardati negli occhi. Aspettavamo il momento di incontrarci su internet per presentarci e mostrare i lavori fatti. Eravamo emozionati perché ognuno di noi avrebbe visto il compagno con cui era stato abbinato. La diretta era stata fissata a dicembre, ma poi c’è stata la neve, hanno chiuso la scuola e abbiamo dovuto rimandare.

La seconda volta, a gennaio, abbiamo avuto un problema tecnico con la connessione e, di nuovo, non ci siamo riusciti. La delusione è stata tanta, ma alla fine, al terzo tentativo, abbiamo visto nello schermo le facce dei nostri nuovi amici, finalmente! In questi mesi ci siamo esercitati a parlare in inglese e avevamo preparato delle domande, ma avevamo tutti paura di sbagliare. Io mi sentivo molto insicura poi, quando ho iniziato a parlare con Georgia, ho capito che anche lei era una bambina come me e che, se non capivo qualcosa, c’era la maestra ad aiutarmi. Avevo portato il foglio con le cose da dire, ma non mi è servito perché per fortuna mi sono ricordata da sola. Lei è molto bella ed è sicuramente più brava di me perché ha risposto subito. Io invece non ho capito la sua domanda. La maestra me l’ha tradotta e sono riuscita a salvarmi da una figuraccia. Meno male che abbiamo un altro appuntamento e potrò rifarmi!

Mi piace questo progetto perché in classe lavoriamo in gruppi e facciamo laboratori interessanti. Stiamo sperimentando il coding, che si può applicare a tante materie e che ci rende molto creativi. Infatti abbiamo inventato dei codici e delle storie avvincenti con i blocchi delle istruzioni. Ho scoperto che la Grecia non è poi così lontana come sembrava sulla cartina geografica. Alla fine basta il computer e il wifi (che funziona!) ed è come stare nella stessa aula. Se poi facciamo le stesse attività è proprio come stare insieme e avere dei nuovi compagni con cui divertirsi… ops volevo dire… con cui studiare! La Grecia e l’Italia hanno una storia antica in comune, ma anche un futuro insieme perciò è giusto che questo inizi da noi, dalla nostra collaborazione. La maestra ci ricorda spesso che siamo in Europa e io sono contenta, perché significa che ho tanti amici diversi con cui posso condividere emozioni ed entusiasmo.Esperienza eTwinning

Leggi tutto “eTwinning”

Hour of code, disseminazione e coinvolgimento

Hour of code

L’ora del codice è un’iniziativa nata negli Stati Uniti nel 2013 per avvicinare gli studenti e le scuole al coding. Come tutte le campagne di alfabetizzazione, il pretesto di svolgere almeno un’ora di programmazione si trasforma nell’opportunità di coinvolgere milioni di persone in Europa e nel mondo.

Lo scopo è di dimostrare che, attraverso l’utilizzo attivo della tecnologia informatica, si può comprendere meglio la società di oggi e quella del futuro e che per affrontare la complessità ed inserirsi nel mondo del lavoro è necessario che le nuove generazioni sviluppino il pensiero computazionale e la creatività.

Dal 2014 L’ora del codice è proposta nell’ambito del progetto Programma il Futuro dal MIUR in collaborazione con il CINI (consorzio interuniversitario nazionale), fornendo alle scuole  una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti base dell’informatica.

I risultati sono strabilianti e collocano il nostro Paese al primo posto in Europa e nel mondo. Per il successo ottenuto il progetto è stato riconosciuto come iniziativa di eccellenza europea per l’istruzione digitale nell’ambito degli European Digitale Skills Awards 2016.

Quest’anno l’ora del codice si è svolta dal 3 al 9 dicembre e ha permesso di inventare app, affrontare sfide di coding, lavorare con i compagni alla realizzazione di prodotti originali e fantasiosi. Tutti possono partecipare a prescindere dall’età e dall’esperienza. L’unico requisito è… lasciarsi  trasportare dalla creatività!

Parola all’esperto

Mi chiamo Alan Touring. Vi sembrerà strano leggere di me, ma sento ancora la necessità di dire qualcosa perché la mia vita è rimasta, in qualche modo, incompiuta.

Mi sono occupato di varie cose e avevo tante passioni, ma oggi sono ricordato come papà dell’informatica. Ho concepito, infatti, un modello astratto di macchina che, dotata di un nastro potenzialmente infinito di simboli, esegue algoritmi per sempre. Questo apparecchio è considerato l’avo dei computer moderni.

Ho sempre amato la matematica, per me era come un gioco. Sono riuscito a decifrare codici difficilissimi, addirittura quelli del comando tedesco che, con i sottomarini, affondava le navi degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Molti dicono che, con quella decodifica, ho salvato delle vite umane. Non so quante,  ma a me basta sapere che ne ho salvata almeno una.

Ho sempre ritenuto che le macchine potessero essere costruite simulando i comportamenti umani. L’intelligenza artificiale è affascinante, ma so bene che quella umana, pur essendo basata su processi meccanici, possiede qualcosa in più: il potere dell’intuizione. Credo proprio che noi possediamo dei super poteri, quelli della creatività e della fantasia.

Ho saputo che qualche anno fa avete festeggiato il centenario della mia nascita. Mi piacerebbe tanto (ri)vivere nella vostra epoca ed avere a disposizione le nuove tecnologie per inventare macchine reali in grado di aiutare l’uomo. Seguo con attenzione le recenti evoluzioni dell’informatica e spero che la petizione per riconoscere gli algoritmi come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità possa dare valore e dignità a tutti i procedimenti non ambigui che risolvono problemi e realizzano idee.

Sono stato sfortunato perché ai miei tempi c’erano tantissime restrizioni. Sono stato perseguitato, processato e punito per la mia omosessualità. Sono stato definito genio irascibile, innovatore eccentrico, ironico provocatore. Sì ero tutto questo, ma non solo.

Avevo 41 anni quando ho addentato una mela avvelenata al cianuro. Qualcuno non crede al mio suicidio e forse questo è l’enigma più grande mai svelato legato per sempre al mio personaggio.

Recentemente ho ottenuto la grazia postuma dalla regina d’Inghilterra Elisabetta II e ho visto riconosciuta la mia eredità scientifica. Addirittura in una petizione si firma per candidare il mio volto sulla banconota di 10 £. Come sono cambiati i tempi…

Ma è quella mela morsa, che ha causato la mia morte, immortalata come simbolo della Apple, che resta il mio riscatto più grande perché rappresenta tutti quelli che, come Steve Jobs, hanno apprezzato la mia mente. Quella mela resterà in eterno la metafora dell’innovazione e dei grandi traguardi culturali dell’umanità che raggiungeremo insieme nei secoli a venire… a grandi morsi.

Alan Touring

A scuola con i robot

A scuola con i robot

I robot prenderanno il posto degli uomini? La domanda è sempre più ricorrente, mentre veniamo travolti da quella che viene definita Quarta rivoluzione. Si prevede che 75 milioni di lavoratori in tutto il mondo saranno sostituiti dalle macchine entro il 2022. Ciò che ci conforta è che questo accadrà nei processi produttivi e non in quelli decisionali e creativi. Ma non basta. Il fenomeno, secondo il World Economic Forum, genererà 133 milioni di nuovi posti di lavoro ed attività che oggi non esistono. Dobbiamo, quindi, essere preparati. Leggi tutto “A scuola con i robot”

La scuola in ospedale

La Scuola in Ospedale

La Scuola in Ospedale è il luogo della normalità inserito in un’istituzione di emergenza, qual è l’ospedale.

La scuola in ospedale è calibrata sul singolo bambino/ragazzo, tenendo conto delle tempistiche di visite, terapie e della specificità delle patologie. Privilegia i piccoli gruppi, attuando il rapporto uno a uno, docente-alunno, programma le attività didattiche utilizzando tecnologie multimediali e comprende anche attività ludiche e ricreative. L’obiettivo è assicurare pari opportunità di istruzione a tutti gli alunni ricoverati, per far sì che possano proseguire il proprio percorso didattico senza rischiare difficoltà di reinserimento o dispersione scolastica.

Il docente in ospedale deve ricorrere a strategie di individualizzazione e di personalizzazione del percorso formativo, e garantire al contempo una mediazione tra la famiglia e l’ospedale.

La scuola in Ospedale è oggi diffusa in tutti gli ordini e gradi di scuola e la sua presenza nelle strutture ospedaliere garantisce ai bambini e ai ragazzi ricoverati il diritto all’istruzione come diritto a conoscere e ad apprendere in ospedale, nonostante la malattia. Nata inizialmente dalla disponibilità e volontà di singoli operatori e istituzioni, è oggi un concreto esempio di come istituzioni, soggetti, operatori, pur con obiettivi diversi, possono incontrarsi e interagire positivamente per la messa a punto di interventi che hanno un solo fine, quello di promuovere il benessere e la crescita della persona, pur in situazioni di difficoltà.

Gli insegnanti della Scuola in Ospedale operano per:

  • adeguare la proposta formativa alle esigenze di ciascuno. A tutti gli alunni deve essere data la possibilità di sviluppare al meglio la propria identità e potenzialità, favorendo la valorizzazione delle diversità contro ogni forma di emarginazione, discriminazione ed esclusione e affermando pari opportunità per tutti;
  • perseguire il diritto di ognuno ad apprendere, nel rispetto dei tempi e delle modalità proprie, progettando percorsi atti al superamento delle difficoltà, in un clima sereno e cooperativo, finalizzato allo “star bene”, educando all’autostima e al promuovere l’intelligenza creativa per far emergere il talento espressivo dell’alunno;
  • valorizzare le risorse esistenti sul territorio (enti locali, associazioni) allo scopo di realizzare un progetto educativo ricco e articolato affinché l’offerta formativa della scuola non si limiti alle sole attività curricolari e assuma un più ampio ruolo di promozione culturale e sociale capace di favorire processi di orientamento;
  • rendere chiare le ragioni delle scelte educativo-formative, favorendone la visibilità. L’arricchimento e la diversificazione del percorso formativo sono finalizzati a garantire a tutti gli alunni uguali opportunità di crescita culturale. La frequenza scolastica di alunni ricoverati, deve essere agevolata da interventi che utilizzino anche strategie multimediali ed informatiche (postazioni mobili, audiovisivi, cooperazione attiva con i compagni).

Istruzione Domiciliare

L’Istruzione Domiciliare riconosce ai minori malati il diritto-dovere all’istruzione anche a domicilio per consentire a chi, già ospedalizzato per una grave patologia e impedito alla frequenza della scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), di esercitare il proprio diritto allo studio.

Il servizio di istruzione domiciliare viene garantito a tutti gli alunni, iscritti a scuole di ogni ordine e grado, a seguito di una formale richiesta della famiglia e di una idonea e dettagliata certificazione sanitaria, rilasciata dal medico curante ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001). L’Istruzione Domiciliare non è un intervento a carattere permanente: rappresenta una fase del percorso formativo che ha come obiettivo il rientro nel contesto della classe.

In generale l’Istruzione Domiciliare è svolta dagli insegnanti della classe di appartenenza in orario aggiuntivo oppure, se presenti, eventualmente dai docenti dell’organico potenziato; in mancanza di costoro, può essere affidata anche ad altri docenti della stessa scuola che si rendano disponibili o ad altri docenti di scuole vicine; non è da escludere il coinvolgimento dei docenti ospedalieri. I percorsi didattici e le relative prove di valutazione sono elaborati dal Consiglio di classe (o gruppo docente della classe) di appartenenza. Ogni situazione presenta bisogni e criticità da gestire: gli insegnanti della classe di appartenenza collaborano con gli insegnanti ospedalieri condividendo percorsi didattici attraverso:

  • i consueti strumenti di comunicazione online (per esempio, Skype);
  • le piattaforme che consentono di gestire le classi online, le pratiche di flipped classroom (ad 
esempio Edmodo, Google Classroom, etc…).

Il Vademecum per l’Istruzione domiciliare del 2003 rappresenta un punto di riferimento essenziale ed esplicita quali siano le patologie effettive di fronte alle quali il servizio diventa una necessità per l’alunno. Inoltre il Vademecum precisa l’ambito di intervento e quali debbano essere gli atti formali da adempiere per la gestione del servizio: “la scuola interessata dovrà elaborare un progetto di offerta formativa nei confronti dell’alunno impedito alla frequenza scolastica, con l’indicazione del numero dei docenti coinvolti e delle ore di lezione previste. Il progetto dovrà essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto, in apposite sedute d’urgenza previste dal dirigente scolastico, ed inserito nel POF (ora PTOF). La richiesta con allegata certificazione sanitaria e il progetto elaborato verranno presentati al competente Ufficio Scolastico Regionale, che procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini dell’approvazione e della successiva assegnazione delle risorse.”

L’Accordo di Rete di Scopo delle Scuole Polo Ospedaliere

Negli ultimi anni la società ha subito notevoli cambiamenti, che hanno portato all’esigenza di riscrivere alcuni punti del Vademecum del 2003.

Le Scuole Polo Regionali hanno aderito ad un Accordo di Rete di Scopo, da cui hanno tratto delle proposte di elaborazione di linee guida condivise, che tengano conto dei cambiamenti sociali emersi da indagini recenti.

Le nuove patologie nella società che cambia

Nello specifico dell’istruzione domiciliare, servizio che in genere è conseguente all’ospedalizzazione per gli studenti malati, la Rete di Scopo evidenzia la necessità di rispondere adeguatamente all’attivazione di specifici percorsi di istruzione per gli studenti che vengano colpiti da patologie che non compaiono nel “Vademecum” del 2003.

Il “Vademecum” indicava già una lunga e ampia serie di patologie, e cioè:

  1. Patologie onco-ematologiche;
  2. Patologie o procedure terapeutiche che richiedono terapia immunosoppressiva prolungata;  
  3. Patologie croniche invalidanti;
  4. Malattie o traumi acuti temporaneamente invalidanti.

Il contesto delle emergenze è profondamente cambiato, a causa delle modificazioni sociali.      Molte patologie sono oggi di natura psicologica:

  • Fobie scolastica;
  • Stati d’ansia post trapianto;
  • Disturbi del comportamento;
  • Affaticamento cronico;
  • Sindrome ansioso-depressiva;
  • Attacchi di panico;
  • Comportamenti autolesivi;
  • Doppia diagnosi da abuso di sostanze;
  • Disturbo del comportamento alimentare;
  • Anoressia nervosa.

Si tratta di patologie che solo in casi estremi richiedono il ricovero ospedaliero, ma che in ogni caso comportano un lungo periodo di tempo nel quale gli studenti non riescono a svolgere le loro normali attività quotidiane, come la frequenza della scuola. Anche in tali casi l’istruzione domiciliare può costituire un validissimo intervento contro la dispersione scolastica, attraverso l’utilizzo delle tecnologie che permettono un collegamento a distanza: questo perché la scuola e il legame con i compagni rappresenta, in queste situazioni, un contatto fondamentale con la normalità e quindi apre alla possibilità della ripresa, del reinserimento.

