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30th Science projects workshop, Bruxelles 14-16 giugno 2019

30th Science Projects Workshop, Bruxelles 14-16 giugno 2019

Dal diario di un’insegnante del futuro prossimo

Sto tornando in aeroporto. Sono passati solo due giorni ma sembra molto di più… E’ proprio vero che quando si vive intensamente il tempo si dilata. Questa volta sono sola, però non lo sono davvero. Ma cominciamo dall’inizio…

Quando ho ricevuto l’invito da Scientix, Comunità europea di educatori scientifici, stentavo a crederci. Andare a Bruxelles e partecipare ad un workshop è una meravigliosa opportunità per un insegnante innovatore. 43 docenti da 14 paesi.

Prima della partenza abbiamo ricevuto un opuscolo con le mappe e le distanze per raggiungere aule, hotel, ristoranti e luoghi di interesse. Nella lista dei partecipanti c’erano orari di arrivo e partenza di tutti in modo da facilitare i contatti. Organizzazione impeccabile. Sembra scontato, ma non lo è.

Appena sono scesa dall’aereo… sorpresa! Ho ricevuto un messaggio da una collega ucraina che diceva di aspettarmi al ritiro bagagli. Ci siamo riconosciute dalle foto dei profili di Facebook. Mentre ci presentavamo è arrivato un messaggio da un’altra insegnante appena atterrata. Le abbiamo inviato un selfie per farci identificare e dopo pochi minuti da due siamo diventate tre. La collega rumena ci ha avvisato che era in arrivo un’altra persona dalla Grecia. L’abbiamo aspettata con il suo nome scritto sul tablet ed è stata una bellissima accoglienza anche per lei che, come noi, pensava di essere sola. In formazione poker, ci siamo avviate all’autobus seguendo le indicazioni ricevute.

Durante il viaggio di mezz’ora verso il centro città, tra noi c’è stato un intensissimo scambio di informazioni ed esperienze di realtà e Paesi diversi. Istituzioni scolastiche differenti, ma la stessa passione e il desiderio di metterci in gioco. Quando siamo giunte a destinazione, da quattro siamo diventati 43, tra insegnanti ed educatori, leader delle STEM. Eravamo lì per imparare ad esserlo. Oggi e soprattutto domani.

Con l’entusiasmo dei bambini, siamo entrati nella stanza dei segreti, nata dal progetto Future Classroom Lab, che ha come obiettivo di ripensare al ruolo della pedagogia ed utilizzare la tecnologia nella didattica. L’innovazione sta cambiando il modo di insegnare anche nel design delle aule e nella dotazione di strumenti accattivanti come la stampante 3D, robottini da programmare e costruzioni LEGO. Tutto da toccare, scoprire, sperimentare. Prima noi, poi loro, i nostri studenti.

Ci hanno accolto i ragazzi della European Schoolnet, giovani in gamba provenienti da tutta Europa, con tanta voglia di fare. Sono stati due giorni ricchi di spunti e riflessioni. I nomi si sono trasformati in volti. Le persone con le quali avevo lavorato e scambiato informazioni sono diventate reali, in carne e ossa.

Durante le lezioni, ciascuna di trenta minuti, abbiamo affrontato delle tematiche molto attuali come il ruolo delle competenze da raggiungere nel 21° secolo, il lavoro di coinvolgimento e di disseminazione delle buone pratiche nelle nostre scuole, i compiti di realtà.

Interattività e dialogo hanno caratterizzato i singoli workshop. Ci hanno appassionato e coinvolto così tanto che spesso durante le pause restavamo ad esercitarci e a discutere su quanto proposto. Il tempo è passato velocissimo, come succede quando l’interesse è vivo e l’attenzione alta.

Siamo stati divisi in gruppi con il compito di creare una presentazione o una campagna marketing di un progetto. Il lavoro è stato distribuito nei due giorni ed è stato supportato da suggerimenti ed approfondimenti trattati durante i seminari, mettendo, quindi, subito in pratica. Il momento di restituzione ha consolidato ancora di più l’esperienza di apprendimento e condivisione dei singoli partecipanti e sicuramente molti dei progetti ipotizzati nei prossimi mesi prenderanno vita.

Ci siamo sentiti parte integrante di una squadra che lavora per aiutare i giovani a costruire un solido futuro. E’ questa la magia che vogliamo portare nelle nostre aule.

“Alzi la mano chi fa un lavoro che gli piace”, tutte le mani si sono alzate. Questo è il nostro compito: quello di far sollevare le mani dei nostri studenti, come abbiamo fatto noi, quando risponderanno alla stessa domanda.

Torno a casa piena di idee e progetti da realizzare, contatti di colleghi con cui lavorare in un prossimo futuro. Non mi sento sola perché ho conosciuto persone con la mia stessa visione che guardano lontano ma, nello stesso tempo, vivono nel presente di una scuola che vuole cambiare, nelle nostre classi e in un’Europa unita.

30th Science Projects Workshop in the Future Classroom Lab Leggi tutto “30th Science projects workshop, Bruxelles 14-16 giugno 2019”

Lo sviluppo sostenibile con il digitale

L’agenda 2030, protagonista del concorso nazionale “con il digitale in classe”

L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna in collaborazione con l’Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico (AICA) ha organizzato la prima edizione del concorso AICA-THON-ER, destinato a studenti di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado per la realizzazione di un prodotto digitale.

BolognaConcorso AICA-THON-ER

I bambini delle scuole primarie selezionate, divisi in squadre, hanno realizzato un video con l’applicazione Stop motion. Le tematiche sono state scelte all’interno dell’Agenda 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto, nel 2015, da 193 Paesi membri dell’ONU.

L’invito all’azione sui 17 obiettivi con i 169 traguardi previsti riguardano questioni importanti per lo sviluppo globale come la pace, la lotta alla povertà, la salute e il benessere, la parità di genere, la crescita economica, e possono portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Ai ragazzi delle scuole medie è stato chiesto di realizzare un podcast avente come tema l’intervista impossibile a uno dei protagonisti del cambiamento di rotta proposto dall’Agenda 2030.

Studente

I ragazzi sono stati divisi in tre squadre, hanno scelto un tema e hanno preparato la propria trasmissione radiofonica, selezionando informazioni e musiche per il montaggio.

Un gruppo ha scelto il tema del diritto all’istruzione scegliendo di intervistare Malala Yousafzai. L’argomento del secondo team è stato l’inquinamento dei mari, dando voce all’involontario protagonista: Oceano. La squadra vincitrice premiata ha presentato l’intervista impossibile a Greta Thunberg sui cambiamenti climatici.

Premiazione

I ragazzi della scuola secondaria di secondo grado hanno preparato, in poche ore, un sito internet illustrando le possibili soluzioni per salvare il pianeta e invitando i lettori alla riflessione e all’interazione, condividendo la sfida comune.

Studenti al lavoro

La scelta di unire l’aspetto digitale ai temi globali si è rivelata vincente perché permette un’ampia diffusione e partecipazione attiva su temi attuali e di interesse comune, con l’utilizzo di strumenti dinamici e vicini ai ragazzi. La manifestazione si è svolta all’insegna del coinvolgimento di tutti: studenti, insegnanti ed organizzatori. Il risultato è stato strabiliante ed ha permesso a ciascuno, come suggerito anche dalla call all’azione dell’Agenda 2030, di vivere un’esperienza emotiva e creativa per migliorare insieme il futuro del nostro pianeta.

Aica-Thon-Er

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Cittadinanza globale e l’approccio eTwinning

Nella società della conoscenza, caratterizzata da complessità, globalizzazione e innovazione tecnologica, la scuola viene investita da una grande responsabilità.

Si richiede una formazione più rispondente alle esigenze della realtà contemporanea con la revisione dei contenuti curriculari ed un adeguamento dei saperi. Questo orientamento riflette la richiesta da parte del mondo del lavoro di flessibilità, creatività e capacità di apprendere autonomamente e continuamente.

