Una riflessione sull’identità dell’uomo della società liquida. L’educazione continua…


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Viviamo in una società di cristallo, sottile, elegante, preziosa e fragile da far “paura”.

La nostra Era è evoluta e tecnologica, l’uomo ha mente e intelligenza digitali, pensieri veloci e un’emotività e identità deboli, decorate ad arte da taglienti interessi di potere economico.

Tutto è liquido: consumo, sentimenti, rapporti, amori, relazioni, paure. Tutto è veloce: scambio di informazioni, spostamenti, pensiero.

La società liquida dove tutto corre e scorre, compreso il cambiamento, costruisce e genera l’uomo moderno “l’uomo della velocità”. Mentre scrivo però, per questo uomo, in continuo mutamento, sarà già stato coniato un altro nome “l’uomo liquido”.

Di certo le pressioni continue e le spinte dell’odierno sistema sociale hanno anche prodotto identità sempre più fragili. Sono sempre più le persone che vedono nell’incertezza, data dalla nostra epoca, un fattore che blocca le scelte personali e poche quelle che riescono a vederci un ventaglio di possibilità da cogliere.

In pratica il percorso parte sempre da un Io che coincide con l’esserci, per passare ad un Tu che è l’esserci–con e infine giungere ad un Noi l’esserci–per, ma è proprio quest’ultima dimensione, che apre alla generatività, alla creatività ed all’oblatività, ad essere più in crisi. L’uomo di oggi nell’evolvere verso e dentro queste dimensioni incontra le componenti della società liquida:

  • il narcisismo digitale e virale frutto dei nuovi sistemi di comunicazione che generano una componente sociale tecnoliquida;
  • le nuove forme di relazione virtuali e light nate dalla tecnomediazione;
  • e ancora, l’emergente ipersessualizzazione, la cyberpornografia, la bellezza che sfida il tempo, la ricerca di stimoli ed emozioni forti.

Dunque l’esserci che coincide con la nostra identità in questa piena ed esplosiva modernità assume un nuovo aspetto e così anche il suo evolvere nelle fasi della crescita e in quelle dell’invecchiamento. Osservazioni condotte, studi e ricerche recenti ci inducono a credere che il domani della società tecnoliquida promette all’io di “esserci” con una identità instabile, considerato che l’unica dimensione possibile è quella liquida.

La relazione si espleta senza essere in relazione “ in rete”, la sua costruzione è spesso fatta di legami liquidi mutevoli e fragili, ambigui e momentanei che servono solo a soddisfare i mutevoli bisogni individuali. È, dunque, fragile il nostro “essere con” perché crea legami affettivi instabili.

Viviamo più a lungo, abbiamo conoscenze e strumenti utili al benessere, abbiamo maggiori possibilità di scegliere, ma vi è un limite che va colmato, un limite che sta dentro alla capacità e al criterio di scelta: “l’esserci per”. Il criterio di scelta coincide con un criterio progettuale, identitario, il criterio del pensare per sviluppare idee.

Il criterio di scelta è, anche, ma non solo pensiero critico, esso è una dimensione più vasta, più complessa; è un’ottica, una “postura mentale”, è un dovere, un diritto dell’individuo che non va inteso come “allegato” della società, della comunità.

L’educazione permanente ci guida nell’interpretazione della realtà e ci permette di andare incontro a questo cambiamento. Essa trova i suoi presupposti fondamentali nel principio dell’uguagliamento delle opportunità, nel principio della globalità e nel principio della partecipazione e fissa il suo obiettivo nel raggiungimento dell’autonomia di ogni persona (scelta critica).

Viviamo un sistema formativo che, ancora, divide e/o uniforma le persone invece di favorirne l’individualità, la creatività e lo scambio reciproco. Il nostro è un sistema più orientato alla produzione di risorse materiali che alla preparazione di risorse ideali e spirituali, estetiche, artistiche, orientate alla cittadinanza, all’incontro con l’altro e alla comunicazione.