Il servizio di Istruzione Domiciliare si attiva in genere a seguito delle dimissioni dell’allievo dall’ospedale, in presenza di alcune gravi patologie e come conseguenza delle condizioni cliniche dell’alunno e delle terapie e/o prestazioni sanitarie a cui è sottoposto, che ne impediscono la frequenza scolastica. In tutti questi casi, la certificazione avviene a cura del medico ospedaliero. Nel caso in cui l’attivazione del servizio sia conseguenza di patologie finora non comprese nel servizio, la certificazione sarà a cura del Servizio sanitario, che espliciterà la necessità del servizio d’istruzione domiciliare e la sua durata.

Modalità di reinserimento a scuola dopo la malattia

Per i progetti di istruzione e ospedalizzazione è altresì opportuno che le singole autonomie scolastiche specifichino le modalità di reinserimento nella classe di appartenenza (dopo una lunga assenza per malattia): modalità che non andrebbero lasciate all’impegno dei singoli docenti ma definiti a livello collegiale, per sviluppare una cultura della ri-accoglienza che prevenga atteggiamenti discriminatori.

Formazione del personale docente e Dirigente delle scuole Ospedaliere

È fondamentale che la formazione iniziale del personale docente e dirigente sia adeguata nell’ottica di servizio alla persona, in modo da mettere gli insegnanti in grado di intervenire efficacemente, modulando gli interventi didattici e relazionali sulla base della difficoltà riscontrata. Anche la formazione in servizio deve coinvolgere i docenti, i dirigenti e i referenti regionali con competenze relativi alla SIO e all’ID.

La formazione degli insegnanti e dei Dirigenti Scolastici, nel caso di uno o più progetti di istruzione ospedaliera o domiciliare, riveste un’importanza fondamentale: l’insegnante deve essere messo in grado – con modalità condivise dall’intera comunità educante che è la scuola – di promuovere nell’alunno le competenze necessarie che gli consentiranno di fronteggiare la malattia e le terapie, sia in ospedale che a casa.

Il contesto educativo deve trasformarsi in spazio di protezione, che garantisca continuità con i contesti educativi che caratterizzavano la normalità della vita. Deve inoltre favorire la riappropriazione di Sé, veicolare la possibilità di una progettualità della relazione genitore-figlio e agevolare la realizzazione fra il personale sanitario e il genitore, aiutando il primo a far comprendere la possibilità evolutiva, che spesso il genitore non percepisce.

La Scuola in Ospedale e a domicilio trattiene e salva quanto la malattia, al contrario, fagocita, e ciò recuperando senso e significato dell’educazione come un percorso di formazione e trasformazione che consente all’alunno di essere ‘autrement’, fino a raggiungere il “thriving” di una vita da riscrivere.

Le esperienze individuali degli insegnanti ospedalieri e domiciliari, scaturite da esigenze didattiche a volte “estreme”, come ad esempio studenti che non possono frequentare la scuola per gravi problemi psicofisici,  hanno fornito e continuano a fornire un contesto unico per una profonda riflessione su nuove forme di scolarizzazione e di insegnamento, un insegnamento di tipo “aperto” che, con il supporto delle nuove tecnologie, travalica la consueta dimensione spazio-temporale della classe, pur garantendo la dimensione sociale e comunicativa necessaria al pieno sviluppo del processo di insegnamento-apprendimento.

Il Dirigente Scolastico dev’essere anch’egli messo nelle condizioni di lavorare al meglio, avendo piena consapevolezza del profilo normativo degli interventi didattici ed educativi necessari. Ancor più, se il Dirigente è chiamato a dirigere una sezione ospedaliera, rappresenta una figura di riferimento territoriale con la funzione di counseling operativo, in grado cioè di consigliare, avviare, accompagnare, le azioni e gli interventi del Servizio (SIO/ID). Non va trascurato che, dietro un qualsiasi suggerimento metodologico, in particolare se centrato sull’uso inclusivo delle nuove tecnologie, debba essere sempre prevista una capacità di “leggere” lo specifico caso al fine di indirizzare/consigliare i docenti sull’uso di strumenti e metodi didattico-inclusivi.

 Rispetto alla migliore formazione, iniziale e in itinere, dei docenti e dei dirigenti scolastici, le Scuole Polo regionali hanno negli anni attivato numerosi corsi di formazione e di informazione e curato la pubblicazione degli atti dei convegni/seminari organizzati su temi specifici.

Il Master Universitario di secondo livello sulla Scuola in Ospedale e l’istruzione domiciliare dell’Università di Torino, al quale partecipano, in qualità di docenti e relatori, numerosi nomi autorevoli della medicina e della pedagogia, nazionale e internazionale, è un valido esempio di alta formazione, dedicata ai docenti della scuola ospedaliera. I focus-group, i gruppi di riflessione, i workshop (anche con l’utilizzo di piattaforme, forum online), si stanno rivelando altamente formativi internamente a un’esperienza formativa di questo tipo: agire competenze, condividere conoscenze, affinare capacità di confronto, di accettazione, rilevare resistenze e/o conflitti, per affrontare i possibili fallimenti e rallentamenti o regressioni cognitive, ed eventualmente anche la perdita dell’allievo.

L’analisi di caso e l’incidente critico, consentono ai soggetti la riflessione e la riformulazione di situazioni difficili che richiedono soluzioni efficaci e immediate. L’analogia e la generalizzazione che essi consentono, permettono di ricomporre le tematiche o le situazioni reali sulle quali si deve intervenire, per agire decisioni, soluzioni nel qui e ora, monitorare, verificare, riprogettare.

Le funzioni della scuola polo

La Scuola polo regionale per l’ospedale, oltre a fare un’analisi dei bisogni formativi, a raccogliere e registrare dati ed interventi delle sezioni ospedaliere della propria regione, coordina la realizzazione degli interventi educativo-formativi relativi a tale dimensione formativa, anche con riguardo all’attivazione di laboratori didattici attrezzati presso gli ospedali e favorisce la diffusione e la disseminazione di pratiche educative innovative ed efficaci in tutte le scuole del territorio. Ha un’azione di sensibilizzazione e rappresenta lo “sportello informativo” sul territorio riguardo l’istruzione domiciliare con il ruolo di supportare e formare le scuole che per la prima volta si avvicinano a questa realtà. È anche affidataria delle dotazioni tecnologiche a supporto dell’istruzione domiciliare ed è incaricata della gestione amministrativo-contabile delle risorse.

 Per i ragazzi ricoverati in ospedale, o degenti a casa, le tecnologie della comunicazione possono rivelarsi ottime mediatrici e attenuatrici dell’impatto con la malattia e l’allontanamento dagli ambienti, le abitudini e le relazioni quotidiane e dello smarrimento derivato dall’incomprensione dei linguaggi e dei comportamenti degli adulti estranei.

Con le nuove tecnologie si può tentare di realizzare efficacemente la condivisione degli apprendimenti sperimentati in classe, con regolarità di confronto. In ospedale come a casa viene a mancare la messa alla prova, la sperimentazione diretta, ‘sul campo’, delle acquisizioni maturate, e quindi lo scambio continuativo, esperienziale, fra pari, in una dialettica di crescita.

La Scuola in Ospedale negli ultimi vent’anni è stata terreno privilegiato di sperimentazione e innovazione anche nell’utilizzo delle tecnologie didattiche, sia a supporto della personalizzazione dell’insegnamento, sia a salvaguardia, per quanto possibile, della dimensione sociale dell’apprendimento attraverso il mantenimento, quando possibile e nei limiti imposti dalle terapie, del collegamento con la classe di appartenenza. Far leva sulle tecnologie mobili e di rete permette di dar vita a “spazi ibridi di apprendimento” in grado di favorire l’inclusione socio-educativa di studenti impossibilitati alla normale frequenza scolastica e di sviluppare importanti ricadute sulla crescita professionale dei docenti e sull’innovazione didattica della classe/scuola di appartenenza dello studente homebound.

Progetto di Ricerca Azione

“Crescere insieme a casa di Richy”

La scuola nel percorso di cura delle patologie gravi pediatriche. Un progetto pilota

OBIETTIVI

Quello che invade la vita dei giovani pazienti e delle loro famiglie subito dopo la comunicazione di una diagnosi grave, è un vero e proprio tsunami. Durante il ricovero e i day hospital dei ragazzi, la scuola in ospedale interviene cercando di rendere quanto più possibile “normale” una situazione diventata improvvisamente fuori controllo per l’intero nucleo familiare.

Alla fine del ricovero, se la situazione emergente non permette al giovane paziente di riprendere le attività didattiche nella sua classe di appartenenza, la scuola lo accompagna a casa con l’Istruzione domiciliare.

Ogni bambino è un mondo da rispettare, nella dinamica dell’inclusione.

Con tale intento è stato messo in atto il progetto “Crescere Insieme. A casa di Ricky”.

Ricky a 13 anni ha subito l’amputazione degli arti superiori ed inferiori per un GvHD dopo un trapianto eterologo per una leucemia che lo aveva colpito a 7 anni. Durante i ricoveri era seguito dagli insegnanti della scuola ospedaliera, ma le ore di istruzione domiciliare di cui poteva usufruire una volta a casa, non erano sufficienti per l’intero anno scolastico e per portare a termine i programmi della scuola superiore. La scuola è intervenuta disegnando un progetto sulle esigenze personali di Ricky, che ha previsto la presenza di tutti i suoi compagni di classe.

METODO

Dopo aver suddiviso in piccoli gruppi i ragazzi della classe, sono stati pianificati dei percorsi attivi di lavoro domiciliare, tenendo conto delle esigenze specifiche della programmazione.

Alternandosi nell’impegno i gruppi sono stati accompagnati da un docente responsabile a casa di Richy.   Ogni gruppo ha seguito la lezione presentata dal compagno in ppt. Tutti i presenti si sono arricchiti del lavoro dell’altro, portando a termine gli obiettivi proposti., sia dal punto di vista didattico, che psicologico e sociale.

RISULTATI

Richy si è integrato in un gruppo classe che non avrebbe potuto frequentare a causa della sua grave patologia , ed i suoi compagni hanno riportato ottimi risultati didattici. Ciò conferma un miglioramento dell’autoefficacia attraverso la peer- education, che porta allo sviluppo delle life skills, sia in Ricky che in tutti i suoi compagni.

CONCLUSIONI

Alla fine dell’anno scolastico il progetto ha ricevuto il riconoscimento del sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che ha personalmente consegnato gli attestati di merito ai ragazzi della classe e a Richy, che continua a stupirci ogni giorno con la sua grande passione per la vita, che va oltre la sua grave patologia.

Riferimenti normativi

Normativa relativa ai diritti per l’infanzia e l’adolescenza:

  • 1924, Dichiarazione di Ginevra sui diritti del bambino approvata dalla V assemblea generale delle Nazioni Unite.
  • 1948, Costituzione Italiana, art. 32 (diritto alla salute) e art. 34 (diritto all’istruzione).
  • 1948, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
  • 1959, Dichiarazione sui diritti del bambino approvata dall’Assemblea Generale delle 
Nazioni Unite, che prescrive la necessità di offrire ai bambini cura, protezione e spazi dove 
sviluppare la creatività.
  • 1986, Carta Europea dei diritti dei bambini, della “EuropeanAssociation for children in 
hospital”.
  • 1989, Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia.
  • 1992, Legge Quadro n. 104: “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti 
delle persone handicappate”.
  • 1997, Legge n. 285 del 28 agosto 1997, Disposizioni per la promozione di diritti e di 
opportunità per l’infanzia e per l’adolescenza.
  • 1997, Legge n. 440 del 23/12/1997, Istituzione del fondo per l’arricchimento e 
l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi.
  • 2003, Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196: Codice in materia di protezione dei dati 
personali.
  • 2006 – 2009, CCNL Contratto Nazionale Comparto scuola
  • 2011 – 2013, Piano Sanitario Nazionale.
  • 2013, D.M. n. 821/2013, art. 8.
  • 1998, Dichiarazione mondiale sulla salute adottata dall’OMS.

Autonomia scolastica e amministrativa

  • Legge 15 marzo 1997, n. 59, in particolare l’art. 21 relativo all’autonomia delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
  • Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112, relativo al trasferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle Regioni e agli Enti Locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997 n. 59.
  • Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275, con il quale è stato emanato il regolamento recante norme in materia di autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 Legge n. 59/1997.
  • Legge 8 novembre 2000 n. 328, relativa alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