La risposta educativa deve confrontarsi e misurarsi con i cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca per preparare le menti degli alunni ad affrontare problemi complessi ed incertezze, esercitando il giudizio critico. Diventa, quindi, indispensabile per gli operatori dell’istituzione scolastica riuscire a trasmettere la curiosità intellettuale, il piacere dell’apprendimento e l’intelligenza emotiva.

Gli studenti di oggi manifestano una sempre maggiore difficoltà ad adeguarsi alle proposte tradizionali della scuola perché essa richiede prestazioni, comportamenti e atteggiamenti artificiali, scandisce i tempi, gestisce gli spazi e valuta gli apprendimenti con forme e modi percepiti come obsoleti e slegati da quanto accade nel mondo reale.

I nativi digitali, costantemente connessi e capaci di realizzare blog e di partecipare a dibattiti in forum e chat, sono profondamente diversi dai loro insegnanti. I modelli di pensiero sono cambiati, condizionati dalle tecnologie e dagli strumenti dell’era dell’informazione, che sono parte integrante della loro vita fuori dalla scuola.

Se l’obiettivo dell’educazione è di preparare la prossima generazione a partecipare con coscienza ed efficacia ad una società democratica tecnologicamente complessa, allora bisogna offrire agli studenti contesti formativi autentici e compiti realistici e significativi.

Il modello di didattica che ne scaturisce favorisce i  processi di costruzione della conoscenza, stimola le dinamiche relazionali di una comunità che si confronta e negozia per produrre ed apprendere, consentendo l’acquisizione di una piena comprensione e padronanza che vada oltre gli specifici ambiti disciplinari.

Nella Community eTwinning si lavora in team, attraverso progetti ed esperienze democratiche e partecipatorie, riflettendo su ciò che si fa e si impara con consapevolezza. Secondo questo approccio, il focus non è sul prodotto, ma sul percorso cognitivo, meta-cognitivo, culturale e relazionale.

La ricerca, la scoperta e la documentazione sulla piattaforma consentono a chi apprende di acquisire nuove conoscenze su fatti, eventi, oggetti e persone, accrescendo progressivamente le proprie competenze in un ambiente motivante e stimolante, attraverso l’incontro di culture diverse. L’integrazione strategica delle tecnologie dell’informazione si è rivelata una scelta vincente per la comunicazione e lo scambio di buone pratiche, per la sua immediatezza e il carattere fortemente inclusivo. Lo scopo è quello di migliorare i processi di apprendimento, rendendo le lezioni laboratoriali e multimediali.

L’approccio che sta alla base della Comunità di eTwinning è basato su una didattica attiva, collaborativa, autentica ed intenzionale ed è mosso dalla convinzione che la nostra possibilità di plasmare il futuro dipenda dalla creazione di una nuova identità intellettuale in cui la tecnologia digitale occupa un posto importante.

Il cambiamento di rotta del sistema educativo passa anche per la cittadinanza globale e per il rispetto dei diritti umani. In un mondo in cui le scelte di ciascuno hanno ripercussioni a livello planetario, è importante rafforzare la responsabilità sociale ed economica per orientare all’impegno e al pluralismo.

Tanti progetti eTwinning legano studenti di Paesi europei in un percorso comune nel riconoscimento delle diversità e del bene comune. Festeggiamo l’etwinning Day 2019 con l’auspicio della realizzazione di una società più sostenibile, empatica e solidale.

ETwinning

Parola all’esperto

Stavroula LadaStavroula Lada, teacher in greek primary school. She teaches greek language, math, history, science, religion, ICT, art. She holds a master degree in School  psycology and Special education and speaks English, French and Italian. She has joined eTwinning since 2010.

 

I joined eTwinning 9 years ago and since then, I run projects every year in my class. From the first time that I realized how many positive aspects eTwinning can offer to my teaching practice, I chose to incorporate all sources in my professional life, like the learning events, the live events, the groups and the projects. For 2 years, from 2015 till 2017 I was an eTwinning ambassador and run many on-site and online events for other teachers who were eager to learn more about this educational community.

In my professional development, eTwinning has helped me in opening new horizons of teaching techniques and educational resources. By participating in learning events, I had the chance to get to know to like-minded teachers and augment my personal learning network. I found teachers with whom I collaborated in projects and got new friends, because of our common love for teaching and eTwinning. Due to eTwining platform, it was easy to take part in events and keep on with the distance learning. This is where I found out about other educational platforms, like the European Schoolnet Academy and the Teacher Academy, which offered a lot of learning opportunities with the moocs.

In my classes during all these years, I have joined many eTwinning projects with my students from the age of 6 to 12. The majority of our projects received European quality labels. The students liked being working with peers from all over Europe and they got more open-minded about other cultures, mentalities and educational systems. Each time, the school with which we worked with was like the next-door class. The children felt like having friends to work with, to share, to create and learn. They communicated via video conferences and the Twinspace. They created common products and shared them either in the platform or via post, like cards, books and crafts.

In eTwinning projects, I’ve learned more about the STEM philosophy and the children earned the chance to combine all these fields both in their projects but also in their learning procedure. During our collaboration with other schools, the students have learned how to think critically, to choose the best ways to work, to be more creative and resourceful, and to develop metacognition strategies.

Progetti eTwinning     Progetti eTwinning 2 Leggi tutto “Cittadinanza globale e l’approccio eTwinning”

Stem Discovery Week

Largo alle STEM

Siamo, paradossalmente, di fronte ad un “talent mismatch”.

Se da una parte aumenta il tasso di disoccupazione, dall’altro il mercato del lavoro è alla ricerca affannosa di personale con competenze scientifico-tecnologiche. La discrepanza tra domanda e offerta dimostra chiaramente una delle conseguenze della digitalizzazione. La mancanza di risorse adatte a ricoprire le posizioni richieste deriva dal gap di genere, dai cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni, ma soprattutto dalla velocità esponenziale dello sviluppo tecnologico.

Quali sono le competenze indispensabili per i lavori del futuro?

E’ dimostrato da recenti analisi statistiche che, per rispondere alla richiesta, i candidati che dispongono di conoscenze in materie afferenti all’area STEM sono avvantaggiati e possono scegliere tra un più ampio ventaglio di possibilità lavorative.

Perché le STEM a scuola?

Abbiamo necessità di formare futuri cittadini che svolgeranno professioni che oggi, forse, ancora non esistono. In questo scenario appare fondamentale costruire un nuovo tipo di didattica, lontana da quella tradizionale che non risponde più alle nuove esigenze.

In Italia è stato avviato un processo di innovazione metodologica, che però non trova ancora pieno riscontro negli ambienti di apprendimento e nella formazione del personale educativo. Nel Piano di ricerca e formazione previsto dal DM 851/2017 per la scuola secondaria di primo grado, l’urgenza di sviluppare competenze trasversali e la flessibilità di pensiero è affidata all’approccio STEM, che prevede l’integrazione di discipline tecnico-scientifiche armonizzando la relazione tra il sapere e il saper fare, tra il progettare e il realizzare, tra i problemi teorici e pratici. Anche qui però le azioni intraprese nelle classi non bastano.

La recentissima Mozione n. 1-00117 testimonia l’impegno di partire dalla scuola per affrontare le sfide del futuro. Entro il 2022 nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione, infatti, sarà obbligatorio lo studio del pensiero computazionale e del coding, in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo.

La creatività digitale, l’intelligenza artificiale e la robotica educativa, costituiscono i nuovi campi da sviluppare per favorire una nuova era del lavoro. Per questo, il coding, cioè la programmazione informatica, può essere considerato come la quarta abilità di base per le nuove generazioni di studenti, insieme al leggere, allo scrivere e al far di conto.

La call dell’ONU

La parità di genere nella scienza è tra i punti dell’Agenda dello Sviluppo sostenibile, uno dei 17 obiettivi internazionali che l’Onu vuole raggiungere entro il 2030. I numeri ci dicono che, per quanta strada fatta, siamo ancora ben lontani dalla parità tra uomini e donne nelle carriere scientifiche. Globalmentesolo il 30% delle studentesse sceglie percorsi legati alle discipline STEM nell’istruzione superiore (secondo un rapporto pubblicato nel 2017 dall’Unesco). E questo gap si riflette nel mondo del lavoro: su 10 ricercatori, 3 sono donne e 7 sono uomini. Dal 1903 sono solo 17 le donne che hanno vinto un premio Nobel in fisica, chimica o medicina contro 572 uomini, neanche il 3% del totale.