Maurizio Bongiovanni, Online, 2016, oil on canvas, 50×70 cm

Maurizio Bongiovanni, Online, 2016, oil on canvas, 50×70 cm

“Attraverso i social si “teatralizza” la quotidianità, si “costruisce” una propria specifica immagine a discapito di spontaneità e istantaneità. Proprio per questo a volte uso gli influencer come modelli per le mie opere. Si va a toccare la superficie delle cose. Penso al mare: la prima cosa che emerge è la schiuma. Ecco, a volte, si dà più importanza alla schiuma che alla profondità delle cose. Sono molto vicino all’elemento acqua. Ho letto tanto Bauman. I social si collegano all’idea di corpi liquidi, di relazioni liquide. La mia pittura vuole essere liquida.”

La nostra è una formazione limitata dentro tempi e spazi mentre la sua vera dimensione dovrebbe superare ogni confine, ogni barriera ed estendersi lungo tutto l’arco della vita.

Tra gli aspetti da valorizzare e, oggi, sempre più necessari all’educazione troviamo: l’interdisciplinarietà, l’interculturalità, l’interistituzionalità, l’internazionalità, l’intersocialità, l’intertemporalità.  Queste categorie segnano un’educazione che è prima di tutto coscienza sociale e politica, libertà, identità e coscienza globale.

L’educazione permanente non si identifica con un tipo particolare di educazione, essa è il rapporto che si instaura tra le diverse forme educative e, pertanto, comprende l’alfabetizzazione e l’educazione di base, la formazione professionale e la formazione in servizio, l’educazione sanitaria, l’educazione del consumatore, l’educazione familiare, l’educazione allo sviluppo personale, fisico e culturale, la letteratura, le belle arti, il teatro, le attività culturali, lo sviluppo comunitario, l’educazione politica e civica, l’educazione religiosa ed economica e tutto l’insieme dei programmi di educazione destinati essenzialmente agli adulti. L’educazione permanente è educazione allo spirito critico, all’autonomia, alla creatività, alla piena realizzazione di tutte le potenzialità degli individui. Essa genera la capacità di far fronte in maniera autonoma e creativa al cambiamento in tutte le fasi della vita.

Il modello educativo storicamente codificato, da tempo, non risulta più funzionale a rispondere da solo ai bisogni di un presente in continua trasformazione, un presente globalizzato, un presente virtuale, una società sempre più liquida e più fragile.

L’educazione permanente non va intesa, dunque, come parte del sistema educativo ma come strategia e strumento per un processo di trasformazione del sistema educativo nelle sue componenti formali o non formali.

Ciò ci riporta alla necessità pedagogica che formazione generale e professionale non vengano affrontate e organizzate come fatti indipendenti e non si può confondere il concetto di cultura con quello di formazione (es. escludere un lavoratore immigrato da una formazione filosofica).

Ogni individuo, in qualsiasi luogo della terra, impiegato in qualsiasi lavoro, possiede un sapere prezioso per se stesso e per gli altri. Ognuno ha qualcosa da imparare dall’altro e il dovere di partecipare al meglio alle scelte che lo coinvolgono direttamente e che riguardano l’intera società.

La base dell’educazione degli adulti è l’espressione, la comunicazione fra gli esseri umani, la presa di coscienza e l’approfondimento della relazione degli adulti con se stessi, con gli altri, con il resto del mondo.

Si tratta dunque di lavorare su due fronti: da una parte spiegare la realtà con tutte le sue dimensioni (psicologiche, sociali, culturali, politiche, ecc.), dall’altra far emergere valori e scelte utili alla vita di ciascuno, confrontandoli con quelli degli altri e con la risoluzione dei problemi concreti e quotidiani. Bisogna prendere in considerazione l’insieme della realtà, nei suoi problemi vicini o distanti, immediati o più lontani nel tempo.

Il bisogno di creatività permanente nell’educazione è dettato non solo dalla necessità di far sbocciare i talenti, ma serve, anche, a comprendere la complessità del processo produttivo, del processo di sviluppo, di quello innovativo e di ricerca. La creatività deve diventare patrimonio di tutti gli elementi che costituiscono la forza lavoro della struttura produttiva. Essa rappresenta il motore che genera “risorse umane”, capaci di scelte critiche e impegnate in un progetto comune di rinnovamento, anche educativo, della società.

Si definisce “apprendimento permanente” qualsiasi attività di apprendimento intrapresa dalle persone in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, al fine di costruire e mantenere un’identità stabile e critica, migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale oltre che occupazionale.

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