Scuola in ospedale

  • Circolare Ministeriale n. 345 del 12 gennaio 1986: scuole elementari statali funzionanti presso i presidi sanitari.
  • Circolare Ministeriale n. 353 del 7 agosto 1998: Il servizio scolastico nelle strutture 
ospedaliere.
  • Protocollo d’intesa del 27 settembre 2000: Tutela dei diritti alla salute, al gioco, 
all’istruzione ed al mantenimento delle relazioni affettive ed amicali dei cittadini di minore 
età malati.
  • Circolare Ministeriale n. 43 del 26 febbraio 2001: Trasmissione Protocollo d’intesa “Tutela 
dei diritti alla salute, al gioco, all’istruzione ed al mantenimento delle relazioni affettive ed amicali dei cittadini di minore età malati” e protocollo d’intesa “La scuola in strada e nelle zone a rischio”.
  • Protocollo d’intesa MPI-Beni Culturali-Sanità del 23 febbraio 2001
  • Circolare Ministeriale n. 149 del 10 ottobre 2001: La scuola in ospedale. E.F. 2001 – L. 
440/1997. Piano riparto risorse.
  • Circolare Ministeriale n. 84 del 22 luglio 2002: La scuola in ospedale. E.F. 2002 – L. 
440/1997. Piano riparto risorse.
  • Nota prot n. 1391 del 13 settembre 2002: La scuola in ospedale. Anno scolastico 2002/2003. 
Trasmissione Cd Rom “Insegnare in ospedale”
  • Nota Prot. n.696 del 25 agosto 2003: Progetto di ricerca: “La scuola in ospedale come 
laboratorio per le innovazioni nella didattica e nell’organizzazione “. Istituzione Scuole polo ospedaliere.
  • Decreto dirigenziale del 13 ottobre 2004: Istituzione del Comitato tecnico nazionale per la scuola in ospedale.
  • Nota prot. 4308 del 15 ottobre 2004: La scuola in ospedale e il servizio d’istruzione domiciliare. L.440/1997 – E. F. 2004.
  • Nota prot. 5526 del 7 dicembre 2004: Iniziative volte al potenziamento ed alla qualificazione dell’offerta formativa per alunni ricoverati in ospedale o seguiti in day hospital. AA.SS. 2002/2003 e 2003/2004.
  • Nota Prot. n.5483/A4° del 23 settembre 2005: L. 440/1997 – E.F. 2005. Piano di riparto per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.
  • Nota Prot. n.2810 del 12 aprile 2006: Richiesta informazioni circa l’utilizzo fondi per il Progetto di ricerca “ La scuola in ospedale come laboratorio per le innovazioni nella didattica e nell’organizzazione”.
  • Nota Prot. n.5296 del 26 settembre 2006: E.F. 2006 – L. 440/1997. Piano riparto risorse per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.
  • Nota prot. n. 2870 del 7 giugno 2007: Monitoraggio azioni e risorse per la scuola in ospedale. AA.SS. 2005/2006 e 2006/2007.
  • C.M. n. 108 del 5 dicembre 2007: Piano di riparto delle risorse per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. E.F. 2007.
  • Nota prot.n. 2039 del 16 aprile 2008: Giornata di studio e confronto sulle problematiche della scuola in ospedale e dell’istruzione domiciliare. Roma, 20 maggio 2008
  • Nota prot.n. 3260 del 4 luglio 2008: Monitoraggio azioni e risorse per la scuola in ospedale. A. S. 2007/2008.
  • C.M. n.87 del 27 ottobre 2008: Piano di riparto delle risorse per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. E.F. 2008.
  • Nota prot. n. 122 del 13 gennaio 2009: Risposta a quesiti sull’attribuzione della quota €. 258,00.
  • Nota prot.n. 3915 del 13 luglio 2009: Monitoraggio azioni e risorse per la scuola in ospedale, A. S. 2008/2009.
  • Nota prot.n. 2701 del 9 aprile 2010: Piano di riparto delle risorse per la scuola in ospedale, E.F. 2009.
  • Nota prot.n. 4870 del 21 luglio 2010: Monitoraggio conclusivo azioni e risorse assegnate alla scuola in ospedale per l’a.s. 2009/2010.
  • Nota prot. n. 5477 del 5 luglio 2011: Monitoraggio conclusivo azioni e risorse scuola in ospedale e Istruzione Domiciliare, assegnate per l’a.s. 2010/2011.
  • Nota prot. n. 7736 del 27 gennaio 2010: Chiarimenti sulla validità dell’anno scolastico, ai sensi dell’art. 14, comma 7 del DPR n. 122/2009.
  • C.M. n. 24 del 25 marzo 2011: Piano di riparto risorse E.F. 2010 e percorsi operativi.
  • C.M. n. 20 del 4/03/2011 (DG Ordinamenti scolastici): Validità dell’anno scolastico per la 
valutazione degli alunni nella scuola secondaria di 1 e 2 grado. Artt.2 e 14 DPR 122/2009
  • C.M. n. 60 del 16/07/2012 (prot. n. 0004439): Indicazioni operative per la progettazione dei percorsi di scuola in ospedale e a domicilio per alunni temporaneamente malati ( a. s. 2012- 
2013).
  • Nota prot. n. 586 dell’11/03/2014: indicazioni operative per la gestione degli interventi 
relativi alla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. A.S. 2013/2014.
  • Nota prot. n. 4670 del 28/07/2014: Monitoraggio azioni e risorse assegnate per la scuola in 
ospedale e l’istruzione domiciliare. A. S. 2013-2014 ( D.M. n. 821/2013, art. 8).
  • Nota prot.1586 dell’11 marzo 2014
  • Nota prot. n.2939 del 28 aprile 2015

Norme relative alla valutazione

  • DPR 22 giugno 2009, n. 122: Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169.
  • Nota prot. n. 6051 dell’8/06/2009: Valutazione finale degli alunni di scuola secondaria di 1° grado.
  • Nota prot.n. 7736 del 27/01/2010: chiarimenti sulla validità dell’anno scolastico, ai sensi dell’art. 14, comma 7 del DPR n. 122/2009.
  • C.M. n. 20 (prot. n. 1483) del 4 marzo 2011: Validità dell’anno scolastico per la valutazione degli alunni nella scuola secondaria di 1° e 2° grado.
  • D.lgs 62/2017, art 22

Riferimenti specifici per Istruzione Domiciliare

  • Protocollo d’intesa MIUR – Ministero della Salute del 24 ottobre 2003: Servizio d’istruzione domiciliare
  • Vademecum per l’istruzione domiciliare, 2003, prodotto nel Seminario nazionale sul servizio di istruzione domiciliare. Viareggio, 1-2-3 dicembre 2003 (trasmesso a tutte le scuole dalla D.G. per l’organizzazione dei servizi nel territorio).
  • Nota prot. n. 4104 del 4/09/2007: Seminario nazionale di studio e produzione sull’istruzione domiciliare. Viterbo, 26 – 27 settembre 2007.
  • Decreto direttoriale, 16 settembre 2009: Istituzione del Comitato paritetico nazionale per l’istruzione domiciliare.
  • Nota prot. n. 7333 del 15/11/2010: Indagine quanti-qualitativa sull’istruzione domiciliare. Progetto WISE (Wiring Individualised Special Education), sito: http://www.wisefirb.it/, dell’Istituto delle Tecnologie Didattiche del CNR di Genova (http://wise- domiciliare.itd.cnr.it – http://polaris.itd.cnr.it/questionario/index.php?sid=95951&lang=it).

FA CI LE

FA.CI.LE.: progetto inclusivo dell’I.I.S.S. Otranto

L’Istituto Alberghiero di Otranto, insieme ad altre quattro istituzioni scolastiche della Puglia, è stato partner del progetto sperimentale FA.CI.LE. (FormAzione Civico Linguistica E servizi sperimentali), finanziato dal Ministero dell’ Interno attraverso il Fondo Asilo Migrazione ed Integrazione.

Il progetto ha avuto inizio nell’agosto 2017 con la formazione on line e in presenza di docenti coinvolti a vario titolo: Proff. Serena Ampolo e Arianna Guido quali docenti di lingua italiana; Prof. Antonio Rizzo, docente di laboratorio di enogastronomia; Proff. Nicolina Leomanni e Silvia De Mitri, mediatori linguistici; Prof.ssa Lara D’Amore in qualità di tutor, in un corso  volto all’acquisizione delle competenze fondamentali per la didattica della lingua italiana a livello A1 e A2 che ha permesso di acquisire il titolo di certificatori CELI di lingua italiana L2.

Sin dalla prima fase, relativa all’accoglienza, della durata di 20 ore, il gruppo classe composto da 20 alunni, di cui 19 alunni regolarmente frequentanti (7 ragazze e 12 ragazzi), provenienti da paesi d’origine diversi: Nigeria, Senegal, Mali, Costa D’Avorio…, si è presentato piuttosto disomogeneo per provenienza,esigenze e livello di apprendimento. Quattro di loro non hanno mai frequentato la scuola e, alcuni di loro, non comprendevano neanche i messaggi più elementari in lingua italiana.

La convivenza tra i due gruppi, tutti appartenenti a categorie vulnerabili, è stata sin dall’inizio connotata da alcuni episodi di irascibilità e aggressività nei confronti dei ragazzi e dei docenti soprattutto da parte delle ragazze, le quali rappresentavano la parte più schiva del gruppo, poco propensa allo scambio e all’interazione con l’intera classe.

Ha fatto seguito l’azione formativa di base strutturata in due moduli; il primo pari a 100 ore, volto alla certificazione della lingua italiana a livello A1; il secondo pari ad 80 ore per l’acquisizione della certificazione della lingua italiana livello A2. A conclusione l’azione formativa specialistica della durata di 100 ore caratterizzata da attività tecnico pratica di laboratorio di enogastronomia, al fine di acquisire il lessico specialistico e le tecniche di cottura della cucina mediterranea.

A fronte delle difficoltà emerse e a seguito dell’analisi dei bisogni degli alunni, i docenti hanno cercato soprattutto di favorire un’iniziale  interazione e conoscenza fra i membri del gruppo e con i docenti,al fine di creare le basi per un clima di collaborazione e apprendimento per poi passare alla sperimentazione di prassi didattiche con il gruppo classe, così da valutarne gli effetti e da apportare le dovute modifiche.

Alla luce dei dati di partenza e di quelli emersi dall’osservazione in itinere si è optato per le seguenti metodologie didattiche:

  • una comunicazione semplice e diretta all’intero gruppo classe, mediata in caso di incomprensione dal mediatore presente;
  • un approccio esperienziale ai contenuti;
  • un riepilogo costante di quanto appreso nell’/negli incontro/i precedente/i per favorire la conferma dell’apprendimento relativo alle strutture sintattiche di base e al lessico;
  • il lavoro in sottogruppi per garantire a ciascuno uno spazio di espressione di sé;
  • la mediazione di alcuni alunni verso i compagni, laddove inglese e francese non fungessero da lingue veicolari;
  • la visita guidata del centro cittadino della città di Otranto che ospita il corso insieme all’intero gruppo ;
  • l’avvicinamento iniziale di ogni alunno a livello personale per favorire il senso di appartenenza e la familiarità.

Al termine delle attività formative si sono riscontrati risultati positivi in merito alla socializzazione e all’integrazione all’interno di un sistema strutturato da parte di tutti i discenti, i quali hanno acquisito le regole fondamentali della vita scolastica  e delle prassi di laboratorio.

I risultati di apprendimento della lingua italiana L2 sono risultati abbastanza diversificati in relazione alla situazione di partenza, al livello di partecipazione e alle biografie di ciascuno, ma per tutti gli esiti di apprendimento  possono considerarsi positivi in una gradazione che va dalla sufficienza sino all’eccellenza.

L’azione specialistica ha arricchito le competenze in lingua settoriale ed ha permesso a tutti  loro di acquisire il lessico di base e le tecniche fondamentali di “mise en place”, preparazione e servizio della cucina mediterranea attraverso un’analisi sensoriale finale. A ciò si è aggiunta la necessità di rivisitare alcune ricette tradizionali in funzione del loro credo religioso che impone l’osservanza di regole alimentari.

Tra i punti di forza si registra ,inoltre, con successo, l’instaurarsi di un clima sereno e familiare con i docenti che ha permesso a ciascuno di poter sviluppare il proprio potenziale.

Tra le criticità occorre invece sottolineare:

  • la distanza temporale tra la conclusione del modulo formativo di lingua e la calendarizzazione dell’esame di certificazione;
  • la non adeguatezza di alcune prove relative alla certificazione rispetto alle funzioni comunicative richieste dal livello di acquisizione linguistica;
  • la mancata segnalazione di alunni con deficit cognitivo e/o disturbi specifici di apprendimento che abbiamo riscontrato essere presenti nel gruppo e ai quali non c’è stata data l’opportunità di fornire loro strumenti personalizzati adeguati.

Tecnologie ed inclusione: quando la tecnologia a scuola diventa indispensabile per superare le barriere della disabilità

La Scuola è un’istituzione, ma anche un microcosmo, dove tante persone, nella loro diversa normalità, s’incontrano, si confrontano, crescono insieme, apprendono, dubitano di tante certezze, costruiscono la propria identità, ragionano su nuovi valori e ideali, vivono pienamente attimi che costituiranno alcuni dei loro ricordi indelebili.

In un ideale girotondo di unicità, si attuano delle dinamiche, che, al di là degli aspetti comunicativi e relazionali, portano all’arricchimento reciproco e alla revisione del sé, pur in presenza di diversi approcci determinati proprio dalle peculiarità che caratterizzano ogni individuo e la sua storia personale. Tale incontro fra individualità genera magiche contaminazioni ed imprevedibili espansioni sociali, cognitive, emotive, esperenziali. Mai un incontro attraversa le fasi della vita di ognuno senza lasciare un segno, il che, a scuola, si traduce in un’alchimia intangibile ed estremamente delicata tra docenti e discenti.

Nel suo ruolo di mentore, coach e bussola, il docente inclusivo non ha filtri, non ha barriere, non ha pregiudizi, non riconosce l’idea del limite, non ha vincoli se non quello di cogliere, far emergere, tirar fuori e valorizzare talenti, sogni, passioni, interessi e curiosità propri di ogni discente, il quale spesso non è ancora consapevole della propria mirabolante unicità. La paideia aveva come fulcro la valorizzazione delle peculiarità proprie di ciascun alunno, travalicando qualunque programmazione dettata da esigenze terze. L’alchimia propria di un percorso didattico, pregno di nodi e connessioni significative, fluisce spontaneamente verso una fase di catarsi che riqualifica le specificità del singolo e del gruppo in un continuo processo di dilatazioni e trasformazioni.

Aprirsi all’altro, donare parte di sé, auspicare il cambiamento, valorizzare ogni aspetto di uno strabiliante percorso di crescita, coinvolge ed entusiasma ogni attore scolastico, ciascuno nel suo ruolo. Perdono di significato le definizioni, le etichette e i pregiudizi, se il clima è stimolante ed il contesto è pronto ad accogliere ogni nuova avventura. Il docente inclusivo focalizza l’attenzione sull’ambiente di apprendimento, proprio per assicurarsi il ben-essere e l’entusiasmo di ogni studente. La predisposizione del setting viene curata con dovizia di dettagli, partendo dalle documentazioni a disposizione, in modo da impedire la frammentazione ed il carattere episodico di un percorso che perderebbe di significato.

E’ in questa luce che va interpretata l’esperienza  narrata da due team di docenti della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Sante Giuffrida” di Catania, durante il seminario di documentazione e pubblicizzazione delle buone pratiche “Tecnologie ed inclusione: quando la tecnologia a scuola diventa indispensabile per superare le barriere della disabilità” del 28 maggio scorso, promosso, organizzato e moderato dalla Dirigente Scolastica Maria Concetta Lazzara. Il seminario ha rappresentato un prezioso momento di confronto e riflessione sul ruolo del docente inclusivo e sulle evidenti quanto indispensabili opportunità e facilitazioni offerte dalle nuove tecnologie.

L’animatrice digitale della scuola – insegnante Adriana Daniela Musumeci – ha richiamato l’attenzione sul Piano Nazionale Scuola Digitale e sullo sforzo progettuale ed economico che l’Unione Europea e lo Stato Italiano stanno compiendo per attrezzare tutte le scuole e formare ed aggiornare ogni docente, puntando ad una scuola innovativa e realmente inclusiva, che superi barriere, disuguaglianze e frammentazioni. Per quanto attiene agli aspetti legislativi inerenti il passaggio dall’inserimento all’integrazione e lo sforzo che si sta compiendo per realizzare una scuola inclusiva in una società inclusiva, nonché l’interesse dell’Unione Europea nel certificare le competenze digitali ormai necessarie per acquisire tanto le competenze disciplinari quanto quelle trasversali e di cittadinanza, la scrivente, nel corso del proprio intervento, dopo un excursus storico, si è soffermata sul recente Quadro Europeo delle Competenze Digitali.