Le trasformazioni della quarta evoluzione industriale impongono scelte tempestive ed innovative per migliorare le condizioni e le opportunità lavorative e di conseguenza la qualità della vita.

La STEM Discovery week 2019, settimana della cultura scientifica, è alla sua quarta edizione.

Migliori pratiche nell’utilizzo di risorse STEM innovative è lo slogan di quest’anno con l’ obiettivo di evidenziare le azioni didattiche nell’insegnamento delle STEM in Europa.

L’iniziativa internazionale accoglie progettiorganizzazioni e scuole nel mondo, coinvolge partner e supporter, per condividere attività didattiche scientifiche e buone pratiche.

E’ un’occasione per crescere insieme e proiettarci verso il futuro.

Inserisci il tuo evento nella mappa!

Bambini al computer

 

Parola all’esperto: Rafael Montero, professore e coordinatore di progetti STEM a livello europeo

Hacia el Aula del Futuro en el Colegio Corazón de María

En el Corazón de María conocimos en 2013 el Aula del Futuro (Future Classroom Lab – FCL) que está habilitada en European Schoolnet en Bruselas (Bélgica) a través de nuestra participación en el 2nd Science Project Workshop at the FCL.

El FCL de Bruselas es un entorno de aprendizaje que busca inspirar al visitante a repensar el papel de la pedagogía, la tecnología y el diseño físico del aula. A través de seis zonas de aprendizaje, los visitantes pueden explorar los elementos esenciales para que el alumnado reciba un aprendizaje del sXXI. Cada espacio destaca áreas específicas de aprendizaje y enseñanza y ayuda a repensar diferentes puntos: espacio físico, recursos, roles cambiantes del alumno y el maestro, y cómo apoyar diferentes estilos de aprendizaje.

Imagen de Future Classroom Lab learning zones

Esta idea de cómo a partir de una transformación de los espacios podíamos apoyar los procesos de enseñanza-aprendizaje se sumó al cambio metodológico que a partir de 2014 se comenzó a dar en nuestro centro, cuando se implantó el trabajo colaborativo y las pedagogías activas para el aprendizaje de forma uniforme en todas las etapas. Desde entonces, todas las aulas del colegio, desde Infantil hasta Bachillerato tienen las mesas agrupadas de forma que se fomente el trabajo colaborativo por parte del alumnado.

Alunni del CODEMA

Alumnado del CODEMA trabajando colaborativamente. CC-BY- SA Rafael Montero

Palabras como rutinas de pensamiento, rúbricas de evaluación, paisajes de aprendizaje, coevaluación o enseñanza para la comprensión, han comenzado a ser de uso común entre los integrantes de nuestra comunidad educativa. A partir de este cambio metodológico, en los últimos años hemos empezado a hacer un cambio físico paulatino en nuestras aulas, teniendo en cuenta las posibilidades de nuestras instalaciones.

El Equipo Directivo optó, tras estudiar el modelo de 6 zonas del FCL y en particular el Toolkit disponible en la web del FCL, por implantar no un aula con varios espacios, sino varios espacios distribuidos por el centro que cumplieran las funciones de las zonas. Esto era una necesidad dados los escasos espacios disponibles, pero también se vió como una oportunidad: la Comunidad Educativa maximizaba el uso de estos espacios al poder varios grupos de alumnos ocuparlos a la vez y no un único grupo como en el modelo tradicional. Así damos origen a lo que denominamos un “FCL Flexible”.

Se hizo una programación de las inversiones a acometer en cuatro años: Empezamos en 2015 con la modificación del Aula de Idiomas, en 2016 se reformó la Biblioteca incorporándole un graderío, en 2017 se realizó el Aula Colaborativa con mesas y equipamientos adaptados y en el curso 2018-2019 terminaremos el Aula Audiovisual. El uso de estos equipamientos se ha convertido en práctica habitual por la comunidad educativa del centro, reservando el profesorado su uso a través de la intranet. Para el curso 2019-2020 está planificada la reforma del piso de Bachillerato donde modificaremos todo el diseño de las aulas teniendo en cuenta los criterios del FCL.

Aula collaborativa del Codema

El Aula Colaborativa del Codema CC-BY-SA Rafael Montero

 

+info: Implantación del FCL en el Col. Corazón de María

Rafael MonteroAcerca de: Rafael Montero es un profesor STEM en el Colegio Corazón de María. Con una formación en Ingeniería Industrial y un Máster en Diseño Mecánico, sus intereses se centran en fomentar las vocaciones científicas entre sus estudiantes y aumentar la dimensión europea de su comunidad educativa. Para ello, ha participado o coordinado varios proyectos STEM a nivel europeo (nanOpinion, inGenious, Europeana, Go-Lab, Next-Lab, etc.). Es embajador de varias iniciativas como eTwinning, Europeana, Scientix y Future-Classroom Lab para España. Como Coordinador de Intenacionalización de su escuela, ha desarrollado y coordinado varios proyectos Comenius y Erasmus + con diferentes países de la UE (Francia, Italia, República Checa, Alemania, Bélgica, Portugal e Islandia). Leggi tutto “Largo alle STEM”

eTwinning

eTwinning

Dal quaderno di Stella, scuola Primaria S. Clemente (Rimini)

Racconta un’esperienza scolastica che ti ha entusiasmato…

Quest’anno stiamo facendo un progetto europeo attraverso la piattaforma eTwinning. Abbiamo condiviso delle attività con una classe di una scuola greca. Loro ci hanno mandato dei codici segreti e noi li abbiamo disegnati con la pixel art. Ci siamo anche scambiati i bigliettini di natale e le lettere con le nostre descrizioni, ma non ci eravamo mai guardati negli occhi. Aspettavamo il momento di incontrarci su internet per presentarci e mostrare i lavori fatti. Eravamo emozionati perché ognuno di noi avrebbe visto il compagno con cui era stato abbinato. La diretta era stata fissata a dicembre, ma poi c’è stata la neve, hanno chiuso la scuola e abbiamo dovuto rimandare.

La seconda volta, a gennaio, abbiamo avuto un problema tecnico con la connessione e, di nuovo, non ci siamo riusciti. La delusione è stata tanta, ma alla fine, al terzo tentativo, abbiamo visto nello schermo le facce dei nostri nuovi amici, finalmente! In questi mesi ci siamo esercitati a parlare in inglese e avevamo preparato delle domande, ma avevamo tutti paura di sbagliare. Io mi sentivo molto insicura poi, quando ho iniziato a parlare con Georgia, ho capito che anche lei era una bambina come me e che, se non capivo qualcosa, c’era la maestra ad aiutarmi. Avevo portato il foglio con le cose da dire, ma non mi è servito perché per fortuna mi sono ricordata da sola. Lei è molto bella ed è sicuramente più brava di me perché ha risposto subito. Io invece non ho capito la sua domanda. La maestra me l’ha tradotta e sono riuscita a salvarmi da una figuraccia. Meno male che abbiamo un altro appuntamento e potrò rifarmi!

Mi piace questo progetto perché in classe lavoriamo in gruppi e facciamo laboratori interessanti. Stiamo sperimentando il coding, che si può applicare a tante materie e che ci rende molto creativi. Infatti abbiamo inventato dei codici e delle storie avvincenti con i blocchi delle istruzioni. Ho scoperto che la Grecia non è poi così lontana come sembrava sulla cartina geografica. Alla fine basta il computer e il wifi (che funziona!) ed è come stare nella stessa aula. Se poi facciamo le stesse attività è proprio come stare insieme e avere dei nuovi compagni con cui divertirsi… ops volevo dire… con cui studiare! La Grecia e l’Italia hanno una storia antica in comune, ma anche un futuro insieme perciò è giusto che questo inizi da noi, dalla nostra collaborazione. La maestra ci ricorda spesso che siamo in Europa e io sono contenta, perché significa che ho tanti amici diversi con cui posso condividere emozioni ed entusiasmo.Esperienza eTwinning

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RosaDigitaleWeek

RosaDigitale, la conquista è informazione

Ogni anno il mese di Marzo si tinge di rosa…

In occasione della settimana del Rosadigitale, legata alla festa dell’8 marzo, alunni ed insegnanti riflettono sulla storia delle donne che hanno cambiato il mondo con il loro esempio.

Il Movimento nazionale Rosadigitale combatte per le pari opportunità nei settori dell’informatica e della tecnologia. In Italia e in Europa vengono organizzati degli eventi, chiamati petali, con lo scopo di avvicinare giovani e adulti alla programmazione, al coding e alla robotica.

The conquest is information è il motto della battaglia contro lo stereotipo di genere, perché grazie all’impegno, alla determinazione e alla corretta informazione possiamo uscire dal buio dei pregiudizi.

In ambito scientifico le donne sono state sempre ingiustamente sottorappresentate, nonostante abbiano contribuito a rendere la società innovativa e competitiva. Proprio oggi che nel mondo del lavoro la domanda delle competenze digitali supera l’offerta, abbiamo bisogno di un esercito rosa che nel mese di Marzo, accanto al movimento RosaDigitale, porti avanti il potente messaggio contro lo stereotipo di genere.

RosaDigitale       RosaDigitale1

La scuola può avere un ruolo chiave in questo processo perché coinvolge tutti, proponendo una varietà di strumenti accattivanti che permettono di sviluppare la creatività, nell’ottica della cittadinanza digitale. I risultati a breve termine sono lo sviluppo del problem solving e delle competenze sociali nella collaborazione con i compagni. A lungo termine gli effetti positivi sono legati allo sviluppo del pensiero computazionale e alle abilità legate alla programmazione.

Molti istituti italiani hanno accettato la sfida attraverso un approccio innovativo basato sul coinvolgimento degli alunni e delle famiglie, uniti in una comunità di buone pratiche contro le disparità e le disuguaglianze. Ciò che avviene nelle classi dimostra la volontà di innovare la scuola e di fare in modo che queste iniziative siano solo un pretesto per un nuovo modo di affrontare la sfida alla complessità.

Aggiungere altri petali alla mappa degli eventi (durante tutto il mese di Marzo) significa, quindi, celebrare le donne che hanno contribuito alla costruzione del nostro futuro, ma anche le bambine e ragazze, che saranno le protagoniste del cambiamento.

RosaDigitale2

Stefania Altieri

Parola all’esperto… Matteo Enna, Direttivo Rosadigitale e referente Italia

Sono entrato nel movimento nel gennaio del 2016. In quel periodo ero programmatore per una Software House di Cagliari e frequentavo diverse associazioni dedicate alle STEM. Quando mi è stato proposto di entrare nella squadra e dare il mio contributo sono stato felicissimo e adesso che siamo alle soglie della quarta edizione non sto nella pelle!

Ho vissuto in prima linea le prime tre edizioni in cui abbiamo cercato di coinvolgere tutti: scuole, associazioni, aziende e liberi professionisti. Nell’ultimo anno le scuole si sono rivelate un forte motore per promuovere questa manifestazione e quindi la partecipazione è cresciuta notevolmente.

Credo sia importante sapere che oltre ad Alan Turing è esistita anche Grace Murray Hopper, che per ogni Steve Jobs, Wozniak o Mark  Zuckemberg esiste una Karen Spark Jones, Marissa Mayer o Melanie Perkins. Ecco perché, grazie anche all’impulso di Rosadigitale, nelle classi si stanno tenendo lezioni sulle forti personalità della nostra storia scientifica, tecnologica, ingegneristica e matematica.

Un sogno che mi accompagna dalla prima edizione de “la settimana del Rosadigitale” è che si crei un filo conduttore tra scuole, associazioni e aziende/liberi professionisti, in modo che ci sia un modello unico da seguire, un percorso che accompagni le ragazze e ragazzi.

Una rivoluzione, secondo me, partirà quando questi tre mondi inizieranno a dialogare e ad andare nella stessa direzione. Le STEM sono per tutti, ma quando si guardano le statistiche sugli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, purtroppo nella maggior parte degli istituti con indirizzo tecnico e scientifico la percentuale delle ragazze è inferiore al 30%, se invece consideriamo le università, il numero aumenta.

Spetta a noi seguire il trend delle università e smettere di pensare che esistano percorsi di studi esclusivamente per ragazze o per ragazzi. Iniziamo a studiare e riconoscere i grandi professionisti di tutte le discipline STEM, indipendentemente dal genere. Anche in Italia abbiamo tantissimi esempi a cui ispirarci.

Credo sia molto importante crescere liberi, senza vincoli, consapevoli che tutti noi possiamo essere un tassello importante nel campo che studiamo e che amiamo. Se tra qualche anno, la nostra compagna di banco o la nostra professoressa sarà uno dei tanti esempi da seguire, il traguardo raggiunto non sarà solo suo, ma di tutti noi, insegnanti, studenti, amici o colleghi, che siamo riusciti a guardare oltre alle differenze e credere in una nuova forza che nasceva…

Buona settimana del Rosadigitale! Leggi tutto “RosaDigitale, la conquista è informazione”

Etwinning, una finestra sull’Europa

eTwinning

Non siamo più soli, siamo insieme in Europa. Le nostre classi collaborano con quelle di altri Paesi, mentre noi insegnanti organizziamo attività con colleghi di diverse nazionalità, avvalendoci di piattaforme predisposte per la condivisione come eTwinning e Scientix.

Etwinning è un progetto della Commissione europea, che intende incoraggiare le scuole a creare collaborazioni basate sull’impiego delle nuove tecnologie, fornendo strumenti online e servizi di supporto per la creazione di attività didattiche a distanza.

Gli insegnanti che si registrano sulla piattaforma diventano etwinners e possono iniziare a sviluppare partenariati con altri docenti dei Paesi europei iscritti. Per attivare un progetto sono necessari almeno due fondatori (dello stesso paese o di due nazioni diverse), ma la partecipazione può essere estesa invitando altri membri. Le materie, le aree tematiche e gli argomenti possono variare a seconda delle esigenze di chi vuole realizzare un’idea.

Dal primo lancio dell’azione etwinning nel 2005, lo scopo è di dare l’opportunità concreta agli studenti di apprendere e sviluppare le competenze digitali, considerate chiave nelle nuove raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea del 2018, in risposta ai cambiamenti della società e dell’economia attuale. L’altro importante obiettivo del programma eTwinning è quello di promuovere la multiculturalità del modello sociale europeo.

I numeri che ne indicano l’adesione sono esponenziali. La Comunità eTwinning annovera oltre 70.000 progetti, 600.000 insegnanti iscritti e 190.000 scuole. Ciò dimostra l’esigenza di nuove prospettive didattiche e l’apertura ad esperienze diverse ed entusiasmanti. Il gemellaggio con scuole straniere consente, inoltre, di praticare altre lingue, di acquisire la conoscenza di culture e tradizioni diverse dalla propria, di incrementare le competenze comunicative.

La durata dei progetti è varia, può andare da qualche settimana ad alcuni mesi, all’intero anno scolastico. Spesso si costituiscono dei sodalizi permanenti tra scuole, anche in condizioni di mobilità degli studenti e dei docenti.

Possono aderire tutti gli istituti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. I contatti si sviluppano all’interno della piattaforma virtuale. Gli studenti più giovani partecipano agli scambi attraverso gli account dei docenti, i ragazzi più grandi possono avere dei profili ed entrare direttamente nei progetti inserendo i propri contenuti. Ciò favorisce una partecipazione attiva, lo sviluppo delle soft skill e delle abilità imprenditoriali.

Il Report riepilogativo del 2017 mette in evidenza l’impatto di etwinning sullo sviluppo professionale, raccontato dagli stessi protagonisti, nel rafforzamento delle competenze degli insegnanti, nell’aumento della motivazione degli studenti grazie ad un apprendimento basato sul lavoro cooperativo e nel conseguente risultato positivo sulla qualità della scuola.