Dopo un accurato intervento del Dott. Leonardo Sutera Sardo – responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica U.I.C. Catania – che ha indotto gli astanti a riflettere sulle specificità del setting e della programmazione didattica di una scuola che accolga e includa un alunno ipovedente, le docenti Nunzia Pellegrino, Maria Luisa Iachelli e Agatina Caruso hanno descritto l’esperienza propria e della loro classe con un bambino che presenta una sensibile riduzione del campo visivo e le cui difficoltà si rilevano maggiormente nella coordinazione oculo-manuale e visuo-motoria.

Grazie all’adozione di una didattica multimediale basata su ausilii tiflotecnologici e tifloinformatici accuratamente selezionati, è stato possibile garantire al bambino la fruizione dei contenuti disciplinari e lo svolgimento di ogni attività didattica in relazione alle diverse discipline, dandogli la possibilità di raggiungere gli stessi obiettivi formativi ed educativi del gruppo classe.

Il bambino dispone di un banco reclinabile, la cui posizione è determinata dall’attività da svolgere, di un tablet e di un videoingranditore da tavolo, oltre che di software ingrandente, ebook e software didattici specifici, ove possibile con sintesi vocale, soprattutto per la lettura di testi lunghi; inoltre, utilizza autonomamente penne e matite a punta ferma e quaderni con righe e quadri a rilievo in bianco e nero forniti dall’Unione Italiana Ciechi.

In classe vengono abitualmente utilizzati notebook e LIM, che, nel caso specifico, diviene un efficacissimo schermo ingrandente degli ebook in adozione. Quotidianamente si ricorre ad Adobe Acrobat Reader, CmapTools e Mind Map per le mappe, Geogebra e Declic per la geometria, il pacchetto Office per la videoscrittura e la preparazione di presentazioni in slide, la macchina fotografica e la videocamera per le attività laboratoriali e di ricerca-azione. Si ricorre spesso allo scanner per fotocopiare ed acquisire pagine ed immagini, garantendo una migliore nitidezza del contorno delle lettere e, in generale, una qualità molto buona della copia ingrandita. Grazie alle tecnologie quali indispensabili strumenti compensativi e all’uso funzionale delle stesse nella prassi didattica da parte del team docente, il bambino ha raggiunto una buona autonomia operativa, superando le barriere della propria disabilità.

Successivamente, un secondo team, composto dalle docenti Tiziana Milazzo, Deborah Garofalo e Maria Cristina Tudisco, ha descritto l’esperienza particolarmente toccante di inclusività nella propria classe e, grazie a loro, in tutta la scuola. Le capacità motorie di un’alunna della classe sono compromesse al punto da costringerla a stare in posizione supina, 24 ore su 24, sul proprio letto. E’ in grado di muovere gli occhi e di emettere suoni gutturali, con i quali dialoga con le insegnanti ed i compagni di classe in videoconferenza. Muove volontariamente solo l’indice della mano sinistra, grazie al quale gestisce una bacchetta che le consente di scrivere, disegnare ed utilizzare ogni funzione del suo tablet. Le sue capacità cognitive non sono compromesse. Ha senso critico, buona capacità di memorizzazione e tantissima voglia di imparare!

Il mondo per lei era il suo letto, finché le tecnologie non le hanno consentito di superare ogni barriera compensando le funzioni fisiche compromesse, di entrare in relazione con l’esterno, di conoscere, di apprendere, di dialogare, di acquisire una certa autostima, di divenire ogni giorno sempre più autonoma. La docente di sostegno si reca quotidianamente a casa dell’alunna e svolge le attività nella sua stanzetta, utilizzando libri, ebook e il tablet. Si è fatto ricorso a Skype per le videoconferenze, Hub Kids per gli ebook, Adobe Acrobat Reader, Adobe Fill & Sign, Photo Editor, pacchetto Office, diversi software e giochi didattici, anche con sintesi vocale.

Puntando sulla sua spiccata creatività, ad esempio, dopo aver presentato l’argomento didattico del giorno, l’alunna autonomamente cerca con il tablet immagini e video per comprenderlo meglio oppure si fotografa una scheda con il tablet, la si ritaglia con Photo Editor e poi la si apre con una delle applicazioni che consentono di lavorarvi, come Adobe Fill & Sign.

E’ stata prevista la suddivisione dei contenuti in unità parziali autosufficienti per consentirle di sviluppare saperi essenziali e significativi e di accrescere le sue abilità, verificando il percorso attraverso una gamma articolata di feedback, prevedendo tempi flessibili e la possibilità di entrare in relazione in qualsiasi momento con i compagni e i docenti attraverso la videoconferenza. La rete integrata di LIM, software per l’apprendimento, tablet e sintesi vocale hanno permesso di attivare lavori di gruppo, di annullare il suo isolamento e di farla accedere al mondo reale e della conoscenza.

Il seminario si è concluso con un dibattito aperto che ha dato evidenza di quanto la collaborazione sinergica tra la scuola e le famiglie, il CTRH ed i partner quali l’Unione Italiana Ciechi sia determinante nel raggiungimento degli obiettivi didattici e formativi, nonché di quanto le TIC siano fondamentali per superare ogni disuguaglianza e barriera, per garantire la reale inclusione, per consolidare i progressi raggiunti, per incoraggiare l’autoriflessione e l’autovalutazione, migliorando costantemente il processo di insegnamento-apprendimento e le fasi della valutazione e prevedendo, ove possibile, la creazione di nuovi contenuti digitali o la loro manipolazione e reinterpretazione, consentendo a docenti ed alunni di guidare la propria “nave” in autonomia nel mare dei saperi.

Con-TE-sto. Tre sillabe con tanti significati

Con TE sto” perché sto con te e questo lo facciamo insieme! Insieme a te, e a te, e a te e a tutti voi.

E lo facciamo insieme perché insieme è più facile capire, perché basta uno sguardo, una piccola smorfia, una domanda ingenua per condividere un’emozione, per vivere un’esperienza.

Gli alunni delle classi IV e V delle scuole primarie “I. Calvino” e “S. Foruli” dell’Istituto Comprensivo “Comenio” di Scoppito, il 6 aprile 2009 avevano pochi mesi, o poco più di un anno. Non potevano capire come fosse cambiato il contesto di ciò che li circondava. Hanno vissuto i loro primi anni di vita pensando che quella fosse la normalità. Ma non avevano, per fortuna, vissuto consapevolmente il dramma.

Nella visita ad Amatrice, ormai capaci di vedere ciò che il sisma lascia al suo passaggio, cresciuti abbastanza da avere coscienza del vuoto interiore della perdita di luoghi amati, hanno convissuto il dolore con i loro coetanei che si sono visti strappare la casa, la scuola, il quartiere.

L’uscita, voluta fortemente dal nostro Dirigente Scolastico, prof. Gilberto Marimpietri, sempre sensibile nel rispondere a occasioni di crescita per i suoi ragazzi e sostenuta nel trasporto dal Comune di Scoppito, aveva un diverso obiettivo.

In un altro contesto si parlerebbe di una azione di sensibilizzazione: i responsabili del progetto ” A Scuola con il CAI” – “I SENTIERI FANNO SCUOLA” hanno parlato di scelte di vita in quanto la montagna è la loro fabbrica, il loro ufficio, la loro bottega a cielo aperto.

La montagna è per Amatrice, infatti, la più importante fonte di reddito, così come le bellezze monumentali lo sono per L’Aquila.

E la montagna è lì, non offesa dal terremoto, integra nella sua bellezza, con un solo nemico, la nostra indifferenza.

Un sentiero, verso una meta con un nome quasi magico per le orecchie dei ragazzi, affrontato con zaino in spalla e scarpe da escursione, si è trasformato in un’aula didattica decentrata, mobile, interdisciplinare, viva, condivisa.

Ogni elemento del percorso è stato motivo di domande e di dialogo tra gli alunni.

Un “non ho capito” spiegato dal compagno vicino, con le sue parole, che sono le loro. “Non mettere i piedi sui sassi che si muovono” si raccomandavano l’un l’altro, dopo l’iniziale avvertimento della guida. “Guarda, quello è un faggio, l’ha detto il maestro Mauro”.

In un continuo scambio interpretativo docente-discente ha preso vita, in un con-TE-sto, un voler crescere insieme.

Una crescita diversa, anch’essa solidale, si è manifestata nei bambini delle classi prima e seconda della Scuola Primaria Italo Calvino, dell’Istituto Comprensivo “Comenio” alla giornata conclusiva del Progetto “Ma cosa mangi? (In fuga dal glutine)”, promosso dall’AIC Abruzzo, che si è tenuta a Città S.Angelo, in provincia di Pescara, il 17 maggio 2018.

Un’aula didattica decentrata con 1.300 allievi, che più sono piccoli, più è stretto il cerchio che si forma ed è difficile tenerne lontani i componenti, in un’unica classe di cappellini verdi, bianchi e rossi e con un unico argomento.

Un’esperienza, tutta gioiosa, nata da lontano in un momento laboratoriale su temi che avevano già affrontato a scuola, nell’aula con le pareti, e sui quali avevano lavorato tanto, con impegno serio e costante, per produrre gli elaborati grafici che avrebbero partecipato al concorso.

E durante i laboratori l’attesa, l’ansia positiva, il brusio: “Ma abbiamo vinto? Tu che dici?” “Non lo so…siamo in tanti.” Piccoli attimi di distrazione dalle attività proposte, che hanno spaziato dai laboratori di street art,  alle interviste ai partecipanti per la realizzazione di una cronaca del progetto, fino alla scrittura di un sogno di classe, che si moltiplicavano all’avvicinarsi del momento della premiazione.

Quindi, tutti insieme, nella composizione di un brulicante e vivo tricolore nel parcheggio del Palazzo Comunale di Città S.Angelo, in attesa della cerimonia, con un altro momento di condivisione di tante piccole aspettative.

Finalmente, dal palco qualcuno annuncia che loro, proprio loro, sono i vincitori del primo premio, quello dedicato alle scuole primarie e, una zona-verde, la parte della bandiera più lontana dal palco, quella occupata dagli allievi delle scuole della provincia dell’Aquila, si è improvvisamente animata, con una trentina di cappellini che non riuscivano più a stare seduti, mentre il loro lavoro, quello realizzato con entusiasmo e vera motivazione sotto la guida delle insegnanti Di Stefano e Mastropietro, veniva proclamato vincitore.

Infine l’enorme aula didattica decentrata ha nuovamente modificato i sui confini invadendo il centro storico della città, occupandone piazze e vie con panche e tavoli imbanditi per il menù previsto, in un’altra condivisione vissuta con una alimentazione adatta a tutti, in un laboratorio sul campo che ha coinvolto più di mille bambini.

Questa la cronaca di due momenti vissuti in un’aula didattica decentrata, uno organizzato dal CAI e uno dall’AIC, che,  in un casuale gioco anagrammatico hanno permesso di sviluppare l’esperienza “con Te sto” di vera crescita emozionale e sociale.

Dirigente Scolastico I.C.  “Comenio” Scoppito – L’Aquila Prof. Gilberto Marimpietri

Coordinatore del Progetto “A scuola con il CAI” – “I sentieri fanno scuola” I.C.  “Comenio” Scoppito – L’Aquila ins. Ciotti Mauro Coordinatrice del Progetto “Ma cosa Mangi; In fuga dal glutine” I.C. “Comenio” Scoppito – L’Aquila ins. Paola Rita Passi

Alternanza Scuola- Lavoro

L’idea di introdurre l’alternanza scuola- lavoro è nata, non solo per ottemperare ad una normativa, ma per migliorare una scuola che opera nella formazione di alunni orientati al mondo del lavoro e per attuare una metodologia didattica basata sul “saper fare”. Quindi, per favorire l’apprendimento di tutti e avvicinare la formazione fornita dal mondo della scuola alle competenze richieste dal mercato del lavoro attuale, è necessario sperimentare “altre” metodologie didattiche. A tal fine è necessario e fondamentale sia prendere atto della domanda del mercato locale per la definizione dei curricoli legati alla creazione di figure professionali adeguate, che coinvolgere il mondo nel lavoro (MdL), quale Parte interessata e fruitore diretto di ciò che lo studente ha appreso nella formazione. Gli studenti e le loro famiglie chiedono di soddisfare, una volta  conseguito il titolo di studio, i bisogni legati ai propri interessi, desideri, aspirazioni e all’inserimento lavorativo.

Con le leggi 107 del 2015 e 128 del 2013, l’ASL è stata riscritta e ripensata e soprattutto resa obbligatoria per tutti i ragazzi dell’ultimo triennio delle scuole superiori. Con la legge 107 l’esperienza dell’alternanza scuola lavoro è stata generalizzata per un periodo complessivo di 400 ore per i ragazzi dei professionali e dei tecnici e di duecento ore per gli studenti dei licei.

Il termine alternanza ha diversi significati: il primo più ampio, correlato al diritto dovere di istruzione e formazione fino a 18 anni o comunque fino all’ottenimento di una qualifica, in cui per alternanza può essere intesa una generica strategia formativa che prevede una integrazione delle modalità di insegnamento tipiche dell’ambiente formale/scolastico con quelle possibili anche in un ambiente di lavoro; quello, invece, più specifico per il quale l’alternanza indica una metodologia didattica di insegnamento- apprendimento, che valorizzi la dimensione culturale ed educativa del lavoro, che favorisca l’acquisizione e  l’organizzazione delle conoscenze, delle abilità e delle competenze attraverso l’esperienza operativa, laboratoriale o reale.

La diffusione di forme di apprendimento basato sul lavoro di alta qualità è al cuore delle più recenti indicazioni europee in materia di istruzione e formazione ed è uno dei pilastri della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente sostenibile e inclusiva e si è tradotto nel programma europeo di istruzione formazione “Education and Training 2020”. L’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro è finalizzata ad innalzare gli standard di qualità e il livello dei risultati di apprendimento per rispondere adeguatamente al bisogno di competenze e consentire ai giovani di inserirsi con successo nel mondo del lavoro.

La mission generale dell’istruzione e della formazione comprende obiettivi quali la cittadinanza attiva, lo sviluppo personale e il benessere, ma richiede anche che siano promosse le abilità trasversali tra cui quelle digitali necessarie affinché i giovani possono costruire nuovi percorsi di vita e lavoro. L’Alternanza scuola-Lavoro è una strategia sistemica introdotta dalla legge n. 53/03, art. 4, che consiste nel superamento dello “scolasticismo” e del mero studio nozionistico.  E’ utilizzata per gli studenti che hanno compiuto il sedicesimo anno di età e consente di realizzare gli studi del secondo ciclo anche alternando periodi di studio e di lavoro, sia all’interno del sistema dell’istruzione secondaria superiore che della formazione professionale. Questa modalità consente di motivare e orientare gli studenti, diffondere la cultura del lavoro e far acquisire loro competenze spendibili nel mondo del lavoro e delle professioni.