Una delle caratteristiche fondamentali del lavoro su eTwinning è l’interdisciplinarità, che consente di lavorare per gruppi (di docenti e studenti), di sviluppare la creatività e il problem solving, di consolidare il processo decisionale. La didattica per progetti offre, inoltre, la possibilità di promuovere la formazione della personalità degli studenti, mentre la figura dell’insegnante assume un ruolo più socratico, di coordinatore del lavoro dei discenti, che costruiscono i loro saperi con l’esperienza pratica.

Con un’idea precisa (ma anche senza), basta cercare nei forum, trovare partner affidabili e fare pazientemente esperienza con attività condivise. Si impara presto a creare la struttura di un progetto e a documentarne ogni fase nel twinspace, lo spazio comune e protetto.

Alla fine dell’anno scolastico, ogni Unità nazionale assegna i quality label per i migliori progetti nazionali che entrano a far parte delle buone pratiche. I progetti premiati da Unità Nazionali di diversi Paesi ottengono anche il certificato di qualità europeo. L’indire è Unità nazionale eTwinning Italia che si occupa anche dell’aggiornamento della piattaforma web e degli strumenti online.

Un altro vantaggio di far parte della Community è la possibilità della formazione gratuita con esperti di livello internazionale, attraverso learning event, webinair e Expert Talk, gestendo i propri interventi ed il lavoro in modo flessibile rispetto alle esigenze personali e del curriculo della classe.

La scelta di una didattica all’avanguardia, con una prospettiva inclusiva attraverso un percorso internazionale si pone prepotentemente all’attenzione delle istituzioni scolastiche e dei propri stakeholders. Il crescente numero di scambi tra studenti e docenti, i nuovi patti d’amicizia e le reti di scuole vanno, indubbiamente, nella direzione della costruzione della civiltà europea per un futuro plurale e pluralista.

Benvenuti a bordo!

mani

Safer internet day

Safer Internet Day 2019

Martedì 5 febbraio 2019: Insieme per un internet migliore

Lo slogan della Campagna del Safer Internet Day (SID) è un invito alla creazione di un internet più sicuro per tutti, soprattutto per gli utenti più giovani.

Nato nel 2004 per sensibilizzare sull’uso della sicurezza in Rete, l’evento è cresciuto in modo esponenziale diventando un riferimento per gli operatori del settore e per le Istituzioni, coinvolgendo oltre 100 Paesi del mondo.

La scorsa edizione incitava alla responsabilità: “a better internet starts from you (un internet migliore parte da te)”. Quest’anno si auspica l’unità nel conseguire un obiettivo comune.

La percentuale di chi ha avuto esperienze negative navigando in internet è in forte crescita, nonostante pochi abbiano il coraggio di confessarlo. La rete è piena di commenti offensivi e messaggi d’odio; si sente forte, quindi, la necessità di correre ai ripari. Grandi consensi e ampia diffusione ha ottenuto il progetto Parole O-stili del Ministero dell’Istruzione, che intende sensibilizzare contro la violenza delle parole, spia di un profondo disagio sociale.

Il SID si lega anche alla Campagna contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola.

Come segnalato dal Telefono Azzurro Onlus, i ragazzi si avvicinano sempre più precocemente alla Rete, attratti dalla potenzialità dei device, senza una preparazione adeguata che li renda coscienti dei rischi ai quali sono esposti e finiscono per esserne vittime ingenue. Si passa dai contatti indesiderati alle fake news, dalle truffe alle frodi, fina ad arrivare alle molestie.

Le raccomandazioni più semplici sono l’utilizzo di un software aggiornato, l’installazione di antivirus e antimalware recenti, l’applicazione di blocchi parentali e password sicure.

Safer Internet è un ottimo promemoria per ricordare quanto siano importanti la vigilanza costante e le precauzioni. Ma non basta. C’è bisogno di una costante formazione e aggiornamento sui pericoli e le possibilità di intervento.

La scuola in questo processo gioca un ruolo chiave. In un progetto italiano co-finanziato dall’Unione Europea, il Ministero dell’istruzione mette a disposizione l’ambiente per riflettere sull’approccio alle tematiche legate alla sicurezza online e sull’integrazione delle nuove tecnologie digitali nella didattica. Vengono offerti, inoltre, strumenti e materiali per progetti personalizzati che ogni scuola può elaborare attraverso percorsi guidati. Si possono, inoltre, trovare indicazioni per dotare le Istituzioni scolastiche di una Policy di e-safety costruita in modo partecipato coinvolgendo l’intera Comunità Scolastica.

Focus sulle trappole nascoste in rete e sulle possibili assuefazioni

Trappole in rete

L’utilizzo eccessivo ed incontrollato di Internet, al pari di altre dipendenze, può causare isolamento sociale e problematiche a livello scolastico. Uno dei rischi è relativo al cyberbullismo, una forma di prepotenza virtuale, reiterata nel tempo, sottoforma di lesioni personali, ingiurie, diffamazioni, minacce e danneggiamenti. La legge 71/2017 rende fondamentale il ruolo dell’Istituzione scolastica nella prevenzione e nella gestione del fenomeno con l’individuazione, fra i docenti, di un referente d’Istituto con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e contrasto al cyberbullismo. Questi aspetti vengono chiariti nel dettaglio dalle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, previste dalla legge.

Il cyberbullismo non ha confini spaziali e temporali perché può avvenire ovunque e in qualsiasi ora del giorno e della notte. La diffusione di materiale tramite internet è incontrollabile e l’anonimato di chi offende può restare nascosto dietro un nickname. Non vedendo le reazioni della vittima il cyberbullo non è mai totalmente consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e questo ostacola la possibilità di provare empatia o rimorso a posteriori, se non viene aiutato ad esserne consapevole. Lo stesso meccanismo riguarda anche il gruppo che assiste ad atti persecutori. Tutti quelli che partecipano con un like, con un commento o anche solo con il silenzio, diventano di fatto corresponsabili, accrescendo la portata dell’azione. Il gruppo silente rappresenta, però, anche  un’opportunità di fermare una situazione di cyberbullismo, costituendo un gancio educativo. Ed è qui che la scuola è chiamata ad intervenire.

Da anni si parla di sexting (sex e texting), la pratica cioè di inviare o postare messaggi di testo a sfondo sessuale tramite cellulare o internet. Il problema si presenta quando il materiale che doveva rimanere privato comincia a girare in rete e diventa oggetto pubblico senza il consenso della vittima. Il controllo di ciò che viene postato è praticamente impossibile. Un solo click avvia potenzialmente un processo di diffusione esponenziale e virale. Le immagini possono nuocere alla reputazione e influenzare i futuri rapporti personali e di lavoro della vittima. L’azione della Scuola permette di far capire ai ragazzi che da certe situazioni non si può più tornare indietro perché internet è per sempre e che errori virtuali possono avere gravi conseguenze reali nella vita di tutti i giorni.

Il grooming è definibile come adescamento online, manipolativo e pianificato, da parte di un adulto nei confronti di un bambino a scopi sessuali. Interessante notare che il termine inglese deriva da to groom che significa prendersi cura. Non si tratta, infatti, di una dinamica violenta, ma piuttosto di un percorso paziente per carpire la fiducia della preda ed instaurare una relazione intima. Una volta esplorato il contesto, l’adescatore si sintonizza sui bisogni e sugli interessi del minore, poi punta sull’isolamento passando dal contatto in pubblico a quello in privato (ad esempio via chat). Le confidenze diventano sempre più personali e la vittima comincia a fidarsi ciecamente dell’abusante che gli appare l’unico interessato a lui, attento e premuroso. Una volta certo del territorio sicuro che ha costruito, l’adescatore normalizza la situazione per vincere le eventuali resistenze.

La pedopornografia esisteva da prima di internet, ma con l’avvento della Rete ha cambiato modo di produzione e di diffusione del materiale, ampliandone la disponibilità ed accessibilità. Diventa, quindi, prioritario identificare e promuovere strategie per arginare il fenomeno, sensibilizzando tutti gli attori coinvolti ed attivare percorsi di recupero.