Molte scuole d’Italia avevano già sperimentato il progetto dell’alternanza scuola/lavoro prima che fosse inserito nell’attuale piano di Riforma della Scuola. Questo ha permesso di avere un sostrato di esperienza e una prima documentazione cui riferire l’innovazione nel percorso formativo. La scuola deve essere aperta al territorio e soddisfare le richieste dell’utenza, principi cardine che stanno alla base di ogni Istituzione scolastica, ed in tal senso lo stage permette l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro ed è finalizzato a far acquisire agli studenti qualifiche professionali e professionalità strettamente legate allo sviluppo economico e produttivo del territorio.

A ciò dobbiamo aggiungere anche la sempre maggiore aspettativa degli alunni che chiedono di poter operare in una forma strettamente connessa al mondo del lavoro. Oggi i giovani conoscono il lavoro solo dai libri di scuola o dai vissuti personali dei genitori o dei propri docenti. Vi è quindi la necessità di azioni specifiche mirate a far conoscere i diversi settori lavorativi e quelli che offrono le maggiori opportunità di lavoro nonché le competenze e le capacità necessarie per svolgere una professione. Le qualifiche professionali conseguibili sono quelle previste dal sistema della formazione. Per realizzare questo occorre la collaborazione stabile e continuativa di un consistente numero di aziende disposte ad investire sui giovani e con la scuola. Lo stage o traning viene valutato in termini di crediti formativi certificati dall’ente promotore e può essere utilizzato “per l’accensione di un rapporto di lavoro”, secondo quanto disposto dalla Legge 24 giugno 1997, n.196.

Fermo restando quanto previsto dall’art.18 (“tirocini formativi e di orientamento”) della suddetta legge, va comunque precisato che, rispetto alle esperienze di stage e tirocinio, l’alternanza si qualifica come una opzione pedagogica forte e come un nuovo stile di insegnamento e di apprendimento. Pertanto, la didattica dell’alternanza non è caratterizzata dal fatto che si svolga in orario aggiuntivo e non costituisce un’esperienza occasionale, ma è una metodologia di apprendimento sul campo che, a pieno titolo, richiede l’utilizzo del tempo scuola.

Naturalmente, tra i soggetti deputati a contribuire con il loro ruolo istituzionale alla trasformazione in atto nel mondo della scuola, troviamo anche il mondo imprenditoriale e, nello specifico le Camere di Commercio, le imprese e/o le rispettive associazioni di rappresentanza.

Il credito formativo rappresenta un requisito essenziale per l’apprendimento lungo il corso della vita, long life learning, nella logica dell’economicità del sapere.

L’asl, inoltre, permette di coinvolgere nel processo educativo oltre agli studenti ed agli insegnanti, anche le aziende che ospiteranno le alunne e gli alunni nel percorso di alternanza e le famiglie degli studenti.

Il tirocinio rappresenta un importante investimento sulle risorse umane ed una valorizzazione dei saperi. Inoltre il succitato art. 4 della legge 53/2003 prevede la necessità di estendere i tirocini formativi a tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumenti indispensabili per il raccordo tra formazione e lavoro.

In merito al succitato argomento, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere la referente dell’USP di Catania prof.ssa Rosalba Laudani, che si è offerta di rispondere alle domande specifiche e dettagliate sull’ASL.

  1. Che cos’è per lei l’alternanza scuola-lavoro?

Potremmo intendere l’Alternanza Scuola–Lavoro (ASL) come un modello di apprendimento innovativo che permette ai ragazzi della scuola secondaria superiore, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, di svolgere il proprio percorso di istruzione affiancando un periodo di formazione teorica in classe con uno di esperienza sul campo presso un’azienda o presso un Ente.

Questa metodologia consente di avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro contribuendo all’orientamento degli studenti e, allo stesso tempo, all’acquisizione di competenze trasversali coerenti con le indicazioni dell’UE.

L’ASL rappresenta uno dei temi più accesi nel dibattito sulla L. 107/2015, la cosiddetta BUONA SCUOLA. Si tratta di un dibattito tra voci discordanti: da una parte coloro che sostengono che l’ASL rappresenti un’innovazione didattica necessaria per creare un collegamento vero tra scuola e lavoro, cioè tra presente e futuro; all’estremo opposto, coloro che sostengono che essa sia una forma subdola di sfruttamento del lavoro, per di più spesso non coerente con i percorsi formativi scolastici.

Ritengo, personalmente, che si dovrebbe cercare il modo di avvicinare le due posizioni estreme; si potrebbe, magari, partire dal termine “ALTERNANZA”, che pone la scuola e il lavoro su due posizioni alternative e sostituirlo con il termine FORMAZIONE SCUOLA-LAVORO, che riposiziona le due parti sullo stesso piano, quello della formazione dello studente.

  1. Qual è il tipo di rapporto che intercorre tra Lei, referente regionale per le attività di ASL, e le istituzioni scolastiche?

Io inizio il mio mandato in un contesto, quello della provincia di Catania, che ha già esperienza di progettazione di ASL. Molte Scuole hanno già avviato interessanti e positive esperienze presso Aziende e Enti del territorio, tuttavia molti sono ancora i punti deboli, primo tra tutti quello di trovare partner e strutture ospitanti e subito dopo quello di integrare i nuovi obiettivi e le nuove attività nei piani di studio degli studenti, cercando di “ritagliare” le 200/400 ore triennali di attività in ASL senza intaccare le ore di didattica precedentemente destinate alle attività curricolari tradizionali.

Il mio ruolo si esplica, pertanto, nel fornire supporto alle istituzioni scolastiche attraverso una preliminare raccolta di bisogni e/o segnalazioni per facilitare la ricerca di partner aziendali o professionali. Tutto attraverso una rete di contatti anche con ANPAL servizi che mette a disposizione tutor preparati per coadiuvare le scuole nella costruzione di percorsi di qualità con le imprese.

Ho, prioritariamente, recepito la richiesta dei Licei che segnalano qualche difficoltà in più rispetto ai Professionali e agli Istituiti Tecnici nella co-progettazione di percorsi formativi in ASL in linea con i piani di studio e le competenze di indirizzo.

L’Ufficio VII dell’Ambito Territoriale (A.T.) di Catania, in cui opero, si è posto come interfaccia tra alcuni Ordini Professionali e le Istituzioni Scolastiche. Sono stati siglati Protocolli di Intesa che hanno favorito la stipula di convenzioni triennali tra Scuole e Professionisti per l’avvio di attività di formazione.

Nasce con questi presupposti la collaborazione tra A.T. di Catania e gli Ordini Professionali dei Commercialisti ed Esperti Contabili, degli Ingegneri e degli Architetti P.P.C. Collaborazione formalizzata con protocolli di intesa triennali che definiscono gli ambiti di azione dell’ASL per la formazione sul campo dei giovani studenti, in attesa che il Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro assuma la piena operatività.

L’Intesa con la Società Aeroportuale di Catania (SAC) ha coinvolto 17 Scuole della provincia e circa 1500 studenti accolti in formazione prima sulla sicurezza sui posti di lavoro e poi guidati alla conoscenza della organizzazione e gestione di sistemi complessi com’è quello aeroportuale, luogo di scambi internazionali e servizi ad alto contenuto professionale e tecnologico.

Il protocollo d’intesa siglato con la società Sidra Spa,  con il quale si è promossa la realizzazione di progetti di ASL, attraverso percorsi formativi che combinano lo studio teorico d’aula con forme di apprendimento pratico svolte in un sistema organizzativo complesso come l’acquedotto SIDRA , al fine di rendere gli studenti e le  studentesse in grado di acquisire conoscenze, abilità e competenze in merito al funzionamento del sistema acquedotto, agli aspetti normativi di settore e gestione tecnico-amministrativi, alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Agli studenti viene assicurata la possibilità di acquisire e sviluppare competenze inerenti la tutela dell’ambiente: riconoscimento di fattori inquinanti, concetto di potabilità, uso consapevole dell’acqua potabile.

Non solo quindi possibilità di sviluppare competenze strettamente inerenti al “lavoro negli impianti” di gestione delle acque, ma opportunità per sviluppare competenze di cittadinanza, come chiede la normativa.

  1. Che tipo di rete è riuscita a creare per supportare le Scuole?

Il mio ruolo di mediazione tra USR AT Catania – Istituzioni scolastiche – ANPAL servizi aziende – Enti è stato per l’appunto finalizzato alla facilitazione del dialogo tra scuole e aziende, ordini professionali, enti, in sinergia con gli esperti di ANPAL servizi.  Sono state create collaborazioni con Camera di Commercio, Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e con la Sovrintendenza ai Beni culturali, allo scopo di supportare le scuole nella costruzione di percorsi di qualità. L’idea è quella di permettere il passaggio da una istruzione percepita spesso dagli studenti come «inerte» ad una scuola «viva», in grado di fornire ai giovani un “curricolo per la vita”, ricco di risorse culturali, di esperienze autentiche e di competenze che consentano loro di assumere in modo autonomo e responsabile il proprio progetto di vita e di lavoro attraverso un’alleanza formativa tra sistema scolastico e sistema produttivo.

Mettere in campo tante forze e tante professionalità è fondamentale considerato che   si tratta di un passaggio culturale complesso e assolutamente nuovo per la nostra società improntata ancora al modello educativo dei “due tempi”, prima studio e poi lavoro.

Nel mondo della scuola italiana l’idea della valenza educativa di esperienze di work based learning, già consolidata con successo in altri sistemi formativi europei e non europei (in particolare secondo il modello “duale”), appare ancora poco condivisa.

  1. Secondo le sue conoscenze, c’è differenza di organizzazione/gestione delle attività di ASL tra Nord e Sud?

È inutile negarlo, il divario tra Nord e Sud esiste, per differenti e molteplici motivi.

Il primo potrebbe essere di natura culturale, come precedentemente osservato, per cui i due momenti di studio e di lavoro sono, più che in altri contesti, ritenuti temporalmente staccati e susseguenti.

Il secondo, a mio avviso più importante e reale, consiste nella difficoltà di reperire strutture ospitanti e comunque strutture aziendali abbastanza capienti da ospitare “grandi numeri” di alunni.

Fino a qualche tempo fa il registro dell’alternanza era pressoché inesistente e i percorsi di alternanza scuola-lavoro che gli studenti dovevano svolgere erano spesso  affidati alle conoscenze personali dei docenti.

Quest’anno, con l’introduzione del suddetto registro, la situazione è cambiata, in quanto il numero delle  aziende che si sono registrate è aumentato.

Un problema non meno trascurabile  è quello riguardante i costi dei trasporti dalla scuola all’azienda, soprattutto per le scuole localizzate fuori le città, il cui onere principale  è spesso a carico delle scuole.

Sarebbe auspicabile che  la differenza finora rilevata  tra le regioni italiane, che registrano percorsi di alternanza scuola-lavoro di più facile realizzazione per il Centro-Nord rispetto al Sud che  evidenzia scarse prospettive di lavoro, sia ridotta quanto più possibile.

Ciò al fine di evitare ricadute negative sul futuro lavorativo degli studenti meridionali, costretti quasi sempre a fare i conti  con problematiche che spesso impediscono di mettere in atto le personali capacità intellettuali e per creare, invece, pari opportunità formative anche per coloro  che vivono in regioni d’Italia meno “attrezzate” al riguardo.

  1. Obiettivi futuri?

Credo che il progetto di ASL sia appena iniziato e che gli sviluppi saranno notevoli e di grande efficacia. Occorre qualche piccolo aggiustamento organizzativo, ma sono certa che attraverso l’azione sinergica di tutti – Scuole, aziende, studenti, famiglie – si potranno raggiungere in tempi brevi ottimi traguardi in termini di formazione.

Vorrei, perciò, continuare in questa particolare attività di coordinamento e di supporto perché mi sento parte attiva di questo processo innovativo.

trofeo scacchi a scuola

Trofeo Scacchi Scuola

Domenica 13 maggio si è concluso nella funzionale sala del palacongressi “Pala Dean Martin” di Montesilvano (Pescara) il Trofeo Scacchi Scuola organizzato dalla Federazione Scacchistica Italiana in collaborazione con il MIUR e il Coni Abbruzzo. La manifestazione iniziata il 10 maggio ha visto coinvolti 1724 studenti, suddivisi in 356 squadre (di cui 150 totalmente femminili), provenienti dalle scuole di tutta Italia per contendersi il titolo di campione nazionale nelle categorie Primarie, Ragazzi, Cadetti, Allievi e Juniores (femminili e maschili). Un lavoro immenso che si è potuto concretizzare grazie allo sforzo dei Dirigenti Scolastici, dei docenti e delle famiglie.

Questa massiccia partecipazione dimostra che ormai la disciplina degli scacchi si sta affermando sempre di più nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Il gioco degli scacchi permette di conseguire diverse finalità che rientrano nell’ambito degli obiettivi educativi e didattici generali. In particolare l’apprendimento dei concetti teorico-pratici elementari del “Nobil gioco” favorisce lo sviluppo del pensiero formale, la fiducia nei propri mezzi, il rispetto delle opinioni degli interlocutori, l’accettazione del confronto e favorisce l’integrazione della disabilità e delle diverse etnie.

Questo anche in linea con quanto deliberato dal Parlamento Europeo in data 15 marzo 2012 che ha approvato la “Dichiarazione Scritta 50/2011” – presentata a norma dell’articolo 123 del regolamento – nella quale si invitano formalmente le Nazioni che fanno parte dell’Unione Europea ad inserire gli Scacchi tra le materie curriculari della Scuola. Certo la strada è ancora molto lunga e le difficoltà non mancano perché si possa inserire la disciplina tra le materie curricolari, ma è anche vero che gli scacchi stanno trovando sempre più spazio tra le attività extracurricolari dell’offerta formativa.

Per consultare i risultati e le classifiche del Trofeo consultare l’indirizzo http://www.fideacademy.com/tss-turni-e-risultati/.

Fermare il cyberbullismo

Fermare il cyberbullismo con una comunità competente

Essere competenti per essere sicuri online

“Cyberbullismo: minacce digitali e rischi connessi” è il percorso formativo con cui l’I.C. Vittorio Alfieri di Taranto ha messo in campo la propria strategia “Fermare il cyberbullismo con una comunità competente”.

Il corso è stato rivolto ai genitori degli allievi dell’Istituto scolastico e finanziato dal Piano Operativo Nazionale come modulo del progetto “DIVERSAMENTE A SCUOLA: insieme si può fare!”.

L’intervento, della durata di 30 ore, ha informato/formato i genitori su come essere “guide competenti” dei propri figli nell’uso degli strumenti ed ambienti digitali seguendo un format utilizzato anche in altre scuole.

Scuola e famiglia, nell’esperienza d’apprendimento, si sono coordinate per tracciare una strategia condivisa di educazione alla cittadinanza digitale dei minori.

L’idea chiave su cui è stata sviluppata l’esperienza è che la sicurezza online dei nuovi cittadini è strettamente legata al loro livello di competenza digitale. Non si può contrastare il cyberbullismo se non si offre ai giovani studenti il supporto congiunto di scuola e famiglia per:

  • “far crescere” lo spirito critico
  • consolidare l’autonomia
  • allenare la capacità di affrontare situazioni problematiche.

L’attività è stata strutturata partendo dall’analisi dell’esperienza quotidiana vissuta dai genitori e dai minori valorizzando le testimonianze raccolte durante il corso e nel percorso di approfondimento “Nuovi cittadini competenti digitali” che vede gli studenti protagonisti di azioni didattiche sul tema della cittadinanza digitale (e della sicurezza online).

Cyberbullismo: minacce digitali e rischi connessi” rientra, inoltre, in un progetto di educazione digitale più ampio realizzato dall’Istituto scolastico presentato nell’ambito dell’edizione 2018 di Didamatica nel paper scientifico “DigComp 2.1, DigCompOrg e DigCompEdu nella Scuola. Esperienze di apprendimento per studenti, famiglie, personale scolastico”.

Cittadini e genitori

Qual è stato il ruolo della mamma o del papà che hanno frequentato il percorso formativo?

I genitori sono stati formati nel duplice ruolo di cittadini e responsabili dell’educazione digitale dei propri figli e sono stati coinvolti attivamente nel percorso attraverso l’uso di strumenti digitali e ambienti online. Per il progetto è stato creato un ambiente digitale dedicato (http://www.cittadinanzadigitale.eu/cyberbullismo/).

I corsisti, in fase di accoglienza, sono stati guidati a realizzare una prima auto-valutazione della propria competenza digitale utilizzando il tool Europass e, successivamente, a confrontarsi con il modello DigComp a cura del Centro comune della Commissione europea.

Il modello DigComp è un quadro comune per le competenze digitali, costituisce un punto di riferimento per le iniziative degli stati membri volte a sviluppare e migliorare le competenze digitali di tutti i cittadini. Individua e descrive le competenze digitali in termini di conoscenze, abilità e atteggiamenti, fornisce una definizione dinamica della competenza digitale che non guarda all’uso di strumenti specifici, ma ai bisogni di cui ogni cittadino della società dell’informazione e comunicazione portatore:

  • bisogno di essere informato,
  • bisogno di interagire,
  • bisogno di esprimersi,
  • bisogno di sicurezza,
  • bisogno di gestire situazioni problematiche connesse agli strumenti tecnologici ed ambienti digitali.

La competenza digitale, una delle otto competenze chiave europee a cui l’offerta formativa della scuola italiana fa riferimento, come indicato nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012, si declina anche come “competenza in sicurezza” (protezione della privacy, dei dati, degli strumenti, della reputazione online, ecc.).

Il percorso ha fornito ai genitori riferimenti e indicazioni concreti per la tutela della sicurezza online dei minori e si è focalizzato sulla stretta connessione tra la dimensione analogica e quella digitale nella vita dei cittadini di ogni età.

Tra le 21 competenze digitali indicate nel DigComp (2.0/2.1) sono state selezionate:

  • 2.5 Netiquette

Essere consapevoli delle norme di comportamento e know-how mentre si utilizzano tecnologie digitali e si interagisce in ambienti digitali. Adattare le strategie di comunicazione ad un pubblico specifico ed essere consapevoli di diversità culturali e generazionali negli ambienti digitali.

  • 2.6 Gestire l’identità digitale

Creare e gestire una o più identità digitali, essere in grado di proteggere la propria reputazione, occuparsi dei dati prodotti mediante l’uso di diversi strumenti digitali, ambienti e servizi.

  • 4.2 Proteggere i dati personali e la privacy

Proteggere i dati personali e la privacy in ambienti digitali. Sapere in che modo utilizzare e condividere dati personali proteggendo se stessi e gli altri da eventuali danni. Essere a conoscenza che i servizi digitali utilizzano una “Privacy policy” per informare su come i dati personali sono utilizzati.

  • 4.3 Tutelare la salute e il benessere

Saper evitare rischi e minacce al benessere fisico e psicologico durante l’utilizzo di tecnologie digitali. Essere in grado di proteggere se stessi e altri da possibili pericoli in ambienti digitali (ad esempio cyber bullismo). Essere a conoscenza delle tecnologie digitali per il benessere e l’inclusione sociale.

e intorno a queste si è sviluppata l’esperienza formativa che è stata articolata in 4 fasi (dedicate all’ascolto dei bisogni, all’informazione/formazione, alla sperimentazione di strumenti ed ambienti  e alla valutazione).

L’attività è stata condotta utilizzando risorse ed ambienti digitali che i corsisti hanno fruito ed “abitato” utilizzando i loro device, con l’obiettivo di consentire loro di sperimentare in modo diretto quanto previsto dall’azione #6 del Piano Nazionale Scuola Digitale (Bring Your Own Device).

Tra le attività è stata effettuata la navigazione guidata delle diverse sezioni del sito del Safer Internet Centre Italia (http://www.generazioniconnesse.it ) che è servita da stimolo per il dibattito, la comprensione di espressioni e fenomeni (sexting, grooming, hate speech, …), l’apprendimento tra pari e la produzione collaborativa di output che hanno richiesto anche il contributo degli studenti.

Strumentale all’individuazione di comportamenti scorretti che mettono a rischio la sicurezza e il benessere del minore è stata la consultazione dei termini d’uso di Facebook, YouTube, Instagram, WhatsApp,… È stata, purtroppo, confermata la tendenza a non rispettare le indicazioni in merito all’età richiesta per l’accesso ed uso dei servizi anche per una sottovalutazione dei possibili pericoli da parte dei genitori e/o per evitare l’esclusione dal gruppo dei pari.

Notevole interesse è stato registrato in merito:

  • alle indicazioni fornite per impostare il “parental control
  • al Pan European Game Information (PEGI), il metodo di classificazione dei videogiochi attraverso categorie di età e otto descrizioni di contenuto,
  • all’analisi della Legge del 29 maggio 2017, n. 71 – Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

Tra i prodotti realizzati nell’ambito dell’esperienza di apprendimento, e resi accessibili attraverso l’ambiente web del progetto, si segnalano:

  • “La scuola laboratorio di innovazione” (carte per stimolare il dibattito tra il personale della scuola),
  • “Sei un genitore? Mettiti alla prova!” (test delle competenze digitali dei genitori di nuovi cittadini).

Banzi: una scuola aperta al mondo

Al Banzi in aumento il numero di studenti in mobilità individuale

Incoraggiare, accompagnare e valorizzare le esperienze di studio all’estero

Maddalena, Michela, Ludovico, Carlo, Riccardo, Maria Cristina, Ludovica, Chiara, Enrico, Pantaleo, Francesca, Viola… e tanti altri nomi a cui corrispondono tanti giovani studenti che in venti anni ho visto partire dal Liceo Scientifico Banzi Bazoli  per fare un’esperienza di studio all’estero. Molti di loro brillanti e determinati: la decisione  è stata coerente con la loro voglia di conoscere che già a scuola manifestavano; altri, invece, hanno stupito tutti con una scelta di percorrere sentieri nuovi, maturata in un’adolescenza molto tranquilla e protetta dalla consuetudine quotidiana. Eppure tutti sono tornati uomini e donne, a cui la vita aveva insegnato tanto nel periodo trascorso lontano dalla propria casa e dalla propria scuola.

Queste esperienze di mobilità, che nei primi anni coinvolgevano pochissimi studenti, nel tempo sono diventate sempre più diffuse, fino ad arrivare, oggi, ad un numero molto elevato: nel prossimo anno scolastico quattordici studenti, di cui nove per un intero anno, seguiranno un percorso di formazione all’estero. Sono numeri significativi che si spiegano non solo alla luce della nota MIUR del 10 aprile 2013, intitolata “Linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale”, con la quale il Ministero sostiene le esperienze di mobilità internazionale degli studenti e regolamenta il riconoscimento degli studi effettuati all’estero ai fini della riammissione nella scuola italiana; così come invita a “valorizzare la presenza di studenti stranieri all’interno delle classi per favorire una crescita partecipata di tutte le componenti scolastiche stimolando l’interesse e la curiosità per culture diverse dalla propria”.

E’ certamente innegabile l’impatto su larga scala che essa ha avuto, dal momento che ha spinto le scuole a sciogliere dubbi, ad interrogarsi sull’internazionalizzazione della propria offerta formativa, a fare rete per mettere a sistema quanto di positivo già realizzato, tuttavia ciò che incentiva queste esperienze è la qualità delle stesse, a cui la scuola di provenienza contribuisce in maniera determinante. Il Liceo Banzi, già da decenni, grazie alla collaborazione con AFS Intercultura onlus, opera nella direzione indicata dal MIUR nel 2013.

La passione, la lungimiranza, l’intelligenza dei docenti e dei dirigenti che in questi anni si sono succeduti, insieme alla collaborazione con i volontari di Intercultura hanno reso possibile una scuola aperta al mondo, che incoraggia, accompagna e valorizza le esperienze di mobilità. Tutto ciò spiega lo slancio verso esperienze formative all’estero di studenti e famiglie, che consentono di realizzare iniziative di educazione interculturale di vario tipo, come gli scambi-classe e la Settimana Interculturale Salentina, giunta ormai alla sua undicesima edizione. E’ un circolo virtuoso che coinvolge attori diversi, ma che vede la scuola protagonista di un cambiamento nel modo di intendere la formazione dei giovani. Ogni studente che parte e ogni studente che arriva da un altro paese invitano a ragionare sugli assi portanti delle discipline, a riflettere sulla didattica, a coltivare aspettative alte sul successo scolastico dei propri alunni.

Sicuramente la didattica tradizionale, fondata sulla lezione frontale, non favorisce queste esperienze, ma oggi sono sempre più condivise metodologie didattiche di tipo inclusivo, come la flipped classroom. La riduzione della lezione frontale a vantaggio di una didattica laboratoriale facilita le esperienze di studio all’estero degli studenti italiani e l’inserimento degli studenti esteri nella scuola italiana con una ricaduta positiva su tutto il gruppo classe, coinvolto in attività di lavoro di gruppo e di peer education. La mobilità studentesca, pertanto, è anche un volano che spinge la scuola a sprovincializzarsi, a confrontarsi con altri modi di fare scuola, a sperimentare una didattica idonea all’età che viviamo. L’obiettivo è formare giovani che sentano l’appartenenza ad una comunità locale e globale e che siano capaci di impegnarsi attivamente  per costruire un mondo più giusto e sostenibile.

Cascate del Niagara

Banzi: lasciare il proprio cuore in Ontario

Un’esperienza di mobilità individuale in Canada

Sono passati già cinque mesi da quando sono tornato da Owen Sound, dove sono stato grazie ad un programma scolastico AFS Intercultura, e solo a pensarci mi sembra incredibile. Un paesino piccolo, ma di sicuro sento di averci lasciato un pezzo del mio cuore e mai avrei immaginato che quest’estate sarei voluto tornare.

Più precisamente la mia casa era a Kemble, un insieme di case tra le verdi foreste canadesi; la mia famiglia é stata fin da subito molto accogliente e gentile. Oltre ai genitori, una host sister (che poi ho ospitato in italia), una sorellina, un fratello, un nonno e una nonna adorabile, sempre pronta a portarmi a fare il bagno al lago dopo le prime calde giornate di scuola di settembre.

Se i primi giorni mi sono accorto che la mia host sister non era particolarmente coinvolgente, ho subito realizzato che, anche se le difficoltà esistono, bisogna imparare a “tuffarsi” e a farne un punto di forza. A scuola, infatti, ho conosciuto molti amici, non solo altri studenti di scambio come me, ma soprattutto locali, gli stessi con cui mi sento ogni giorno e a cui sono molto grato.

Certo ciò che ho imparato é che bisogna sempre sfruttare qualsiasi occasione, provare a fare il primo passo e vedere che gli altri verranno da sé.

Il sistema e le abitudini in Canada sono molto diversi da quelli italiani: ad esempio, a scuola si possono scegliere solo quattro materie  per semestre, ma la scelta é davvero molto ampia: io ho scelto inglese, biologia, sport e fotografia, che si é rivelata una piacevole sorpresa e un’ occasione di socializzazione. Poi si può uscire durante il pranzo: a me piaceva molto andare con i miei amici a Tim Horton’s, un bar canadese simile a Starbucks.

Il ricordo più bello che ho é quando sono andato con i miei amici a giocare a bowling: ci siamo divertiti tanto e mi sono sentito definitavamente inserito nel gruppo. Anche i posti sono fantastici: Toronto vi farà sentire liberi e le cascate del Niagara vi toglieranno il respiro. Ma ciò che conservo più gelosamente é la bandiera del Canada con le dediche dei miei coetanei; mi basta rileggerle per tornarci anche solo per poco e realizzare che lì avrò sempre una seconda vita.

Mainz Museo Gutenberg

Banzi: riflessioni su un’esperienza di scambio interculturale

Una settimana  in una famiglia e in una scuola tedesca a Mainz

“La terra ci offre di entrare in relazione reciproca” scrisse Immanuel Kant nel 1795. Oggi, a più di duecento anni di distanza, sono ancora troppi gli uomini che vivono sulla terra come inquilini, senza sentirsi cittadini del mondo. C’è però anche chi si sente portatore dello “Ius cosmopoliticum” e che, pertanto, è spinto a  formarsi all’insegna di un’educazione interculturale. Cogliere l’occasione di partecipare ad uno scambio classe con una scuola estera rientra certamente in tale modus vivendi.

Lo scambio di classe non è tra i più conosciuti dei programmi della Onlus Intercultura, ma non per questo è da considerarsi meno entusiasmante. Durante quest’anno scolastico insieme con altri venti studenti, frequentanti come me il Liceo scientifico Banzi di Lecce, ho avuto la possibilità di essere accolta  per una settimana presso una famiglia di Mainz, in Germania e di ricambiare quindi l’ospitalità. Nonostante la permanenza all’estero abbia una durata paragonabile a quella di un comune viaggio di istruzione, è bene saper discernere e dunque sottolineare come le due esperienze non siano assimilabili. Partecipare allo scambio con la consapevolezza  di tale differenza è stato per me di fondamentale importanza, in quanto mi ha consentito di cogliere a pieno il significato autentico del progetto.

Poter instaurare un rapporto diretto con uno studente di altra nazionalità, relazionarsi all’interno di un gruppo eterogeneo di italiani e stranieri, essere accolta da una famiglia ospitante e farne la conoscenza, entrare in contatto con la realtà scolastica di un altro paese, lasciarsi accompagnare nella visita e nella conoscenza di luoghi, tradizioni, costumi, mentalità dagli stessi studenti del luogo e non come turisti… Tutto ciò rappresenta per me il valore aggiunto dell’esperienza vissuta in Germania, ma penso che possa essere considerato comune denominatore di ogni altro programma interculturale.