Il fenomeno di incitamento all’odio (hate speech) è attualissimo e si concretizza in discorsi e pratiche che esprimono intolleranza e che possono provocare una catena di reazioni violente verso una persona o un gruppo. Per prevenire queste manifestazioni negative occorre fornire ai giovani gli strumenti per decostruire gli stereotipi e promuovere la partecipazione civica e l’impegno, anche attraverso i media digitali e i social network.

Il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali è un diritto fondamentale delle persone, collegato alla tutela della dignità umana come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art.7 e 8). I dati personali non protetti possono essere usati per spam, truffe o per ricerche di marketing non autorizzate. E’ molto importante formare le persone ad un corretto utilizzo delle informazioni proprie e altrui.

L’uso di internet e delle nuove tecnologie è diventato sempre più precoce, frequente e intenso per le nuove generazioni, che si ritrovano ad affrontare dinamiche specifiche legate ai nuovi ambienti online.  Il rapporto tra giovani e il digitale va concettualizzato in un’ottica di rischi e opportunità come facce di una stessa medaglia. Questo scenario richiede strumenti e strategie di mediazione e prevenzione per un uso consapevole e creativo della rete.

La Policy di e-safety (e-policy) è il documento programmatico autoprodotto dalla scuola volto a descrivere:

  • il proprio approccio alle tematiche legate alle competenze digitali, alla sicurezza online e ad un uso positivo dell’aspetto digitale nella didattica;
  • le norme comportamentali e le procedure per l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) in ambiente scolastico;
  • le misure preventive dei rischi legati alla rete e alle possibili assuefazioni;
  • le misure per la rilevazione e gestione delle problematiche connesse ad un uso non corretto delle tecnologie digitali.

Safer internet Day è solo un pretesto per un lavoro costante e dinamico perché il web diventi un ambiente vasto e vario in grado di rappresentare e dare voce alle diversità, mantenendo un alto grado di rispetto e inclusione e promuovendo l’alfabetizzazione digitale tra minori, genitori e insegnanti.

Per far questo, su invito della Commissione europea, le ONG e l’Unicef hanno lanciato un’alleanza a protezione dei minori per creare un ambiente più sicuro e costruttivo.

Buon Safer Internet Day!

Mondo digitale

Caro Babbo Natale

La scuola che vorrei: lettera a Babbo Natale

Lettera a Babbo Natale di una bambina della scuola Primaria di S. Clemente (Rimini)

Caro Babbo Natale,

quest’anno siamo stati fortunati perché è arrivata una maestra che ci fa divertire con il coding e la robotica. Ci ha fatto conoscere i robottini che si programmano: Koco, Doc e Mind. Io e i miei compagni gli diamo le istruzioni e Koko fa il bagnetto, Doc imbuca le cartoline all’ufficio postale e Mind disegna quello che gli diciamo. La maestra ci ha detto che dobbiamo prestarli per un po’ ai bambini della scuola dell’infanzia, che non li hanno mai provati. Non è che potresti portarne qualcuno anche a loro, così ce li restituiscono prima?

Mi piace anche decifrare i codici e creare nuovi disegni in pixel art. I nostri li abbiamo scambiati con i bambini di altri Paesi europei. Un giorno ci siamo collegati con una classe della Grecia per conoscerci, far vedere i cartelloni e augurarci buon Natale. La maestra ha detto che adesso la LIM serve alle altre classi e che ci potremo collegare di nuovo solo tra qualche mese. Mi dispiace perché è stata una bella esperienza che vorrei ripetere. Non è che potresti portare le lim nella mia scuola, così ci possiamo collegare tutti e non dobbiamo aspettare il turno?

Insieme alle LIM potresti portare anche dei computer? A me piace molto creare i quiz e fare i giochi con i tablet, ma ce ne sono soltanto due e non riusciamo tutti.

Devo chiederti un’ultima cosa. So che tu, oltre a portare i regali, puoi esaudire i desideri. Vorrei che la nostra maestra restasse con noi anche l’anno prossimo. Lei vorrebbe, ma ha detto che decide il Ministero. Puoi parlare tu con il Ministero per dirgli che per noi è importante imparare giocando? La maestra lo dice sempre che mentre giochiamo alleniamo i neuroni. In realtà non ho capito bene cosa sono i neuroni, ma sicuramente servono alla ginnastica del cervello.

L’esperienza più bella è stata quando la maestra ha fatto venire i genitori per una giornata di formazione. Noi bambini abbiamo fatto i tutor agli adulti che dovevano imparare a programmare. Noi lo sapevamo già fare ed è stato facile insegnarlo a loro. E’ stato proprio bello essere dei veri maestri.

La mia mamma e il mio papà a casa litigano sempre e non facciamo mai niente insieme. In quella occasione invece ci siamo riusciti. Ci siamo divertiti e siamo anche arrivati secondi alla gara di coding. Per questo, Babbo Natale, ti chiedo di far restare la maestra, perché lei sicuramente organizzerà altre cose belle e io potrò stare con i miei genitori e vederli ridere insieme.

Grazie!

Nicole

Hour of code, disseminazione e coinvolgimento

Hour of code

L’ora del codice è un’iniziativa nata negli Stati Uniti nel 2013 per avvicinare gli studenti e le scuole al coding. Come tutte le campagne di alfabetizzazione, il pretesto di svolgere almeno un’ora di programmazione si trasforma nell’opportunità di coinvolgere milioni di persone in Europa e nel mondo.

Lo scopo è di dimostrare che, attraverso l’utilizzo attivo della tecnologia informatica, si può comprendere meglio la società di oggi e quella del futuro e che per affrontare la complessità ed inserirsi nel mondo del lavoro è necessario che le nuove generazioni sviluppino il pensiero computazionale e la creatività.

Dal 2014 L’ora del codice è proposta nell’ambito del progetto Programma il Futuro dal MIUR in collaborazione con il CINI (consorzio interuniversitario nazionale), fornendo alle scuole  una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti base dell’informatica.

I risultati sono strabilianti e collocano il nostro Paese al primo posto in Europa e nel mondo. Per il successo ottenuto il progetto è stato riconosciuto come iniziativa di eccellenza europea per l’istruzione digitale nell’ambito degli European Digitale Skills Awards 2016.

Quest’anno l’ora del codice si è svolta dal 3 al 9 dicembre e ha permesso di inventare app, affrontare sfide di coding, lavorare con i compagni alla realizzazione di prodotti originali e fantasiosi. Tutti possono partecipare a prescindere dall’età e dall’esperienza. L’unico requisito è… lasciarsi  trasportare dalla creatività!

Parola all’esperto

Mi chiamo Alan Touring. Vi sembrerà strano leggere di me, ma sento ancora la necessità di dire qualcosa perché la mia vita è rimasta, in qualche modo, incompiuta.

Mi sono occupato di varie cose e avevo tante passioni, ma oggi sono ricordato come papà dell’informatica. Ho concepito, infatti, un modello astratto di macchina che, dotata di un nastro potenzialmente infinito di simboli, esegue algoritmi per sempre. Questo apparecchio è considerato l’avo dei computer moderni.

Ho sempre amato la matematica, per me era come un gioco. Sono riuscito a decifrare codici difficilissimi, addirittura quelli del comando tedesco che, con i sottomarini, affondava le navi degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Molti dicono che, con quella decodifica, ho salvato delle vite umane. Non so quante,  ma a me basta sapere che ne ho salvata almeno una.

Ho sempre ritenuto che le macchine potessero essere costruite simulando i comportamenti umani. L’intelligenza artificiale è affascinante, ma so bene che quella umana, pur essendo basata su processi meccanici, possiede qualcosa in più: il potere dell’intuizione. Credo proprio che noi possediamo dei super poteri, quelli della creatività e della fantasia.

Ho saputo che qualche anno fa avete festeggiato il centenario della mia nascita. Mi piacerebbe tanto (ri)vivere nella vostra epoca ed avere a disposizione le nuove tecnologie per inventare macchine reali in grado di aiutare l’uomo. Seguo con attenzione le recenti evoluzioni dell’informatica e spero che la petizione per riconoscere gli algoritmi come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità possa dare valore e dignità a tutti i procedimenti non ambigui che risolvono problemi e realizzano idee.

Sono stato sfortunato perché ai miei tempi c’erano tantissime restrizioni. Sono stato perseguitato, processato e punito per la mia omosessualità. Sono stato definito genio irascibile, innovatore eccentrico, ironico provocatore. Sì ero tutto questo, ma non solo.

Avevo 41 anni quando ho addentato una mela avvelenata al cianuro. Qualcuno non crede al mio suicidio e forse questo è l’enigma più grande mai svelato legato per sempre al mio personaggio.

Recentemente ho ottenuto la grazia postuma dalla regina d’Inghilterra Elisabetta II e ho visto riconosciuta la mia eredità scientifica. Addirittura in una petizione si firma per candidare il mio volto sulla banconota di 10 £. Come sono cambiati i tempi…

Ma è quella mela morsa, che ha causato la mia morte, immortalata come simbolo della Apple, che resta il mio riscatto più grande perché rappresenta tutti quelli che, come Steve Jobs, hanno apprezzato la mia mente. Quella mela resterà in eterno la metafora dell’innovazione e dei grandi traguardi culturali dell’umanità che raggiungeremo insieme nei secoli a venire… a grandi morsi.

Alan Touring

A scuola con i robot

A scuola con i robot

I robot prenderanno il posto degli uomini? La domanda è sempre più ricorrente, mentre veniamo travolti da quella che viene definita Quarta rivoluzione. Si prevede che 75 milioni di lavoratori in tutto il mondo saranno sostituiti dalle macchine entro il 2022. Ciò che ci conforta è che questo accadrà nei processi produttivi e non in quelli decisionali e creativi. Ma non basta. Il fenomeno, secondo il World Economic Forum, genererà 133 milioni di nuovi posti di lavoro ed attività che oggi non esistono. Dobbiamo, quindi, essere preparati. Leggi tutto “A scuola con i robot”

CodeWeek

Chi è pronto a mettersi in gioco?

Il Direttore Luigi Martano e la Condirettrice Cristina Petraroli con questa edizione speciale ed integrativa del numero 4 della “RIVISTA SCUOLA 4 ALL” hanno l’onore  di presentare la nuova e utilissima rubrica mensile “Digital4all”, curata dalla docente Stefania Altieri, specializzata nell’uso delle TIC nella didattica e nella documentazione digitale; formatrice a livello nazionale sul coding e sulla robotica, sulle nuove metodologie didattiche e sulle piattaforme di condivisione; ambasciatrice Scientix, comunità europea per gli educatori scientifici, e moderatrice di un gruppo tematico eTwinning sul coding e sul pensiero computazionale a livello europeo. Nella Rubrica verranno seguite le Campagne di alfabetizzazione digitale e verranno date  le indicazioni su come partecipare.

Il calendario 2018-2019 prevede tanti eventi legati all’innovazione e al digitale, cercando di indirizzare verso un approccio attivo alla complessità.

E’ previsto il supporto di esperti che ci aiuteranno a confrontarci con nuove metodologie e interessanti cambiamenti.

Ecco la nostra proposta:

  • Ottobre CodeWeek
  • Novembre Settimana Robotica Europea
  • Dicembre Hour of Code
  • Gennaio Festa del PNSD
  • Febbraio Safer internet Day
  • Marzo RosaDigitale
  • Aprile Discovery STEM Week
  • Maggio eTwinning Day

Pronti… via!

Sta per partire la prima Campagna di alfabetizzazione al coding di questo nuovo anno scolastico!

La CodeWeek 2018 è alle porte e anche quest’anno saranno ben due le settimane a disposizione per organizzare e realizzare eventi. Save the date, 6-21 ottobre!

Facciamo un passo indietro.

In linea con le indicazioni della Commissione europea, che incoraggiano l’adozione di approcci innovativi, molti istituti italiani si preparano a seguire le Campagne educative proposte dal Miur, che sono il pretesto per l’orientamento verso un cambiamento di rotta che la scuola sta affrontando in questi ultimi anni.

Le parole d’ordine sono diffusione e coinvolgimento.

Si tratta di stimolare la partecipazione generando informazione e sensibilizzazione. Ogni iniziativa viene promossa attraverso siti internet, piattaforme digitali di condivisione e social media. Si indirizza alle scuole, con il tramite degli insegnanti, e mira a coinvolgere gli studenti e le loro famiglie. Al potenziale pubblico scolastico, inoltre, si aggiungono gli stakeholders istituzionali e gli sponsor di settore, aprendo la scuola al territorio, durante attività scolastiche o extra.

L’obiettivo primario è la disseminazione.

Ogni Campagna ha uno specifico bacino di potenziali aderenti in funzione del tema, ma è potenzialmente indirizzata a tutti. Le proposte mirano alla divulgazione di attività e buone pratiche per inserirle definitivamente nella mission e nei percorsi didattici delle scuole, con una forte spinta innovativa.

E’ il caso della European CodeWeek che, al suo sesto compleanno, annovera già un successo esponenziale. Durante la scorsa edizione sono stati organizzati oltre 22.000 eventi in tutto il mondo di cui 14.000 in Italia! Il nostro Paese, si colloca alle prime posizioni per il numero di iniziative organizzate, per la quantità di insegnanti e studenti coinvolti, per la sensibilità dimostrata a sperimentare le innovazioni metodologiche. I certificati di eccellenza della Commissione Europea per la coding literacy (alfabetizzazione al coding) sono stati ricevuti da 800 scuole italiane che hanno coinvolto più del 50% dei propri studenti.

Il nuovo ambizioso obiettivo di Europe Code Week, proposto da Mariya Gabriel, Commissaria Europea per Digital Economy and Society, è di coinvolgere almeno il 50% di tutte le scuole europee entro il 2020.

Imparare a programmare aiuta i bambini e i ragazzi a dare un senso al mondo che cambia rapidamente, ad ampliare le proprie competenze tecnologiche e sviluppare abilità e capacità al fine di esplorare nuove idee in maniera creativa e divertente.

In Italia tutto è nato da Coding in Your Classroom, Now!, un corso online aperto agli insegnanti, erogato dall’Università di Urbino. Il corso è risultato il miglior corso online del 2016 ed è diventato una delle azioni della Digital Skills and Jobs Coalition. La Comunità costituita su Facebook, attorno al Professor Alessandro Bogliolo, conta oggi circa 30.000 iscritti, condivide materiali e proposte didattiche che hanno ricevuto premi e riconoscimenti in tutta Europa.

L’impatto del coding nelle classi è travolgente. Grazie alla sua componente ludica, i fruitori si trasformano da soggetti passivi che ricevono informazioni a utenti attivi che risolvono problemi, prendono decisioni e compiono azioni che, indirettamente, veicolano temi specifici. Il coding diventa, così, un veicolo di contenuti in grado di valorizzare la dimensione sociale dell’apprendimento, creando una metacognizione implicitamente legata al debugging e alla correzione degli errori.

Il coding però non è un’attività chiavi-in-mano. Mira allo sviluppo del pensiero computazionale, abilità trasversale che consente di concepire ed esprimere procedimenti rigorosi che portano alla soluzione di un problema o alla realizzazione di un’idea. Come tale può essere applicato a qualsiasi disciplina anche senza strumenti specifici, ma richiede riflessione e consapevolezza.

Lo scorso anno i colori e la musica di CodeWeek hanno invaso le scuole e le piazze d’Italia ed è stata una festa. C’è da scommettere che anche i numeri di quest’anno saranno strabilianti.

Il motto dell’edizione 2018 della settimana europea è un invito a dare vita alle idee, a esprimersi programmando, a stringere nuovi legami, ad avvicinare gli studenti alle STEM, perchè il coding è per tutti, come la scuola.

Parola all’esperto

Ecco l’invito del Prof. Alessandro Bogliolo, Coordinatore della Europe CodeWeek 2018

Spettabile Dirigente,

desidero portare alla sua attenzione la sesta edizione di Europe Code Week , che si svolgerà dal 6 al 21 ottobre p.v., affinché valuti la possibilità di coinvolgere gli insegnanti del suo Istituto e, per loro tramite, gli alunni.