Accogliere significa anche saper pensare “largo”, incontrare le aspettative dell’ospite, cercando di adottare un punto di vista diverso dal proprio. Tuttavia ricevere una calorosa accoglienza non è mai scontato, e quando la si riceve non si può che rimanerne piacevolmente sorpresi. Infatti ho molto apprezzato l’ospitalità tutt’altro che formale della famiglia tedesca, che ha manifestato un  reale desiderio di conoscermi, facendomi sentire parte integrante della loro quotidianità, seppure per pochi giorni. Questa disposizione favorevole nei miei riguardi si è estrinsecata in atteggiamenti, gesti, accortezze, che hanno dimostrato una grande apertura mentale, propria di chi non vuole limitarsi a dare vitto e alloggio ad una persona estranea, ma intende sinceramente accettarla e integrarla nella propria famiglia.

Lo scambio è stato anche occasione di riflessione per fare un paragone tra le due città interessate dallo stesso, Lecce e Mainz, che si possono considerare centri di media grandezza nel rispettivo panorama nazionale. Mainz rappresenta a pieno titolo il modello positivo di città europea che abbiamo nella nostra mente. Esemplare per il nostro gruppo di italiani è stata  la grande considerazione del tedesco medio per i luoghi pubblici, per il rispetto dell’ambiente. Degna di nota anche l’autonomia nei movimenti di cui gode ogni abitante di Mainz, disponendo sia di una efficientissima rete di trasporto pubblico a portata di app, ma anche di grande sicurezza, percepibile camminando per le strade cittadine.

A nostra volta, è stato estremamente stimolante immedesimarsi negli studenti tedeschi in visita, interrogare noi stessi sul nostro territorio, sui nostri punti di forza e di debolezza, cercando di individuare elementi significativi e caratterizzanti la nostra realtà.

Infine, affinché tali esperienze siano di stimolo per generare circoli virtuosi, o quantomeno abbiano una qualche ripercussione nel tessuto sociale, è prioritario mettere a disposizione degli altri il proprio arricchimento culturale, farsi testimone del proprio vissuto, nell’auspicio della realizzazione di un’etica cosmopolita.

La bellezza della Matematica

Il grande matematico britannico, Godfrey Harold Hardy, ritenendo la bellezza un requisito fondamentale,  sosteneva che  essa è una delle caratteristiche della matematica. E riteneva inoltre che le idee devono legarsi armoniosamente, al pari dei colori e delle parole. Addirittura, ipotizzava che un matematico abbia migliori probabilità di conseguire l’immortalità, giacché, al contrario di quanto accada per le lingue, le idee matematiche non muoiono.

Nella sua nuova concezione di Arte, in cui la Matematica ha un ruolo importante, Max Bill, geniale architetto, designer, pittore, scultore e grafico svizzero, sosteneva che il pensiero consente di ordinare i valori emozionali affinché da essi possa scaturire l’opera d’arte. Nelle Indicazioni Nazionali del 2012 si sostiene l’importanza di avvicinare gli alunni alla matematica, poiché essa ha una potente capacità di spiegare e interpretare il mondo. Molto significativo è il riferimento alla negoziazione e alla costruzione di significati per aprire nuovi sentieri alle conoscenze personali e collettive.

Nelle Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari (D.M. 537, 1 agosto 2017, integrato con D.M. 910, 16 novembre 2017), al paragrafo 5.3 Il pensiero matematico, si ribadisce che la matematica consente di “sviluppare competenze trasversali importanti attraverso attività che valorizzano i processi tipici della disciplina” (discutere, argomentare correttamente, supportare le opinioni con i dati, riconoscere e comprendere i punti di vista e le argomentazioni altrui).

Sempre il matematico Hardy affermava che la matematica, ancor più di qualsiasi altra arte o scienza, sia un’attività per giovani. Eppure, nell’immaginario collettivo, la matematica resta una disciplina arida, con un linguaggio inaccessibile ai profani, destinata a pochi eletti e pure “pazzi”. La didattica tradizionale, ci ha abituati a rintracciare il valore formativo della matematica principalmente nel suo rigore formale, nel suo linguaggio specializzato, che non lascia spazio a significati sfumati, allontanandoci dalle potenzialità creative di numeri, simboli, segni, forme, immagini.

Nella storia della matematica esistono personaggi da brivido come l’indiano Srinivasa Iyengar Ramanujan (1887 – 1920), genio innato della matematica, proveniente da un villaggio sconosciuto e privo di istruzione, che seppe coniugare, come pochi, ragione e processo creativo, dimostrando che per fare matematica ci vuole estro. Agli studenti, purtroppo, mai si racconta la storia della matematica. Se lo si facesse si tratterebbe di contribuire a  rendere visibile il legame tra matematica, arte, cultura (al di là delle conoscenze “spendibili”) e di far apprezzare l’eleganza della matematica, la sua armonia, in grado, non solo di interrogare e suggerire, ma anche di generare piacere.

Ana Millan Gasca, Professoressa associata di Matematiche Complementari, presso l’Università Roma Tre, nel suo libro Numeri e Forme. Didattica della matematica con i bambini, 2016, pubblicato da Zanichelli, suggerisce ai docenti di scuola primaria un interessante quanto concreto modello  di insegnamento “umanistico” della matematica. L’autrice mette in luce la sintonia fra pensiero infantile e matematica e propone una serie di chiavi pratiche per un insegnamento efficace della matematica, delineando un percorso per gli alunni dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado che, allenando all’osservazione, all’indagine e alla concentrazione,  sia possibilità di scoperta e di esperienza gioiosa.

Il superamento della dicotomia tra pensiero scientifico e pensiero umanistico rivoluziona la visione dell’insegnamento. Problemi matematici e sfondi narrativi, sentimento e ragione convivono nel terreno fertile della creatività. Mediante modelli di insegnamento/apprendimento che non si basano sulla contrapposizione di universi simbolici ritenuti inconciliabili, ma che, utilizzando le prolifiche  interazioni fra linguaggi diversi, appassionino i discenti, coinvolgendoli con la forza del linguaggio matematico ed esaltando il tratto creativo ed emotivo della scoperta, la matematica può aprire nuovi orizzonti alla creatività e all’innovazione, influenzando il nostro presente e il nostro futuro.

L’Atelier creativo “Montessori creativity space”

Loris Malaguzzi nella metà degli anni novanta scriveva “L’Atelier (…) ha prodotto un’irruzione eversiva, una complicazione e una strumentazione in più, capaci di fornire ricchezze di possibilità combinatorie e creative tra i linguaggi e le intelligenze non verbali dei bambini, difendendoci non solo dalle logorree (…) ma da quella pseudocultura della testa-container che (…) è il modello che dà al tempo stesso la maggiore impressione di progresso culturale e la maggior depressione dal punto di vista dell’aumento effettivo della conoscenza” .

Era la fine degli anni sessanta quando il termine “Atelier”, fino ad allora sinonimo di laboratorio d’arte, inteso nel senso più ampio (pittura, scultura, danza, moda), entra a far parte del panorama didattico nazionale come “ambiente che stimola la conoscenza” in cui la “dimensione estetica degli apprendimenti”, diventa strategia educativa e formativa.

A circa sessant’anni dalle prime esperienze nelle scuole dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia e a più di trent’anni dalla teorizzazione del metodo educativo reggiano dei “Cento linguaggi” di Loris Malaguzzi, il MIUR pubblica, all’inizio del 2016, in applicazione della Legge 107, il “Piano laboratori” nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD), puntando alla realizzazione, nella scuola del primo ciclo, degli Atelier creativi .

L’obiettivo è quello di “riportare al centro la didattica laboratoriale, come punto d’incontro essenziale tra sapere e saper fare” trasformando i laboratori in “ luoghi di innovazione e creatività” .

L’Atelier malaguzziano, “luogo della ricerca, dell’invenzione, dell’empatia, che si esprime attraverso “100 linguaggi” e che espandendosi oltre l’età dell’infanzia comprende anche l’età adulta, fino all’anzianità”, diviene “punto di incontro tra manualità, artigianato, creatività e tecnologie”, un luogo in cui mettere in pratica abilità e co-costruire conoscenze attraverso l’espressione della creatività di ciascuno e in cui “sporcarsi le mani”.

Su queste basi culturali nasce, alla fine del 2015, l’idea di realizzare il “Montessori Creativity space” nel Secondo Istituto Comprensivo di Francavilla Fontana (Br), un “atelier creativo”, a disposizione di alunni, docenti e territorio, in cui fantasia e fare potevano incontrarsi, coniugando tradizione e futuro, costruendo apprendimenti trasversali attorno a robotica ed elettronica educativa, logica e pensiero computazionale, artefatti manuali e digitali, serious play e storytelling.

Nel gennaio 2016 con l’adesione al programma Fast-up, nato grazie ad un protocollo d’intesa tra MIUR, FASTWEB e l’agenzia di comunicazione Anteprima, abbiamo avviato la ricerca di fondi per realizzare il nostro progetto. La nostra idea progettuale, selezionata dal team congiunto Anteprima-Fastweb ha raccolto, tramite la piattaforma di crowfunding reward based Eppela.com, oltre 5000 € ai quali si sono aggiunti altri 2500 € di cofinanziamento da parte di FastWeb. Esperienza entusiasmante, quella del crowfunding, che non solo vide tutte le componenti scolastiche impegnate nella raccolta fondi ma che ha avvicinato alla scuola diverse aziende del territorio che, credendo nella nostra idea, con i loro contributi hanno portarono ad oltre 12000 € la somma destinata alla realizzazione dell’Atelier creativo.

Grazie ad una parte del finanziamento relativo al PON FESR “Ambienti digitali” e agli ulteriori 15.000 € assegnatici con il bando “Atelier creativi” del PNSD, una somma complessiva di circa 30.000 € ci ha consentito di concretizzare un “sogno”:  dotarci di un ambiente di apprendimento, destinato non solo ai nostri alunni, in cui svolgere attività didattiche in orario curriculare ed extra, forme di collaborazione tra docenti o alunni di età diverse, ma anche di consentire ad altre istituzioni scolastiche, in convenzione, di attuare percorsi di alternanza scuola-lavoro o sperimentare il learning by doing (imparare facendo) attraverso percorsi didattici condivisi in cui gli alunni più grandi possano trasferire ai più piccoli conoscenze, emozioni ed esperienze attraverso attività di peer-tutoring.

Uno spazio in cui coinvolgere diverse e accreditate realtà pubbliche e private, operanti sul territorio francavillese, con le quali sottoscrivere dichiarazioni d’intenti di collaborazione e realizzare percorsi di formazione per adulti o alle quali vendere, perché no, dei servizi ottenendo forme di finanziamento utili per la manutenzione delle apparecchiature e per l’ampliamento delle stesse.

Oggi il “Montessori Creativity Space”, con gran parte delle idee sopra esposte, è diventato una bella realtà. Uno spazio alternativo di apprendimento, decisamente più ampio delle comuni aule scolastiche (di circa 180 mq), in grado di accogliere, se necessario, più classi, gruppi classe (verticali o aperti), piccoli gruppi di studenti, uno spazio in cui poter svolgere attività di coding, robotica, tinkering, elettronica educativa, prototipazione e stampa 3D, artigianato digitale e tradizionale.

Situato nel plesso della Scuola Primaria “M. Montessori”, il “Montessori creativity space“ al suo interno si presenta come uno spazio multifunzionale, a setting variabile.

Un settore di circa 40 metri quadri è occupato da un vero e proprio FabLab, che separato dal restante ambiente con pannelli mobili colorati, ospita diverse stampanti e scanner 3D, in grado anche di utilizzare materiali come il cioccolato e la porcellana, un estrusore di filamento con trituraplastica per il riciclaggio degli scarti di PLA e altri tipi di plastica, una Laser cutter con chiller dedicato, plotter da taglio di vario tipo, una termoformatrice, tavoli da lavoro e attrezzi vari (compressore, una sega orbicolare, saldatore, trapani avvitatori, martelli, cacciaviti ecc.).

Un settore di circa 20 metri quadrati, con il pavimento interamente coperto da un tappeto e cuscini colorati, è dedicato alla lettura, al relax ma anche al confronto e alla metacognizione.

I restanti 100 metri quadri ospitano un grande tavolo per la robotica e numerosi tavolini modulari, vivacemente colorati e di forma diversa, sistemati a isole, destinati ad attività di co-working, di formazione, di collaborazione tra pari, dove i docenti trovano uno di incontro e confronto per la didattica.

Alcuni armadi, sempre colorati, infine, sistemati lungo le pareti, contengono robot di vari tipi, destinati agli alunni più piccoli della scuola dell’infanzia e a quelli più grandi di scuola secondaria, kit di elettronica educativa e accessori vari.

Oltre alla costruzione del “Montessory creativity space” ci siamo preoccupati della sua gestione destinando una Funzione strumentale “area 5: innovazione e nuove tecnologie” alla cura dell’inventario, alla gestione degli orari di utilizzo degli spazi e degli strumenti. Abbiamo costituito un “dipartimento per l’innovazione”, abbiamo chiamato “Codingkids”, all’interno del quale i docenti si confrontano e portano avanti buone pratiche da condividere con i colleghi d’Istituto. Queste esperienze di ricerca-azione hanno aperto la strada della condivisione delle “buone pratiche didattiche”, nel campo del coding, della robotica ed elettronica educativa, del making e del tinkering, proponendo workshop ad altri Istituti della provincia e non solo. Documentiamo le attività svolte nell’atelier e in classe sul nostro sito ma anche attraverso i canali social.

La costituzione dell’Ass.ne Officine CreAttive, con all’interno professionisti esterni ma anche genitori esperti nei settori della digital fabrication e del networking, con la quale la scuola ha stipulato una specifica convenzione, ci ha consentito di provvedere alla manutenzione gratuita delle attrezzature ma anche di attuare percorsi di formazione e di sperimentazione didattica, realizzare workshop periodici coinvolgendo altre Istituzioni scolastiche e associazioni del territorio con l’intento di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità dei giovani e la promozione di progetti innovativi di docenti e studenti che operano all’interno o all’esterno della nostra scuola.

Scuola d’autore, “Antonio Galateo: un tipo multitasking”

Conoscere e valorizzare il pensiero e l’opera  dell’illustre accademico del Rinascimento italiano, cittadino di Galatone, che  ha conferito grande prestigio al nostro paese, è stato lo scopo che ci siamo posti noi studenti delle classi 4AS e 4BS, frequentanti l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “E. Medi” di Galatone. Guidati dall’esperto Francesco Danieli e dalla tutor, prof.ssa Giuliana Bellafronte, ci siamo impegnati nella realizzazione del progetto PON “Fili & File – Percorso di Scrittura”, finalizzato alla produzione di un e-book dedicato al nostro concittadino Antonio De Ferrariis detto il Galateo, edito per i Tipi delle Edizioni Universitarie Romane.

Uno dei nostri obiettivi è stato proprio quello di creare un prodotto moderno che dimostrasse come tecnologia, letteratura e storia possano oggi coesistere in un testo diverso dal comune libro cartaceo, come appunto l’e-book, più agile e snello da consultare.

Di certo il nostro lavoro non ha nessuna pretesa di carattere critico, ma è il risultato di un grande impegno di squadra e rappresenta un buon punto di partenza per continuare la ricerca sul Galateo.
E se il tempo scorre e con esso la tecnologia si evolve, oggi più che mai diventa di fondamentale importanza per la scuola mettersi al passo con i tempi ed è quello che ha fatto il nostro istituto, proponendo un progetto tanto interessante quanto innovativo. Per questo motivo il fulcro dell’attività si può riassumere in una parola: Multitasking, presente non a caso nel titolo del nostro e-book.

Infatti proprio come il Galateo, esperto in molti ambiti del sapere e fine conoscitore dei diversi generi letterari, anche noi ragazzi ci siamo messi in gioco, sperimentando forme diverse di comunicazione, attraverso la divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro, finalizzati alla scrittura, alla produzione grafica ed all’elaborazione del blog. Durante gli incontri pomeridiani abbiamo utilizzato diversi ambienti digitali e diverse tecnologie, tuttavia non sono mancate le esperienze dirette attraverso le visite guidate ai luoghi del Galateo, come la città di Otranto o il centro storico di Galatone.

La scuola si è trasformata in un grande laboratorio dove abbiamo appreso nuove conoscenze, utilizzato tanti materiali didattici, progettato una interessante timeline sull’autore e realizzato l’ebook.

Ma il nostro grande orgoglio è anche il blog, dove abbiamo inserito i momenti clou del nostro percorso, dove sono disponibili  informazioni, immagini, approfondimenti su Antonio De Ferrariis e il link per scaricare  l’e-book. Ed ancora, durante le attività abbiamo avuto la fortuna di incontrare lo storico Vittorio Zacchino che ha illustrato le esperienze vissute dall’umanista salentino, aiutandoci a ricostruire gli aspetti principali della sua vita e della sua opera.

Nonostante all’inizio fossimo un po’ disorientati e spaventati da un progetto con così grandi ambizioni, alla fine ne siamo usciti con un’esperienza che, oltre ad aver ampliato il nostro bagaglio culturale, ci ha arricchiti come persone, permettendoci di lavorare in gruppo, di confrontarci e di assumerci la responsabilità delle scelte. E ne siamo molto contenti. Siamo soddisfatti del lavoro fatto e ci auguriamo che il nostro ebook, “Antonio Galateo: Un tipo multitasking”, sia utile a tutti coloro che vorranno conoscere l’umanista salentino.

Il label awards “eTwinning School”- traguardo per l’ I.C.S. “V.Tieri”

di Maria Teresa Rugna

La notizia risale a giorno 11 aprile 2018 quando la Dirigente Scolastica Bombina Carmela Giudice comunica di aver ricevuto una e-mail con oggetto eTwinning School Label awarded for ICS “V. Tieri” di Corigliano Calabro”, oggi Corigliano-Rossano, con il messaggio “Congratulations on the success of your school obtaining the award of the eTwinning School Label 2018- 2019. It is a great achievement by all the eTwinning team in your school and an example to all schools in the eTwinning Community”. Tale annuncio ha riempito di gioia la Dirigente Scolastica e il team eTwinning che da anni  fa parte della community europea di insegnanti attivi nei gemellaggi elettronici tra scuole.

La comunicazione arriva da Bruxelles con i nominativi degli istituti che hanno ricevuto il nuovo titolo di “Scuola eTwinning”. Tra i 224 istituti premiati sparsi in tutto lo stivale si ritrova l’Istituto Comprensivo “V. Tieri” indicato come “eTwinning School”.

Una fine d’anno scolastico, dunque, quella dell’I.C. “V.Tieri”, che guarda lontano e mira al successo formativo degli studenti.

L’Italia conta il maggior numero di riconoscimenti (circa il 20% del totale)  su 1211 scuole premiate a livello europeo.

Il nuovo riconoscimento è stato introdotto nel 2017 per valorizzare la partecipazione, l’impegno e la dedizione non solo dei singoli docenti eTwinning, ma anche dei dirigenti scolastici e dei team di insegnanti all’interno della stessa scuola.

I vantaggi per il riconoscimento di “Scuola eTwinning” sono:

  1. certificare l’attività europea della scuola e ottenere una maggiore visibilità sul piano locale, regionale e nazionale;
  2. ottenere un riconoscimento ulteriore per il lavoro svolto dal personale docente coinvolto nelle attività eTwinning;
  3. trasformare la scuola in un modello non solo per le altre scuole ma anche per le autorità scolastiche regionali e nazionali.

Le Scuole eTwinning sono, infatti, riconosciute come modelli in aree come la pratica digitaleeSafetyapprocci creativi e innovativi alla pedagogiapromozione dello sviluppo professionale continuo del personalepromozione di pratiche di apprendimento collaborativo con personale e studenti.

 In seguito a tale riconoscimento l’istituto riceverà uno “school pack” contenente:

  • un badge digitale visibile in eTwinning Live;
  • un certificato digitale scaricabile da ogni singolo eTwinner dell’istituto;
  • la pubblicazione nella lista ufficiale delle Scuole eTwinning sul Portale europeo eTwinning;
  • una lettera ufficiale di congratulazioni dalla Commissione europea e una targa.

La Dirigente Scolastica Bombina Carmela Giudice, il team eTwinning comprendente l’ambasciatore Maria Teresa Rugna esprimono la loro soddisfazione per l’ennesimo tassello che si aggiunge all’Istituto, sempre in prima linea, aperta alle esperienze innovative e a nuove possibilità di preparazione umana e professionale, in grado di supportare l’ottimizzazione delle pratiche didattiche potenziando un’offerta formativa coerente con i bisogni di un sapere competente, rispondente alle nuove esigenze del territorio e proiettato verso orizzonti europei.

Difatti, l’istituto ha appena concluso il Progetto Erasmus+ “Apprendiamo in Europa”, il 31 dicembre 2017, che ha coinvolto lo staff d’Istituto in ben 35 mobilità in Europa; un’occasione, quest’ultima, per rafforzare la qualità dell’insegnamento/apprendimento al fine di promuovere cambiamenti in termini di modernizzazione e internazionalizzazione dell’Istituto.

ASL: molto di più di una semplice alternanza

Storia di un viaggio che porta lontano…

13 aprile 2018 – Venlo – Provincia di Limburg – Olanda: i laboratori di cucina  della gildepleidingen hotelschool sono  affollati, gli studenti olandesi da oggi lavorano con un gruppo di studenti italiani; nessun imbarazzo, si conoscono già e la sincronia della cucina appare perfetta a chi la osservi. L’inglese viene talvolta interrotto dall’olandese e dall’italiano, ma non importa: la cucina unisce e la voglia di lavorare insieme passa sopra ogni barriera linguistica.

Nella scuola c’è un bar e un ristorante aperto al pubblico: persone di ogni età vengono lì perché in Olanda la scuola è davvero una porta sul mondo, senza barriere. Stamani c’è qualcosa di nuovo nell’aria, un’atmosfera vibrante  e stimolante. I clienti guardano incuriositi i nuovi ragazzi che in sala si muovono con disinvoltura e professionalità, non parlano olandese ma in Olanda tutti sanno l’inglese.

Nella hall della grande scuola c’è un tavolo: una redazione itinerante di ragazzi del liceo linguistico e classico intervistano il pubblico che passa da lì, studenti, docenti, personale esterno che va e viene, vogliono sapere tutto di quella scuola. Ne uscirà un articolo… forse o un video o… work in progress.

La gente si ferma, risponde, i docenti in disparte osservano: i ragazzi si muovono bene, sanno coinvolgere, hanno softskills, competenze relazionali e comunicative, sono una fucina di idee. Ma soprattutto si divertono!

Così si fa l’Europa!

Le cose non nascono mai per caso: due anni fa l’istituto superiore di istruzione di Barga (LU),  che comprende una scuola alberghiera, un istituto tecnico-chimico,  un Liceo linguistico, classico e delle scienze umane, ha iniziato una collaborazione con la scuola  Gildeopleidingen di Venlo (Olanda) per realizzare un importante evento nell’ambito di Euhofa, associazione mondiale che si occupa di formazione nel settore  della ristorazione e ospitalità alberghiera: l’obiettivo a medio termine era la realizzazione di una cena di gala con ospiti internazionali.

L’incontro ha dato l’opportunità di  creare una rete di condivisione che, a partire dall’obiettivo specifico di cui sopra, si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto per lo scambio di buone pratiche soprattutto nell’ambito dell’alternanza  intesa come parte integrante del percorso formativo di ciascun studente.

Tutto ciò  ha permesso  un’implementazione e un miglioramento dei percorsi di alternanza nei tre settori di istruzione presenti nell’Isi .

Prima di questo gli  indirizzi procedevano a velocità diverse: il professionale con modalità già definite, numerosi contatti con il territorio e esperienza maturata sul campo,  il tecnico-chimico in sinergia con le grandi aziende del settore mentre il liceo si affacciava timidamente a esperienze di asl con modalità per lo più esecutive  o di osservazione, vissute non sempre con lo spirito giusto sia da docenti, studenti e famiglie.

In questo contesto è arrivata la L.107 che ha reso obbligatorie le ore di asl nel  triennio delle superiori.

Era necessario cambiare il tipo di approccio all’asl per tutti gli attori coinvolti: studenti, docenti, famiglie, aziende  e cominciare a percepirla come momento fondamentale di crescita personale e professionale per ogni studente con finalità anche vocazionali per una  costruzione consapevole del progetto di vita.

Difficile un cambio drastico di mentalit, difficile imporre senza condividere nel profondo le motivazioni che hanno portato a ciò: il professionale e il tecnico già ben avviati, hanno preso spunto dall’esperienza olandese per migliorare le proprie e hanno contemporaneamente accompagnato i licei in questa direzione.

La stretta collaborazione con la scuola olandese, la condivisione di pratiche per loro già consolidate ci ha permesso  di vedere chiaramente qual era lo scopo da raggiungere

Quella era la metà: esperienze in grado di formare il ragazzo a 360°.

Quella era la via! Non mera imposizione di legge e fredda esecuzione di compiti assegnati ma reale percezione del valore dell’azione attraverso un viaggio esperenziale

Quello era il metodo! Prendere spunti da esperienze innovative  già consolidate adattandole al nostro contesto con la forte convinzione  del valore intrinseco di ciò che si stava per realizzare.

Una scommessa a tutti gli effetti e un rischio da correre nell’ottica del cambiamento.

Come realizzarlo nel concreto, come diffondere a tutti gli attori questa consapevolezza?

Con il metodo della disseminazione a gradi: dal ristretto gruppo di docenti che per primi si sono trovati coinvolti nel progetto iniziale, al collegio intero,  al coinvolgimento diretto degli alunni ecc.

Un percorso irto di difficoltà anche organizzative, gestionali, logistiche, culturali  che non ha impedito di trovare soluzioni ad hoc, coinvolgere le famiglie e sensibilizzare il territorio.

Fondamentale, in questa fase, da una parte il supporto di Anpal che ha affiancato la scuola nella pianificazione strategica delle attività e dall’altra la condivisione delle buone pratiche realizzate nel sistema olandese.

Due punti di riferimento che hanno dato valore aggiunto ai percorsi, anche  a quelli liceali, più lontani “culturalmente” e legati al valore teorico delle discipline.

Non sono state solo realizzazioni di esperienze settoriali (una/due settimane di lavoro in Italia e in Olanda in contesti ormai diventati familiari), non si è trattato di mera esecuzione di ore di asl necessarie per essere ammessi all’esame di stato e nemmeno di semplici abbattimenti di coscienze nazionali.

E’ diventato  molto di più: la percezione di  questa esperienza come un accrescimento sul campo, come una possibilità di testare le proprie competenze specifiche e implementare quelle relazionali, sviluppare un atteggiamento proattivo, adattarsi ad altri contesti, creare e far crescere relazioni, aprirsi al mondo, mettersi alla prova, diventare protagonisti della propria formazione, percepire che scuola e mondo del lavoro non sono divisi ma  si intersecano e si fondono reciprocamente.

Questo hanno sperimentato i ragazzi che hanno preso parte agli scambi (tre periodi  ad oggi).

In questo modo la percezione della ratio dell’alternanza tra i vari attori è cresciuta passo dopo passo e non è stata vissuta come imposizione ma come reale opportunità di crescita in cui è doveroso spendere energie.

Queste esperienze hanno aperto altre strade  anche nelle pianificazioni di percorsi da realizzarsi nel nostro territorio: cambiando l’approccio di base tutto viene visto con altra ottica e la sinergia degli attori coinvolti garantisce il valore aggiunto all’esperienza.

I licei , in particolare, hanno messo a disposizione le loro peculiari competenze, prendendo suggerimenti dai colleghi del professionale e tecnico per quanto riguarda le modalità di realizzazione, hanno messo in campo creatività e capacità proattiva, hanno sviluppato soft skills e messo in essere attività innovative che opportunamente pubblicizzate, hanno dato ulteriori spunti per attività future.

Una propagazione  di idee e progetti che arricchisce il database dei percorsi attivati o da attivare.

Un viaggio ancora in corso con  continui aggiustamenti, rimodulazioni ma con una chiara direzione .

Siamo in Olanda in questo momento: i ragazzi del Liceo e del professionale stanno mettendo in campo tutte le loro competenze  e sono inseriti in contesti di lavoro; i docenti stanno pianificando il proseguo di questa collaborazione che ha portato molto più lontano del previsto.

Dal prossimo anno sarà coinvolto anche il Liceo delle Scienze Umane: durante  una visita ad una scuola primaria si sono creati i presupposti per una collaborazione da svolgersi nella primavera del 2019.

Perché da cosa nasce cosa e le cose non nascono mai per caso.

Il sistema olandese, aperto al contesto economico del territorio e attento alla personalizzazione del curriculum di ogni studente  offre interessanti spunti per il miglioramento della nostra offerta formativa: non tutto può essere attuato naturalmente ma dal confronto nascono idee per il miglioramento continuo.

Da noi  è diverso, ma adattare e migliorare è possibile, crederci è la condizione di partenza: non chiudersi di fronte alle novità ma cercare di capire in che modo possano diventare risorsa per la formazione.

L’Europa va in questa direzione. E’ necessario seguirne la scia.

Solo così i nostri ragazzi non perderanno il passo!