Molti degli oggetti che ci circondano contengono microprocessori che aspettano solo di essere programmati. Saper programmare offre l’opportunità di realizzare le proprie idee scrivendo nuove linee di codice per le decine di miliardi di oggetti smart che abbiamo attorno. Ma la programmazione ha anche un valore formativo intrinseco, perché l’esercizio di descrivere un procedimento costruttivo in modo talmente rigoroso da poterne affidare l’esecuzione ad un esecutore automatico induce una comprensione profonda del procedimento stesso e degli aspetti computazionali del problema che esso risolve. Oggi esistono strumenti e metodi che permettono un approccio intuitivo, ludico e didattico alla programmazione a partire dall’età prescolare. Il termine coding è entrato nell’uso comune proprio per indicare l’applicazione spontanea di questi strumenti.

Europe Code Week è una campagna di sensibilizzazione e alfabetizzazione lanciata nel 2013 per favorire la diffusione del pensiero computazionale attraverso il coding. Dal 2015 ho il privilegio di coordinare l’iniziativa a livello europeo e posso dire, senza retorica, che la partecipazione spontanea di migliaia di insegnanti italiani è stata determinante per il suo successo e la sua crescita. La scorsa edizione ha visto la partecipazione di più di un milione e duecentomila persone in oltre 50 paesi del mondo, ma il contributo delle scuole italiane ha pesato per oltre il 50% del totale.

Se la sua scuola ha già partecipato alle precedenti edizioni di Europe Code Week sa esattamente di cosa parlo e non mi resta che esprimerle la mia profonda riconoscenza per ciò che sta facendo. Se invece la sua scuola non ha ancora avuto l’opportunità di sperimentare il coding, questa è l’occasione giusta per farlo, in un contesto di festa, di apertura e di collaborazione internazionale.

A gennaio 2018 il pensiero computazionale è stato riconosciuto come competenza trasversale di base nelle Indicazioni nazionali per il primo ciclo e il Digital Education Action Plan della Commissione Europea ha posto come obiettivo al 2020 l’introduzione del coding in ogni scuola europea, individuando proprio in Europe Code Week l’azione chiave per raggiungere questo obiettivo.

In questo contesto l’Università di Urbino ha attivato un nano-MOOC per insegnanti, un brevissimo corso di formazione online, aperto, gratuito e accreditato, che li guiderà passo-passo a partecipare a Europe Code Week con le proprie classi, offrendo loro la consapevolezza necessaria a decidere se e quando utilizzare il coding nella pratica didattica, consolidando l’impatto dell’iniziativa. Il corso inizierà il 10 settembre, ma resterà disponibile on-demand per agevolarne la fruizione asincrona.

Ulteriori informazioni sono disponibili online, al seguente indirizzo, e sulla pagina Facebook di CodeWeek Italia.

Ringraziandola per l’attenzione la saluto cordialmente.

Alessandro Bogliolo

Coordinatore Europe Code Week

STEM, nuove tendenze e didattica del (prossimo) futuro

Perché STEM?

I primi cambiamenti in ambito scolastico negli USA sono avvenuti dopo la firma del Presidente Obama per l’aggiornamento della riforma No Child left Behind del 2002. Il focus si calibra su un nuovo tipo di preparazione dei ragazzi in modo da garantire loro maggior successo in campo universitario e lavorativo. Questa riforma ha dato il via ad ulteriori iniziative per migliorare il sistema educativo statunitense, garantendo l’insegnamento di materie scientifiche ed informatiche a tutti gli sudenti, dall’asilo all’università, permettendo loro di ottenere quelle competenze proprie del pensiero computazionale di cui hanno bisogno per non essere solo dei consumatori passivi, bensì dei cittadini attivi, in un mondo guidato dalla tecnologia. Si tratta di rispondere ad una domanda crescente di competenze sempre più specifiche richieste dal mondo del lavoro. Tante posizioni nel campo tecnologico, infatti, restano scoperte, ma soprattutto ci saranno sempre più lavori STEM nell’ambito delle tecnologie informatiche, ma anche in tutti gli altri settori. Questo crea la necessità impellente di una formazione adeguata per le professionalità ricercate.

Cosa succede in Europa?

La manovra più recente adottata dall’Unione Europea è il Digital Education Action Plan, redatto proprio per rispondere alla sfida, indicando come l’educazione e la formazione possono supportare lo sviluppo di quelle competenze digitali necessarie nella vita di tutti i giorni e nel mondo del lavoro. Questo piano d’azione nasce dalla consapevolezza dei vantaggi offerti da un’istruzione informatica che può, ad esempio, aiutare a ridurre il divario di apprendimento tra alunni appartenenti a livelli socio-economici diversi, ma anche incrementare la motivazione degli studenti nell’utilizzo di strumenti divertenti e accattivanti. Anche in Europa, secondo le stime, nel prossimo futuro il 90% degli impieghi richiederanno competenze informatiche, per cui è essenziale che i sistemi educativi offrano la preparazione adeguata alle qualifiche richieste. In questo senso si è mobilitata la Commissione Europea ma anche i Ministeri e gli Enti per l’istruzione di tutti i Paesi.

In Italia durante l’anno scolastico 2014/15 il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) hanno lanciato il progetto Programma il futuro. L’obiettivo fin dall’inizio è stato quello di diffondere il pensiero computazionale ed introdurre in modo strutturale lo studio dell’informatica all’interno delle scuole, aiutando gli studenti a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente. Il nostro paese si sta ponendo tra le prime posizioni in Europa per l’impegno profuso in attività ed eventi relativi alla Settimana Europea del Coding, che mira a realizzare un’alfabetizzazione digitale. Questo grazie anche al Professor Alessandro Bogliolo, dell’Università di Urbino, che è il coordinatore della European CodeWeek, ma anche del gruppo di insegnanti che ha costituito una comunità di lavoro per inserire le pratiche del coding nel curriculo delle varie discipline scolastiche.

Tendenze e risorse

Una delle ultime tendenze è quella di aggiungere la A di Art alle STEM che diventano STEAM appunto per creare un approccio interdisciplinare e non confinare le discipline scientifiche al loro proprio ambito di applicazione. Gli studenti sono così incoraggiati ad assumere un atteggiamento sistematico e sperimentale, oltre che a ricorrere all’immaginazione e a fare nuovi collegamenti tra le idee.

Un altro orientamento è la sensibilizzazione ad avvicinare ragazze e donne al mondo informatico nel quale, per tante ragioni, sono sempre state sottorappresentate. In Italia le iniziative legate alle STEM arrivano dal Dipartimento delle Pari opportunità, ma anche dalle organizzazioni digitali sul territorio, basti pensare al Movimento RosaDigitale (rosadigitale.it) che combatte lo stereotipo e le disuguaglianze di genere in campo informatico (e non solo).

Numerosi progetti sul coding e sulle STEM sono stati attivati negli ultimi anni per coinvolgere sempre più docenti e studenti. Lo sviluppo delle STEM nella didattica è strettamente legato alla collaborazione tra docenti e tra scuole. Le piattaforme Scientix e eTwinning offrono un grandissimo aiuto in tal senso trasformandosi in Comunità di buone pratiche. Gli insegnanti trovano e condividono progetti, kit pronti, lezioni, idee e suggerimenti per una didattica basata sull’interazione e centrata sullo studente.

Stiamo sperimentando in questi anni il rafforzamento del concetto di reti sociali ed organizzative. L’unità di misura è la relazione; quella interna si delinea tra studenti, insegnanti e dirigenti e quella esterna si stabilisce con le famiglie, con il territorio, con il mercato del lavoro, con le altre agenzie formative e, in ultima analisi, con le strutture politiche e amministrative. Nella comunità di pratica i partecipanti si scambiano i saperi e divengono capaci di affrontare nuovi problemi e di risolverli secondo una prospettiva innovativa che nasce dalla valorizzazione delle diverse esperienze, ma anche dal coinvolgimento dei partecipanti.

La responsabilità degli insegnanti nel dare un contributo decisivo nella formazione dei bambini e ragazzi è grande. La scuola è adesso e questo è il momento di agire. E’ il nostro e il loro momento.