Mediterraneo. Confine o ponte?


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Proposta progettuale della Direzione Didattica 1° Circolo di Maglie (Lecce) – riflessioni sul pensiero e l’azione a tutela dei Diritti Umani

La Scuola, nel processo di sviluppo sociale e culturale del territorio di riferimento e in un’ottica di governance innovativa, si afferma, oltre che come “servizio”, come “progetto” e, pertanto, si fonda su un sistema condiviso di atteggiamenti, comportamenti e pratiche improntati alla qualità, al miglioramento e all’assunzione di responsabilità. Al contempo, si valorizzano le relazioni di fiducia e fattiva collaborazione con il territorio, mediante fondamentali sinergie.

La funzione sociale della scuola si ricapitalizza.

Un’interessante iniziativa si sviluppa, nell’anno scolastico in corso, nella scuola in cui svolgo la mia attività di docente. Si tratta di una proposta progettuale di Cittadinanza e Costituzione, pensata ed orientata dalla Dirigente Scolastica, Professoressa Maria Stella Colella, e declinata sulla base delle risultanze di un’attenta riflessione collegiale. Il Progetto mira a fornire, agli alunni e alle alunne della Direzione Didattica 1° Circolo di Maglie (Lecce), un percorso interdisciplinare e culturale “volto a favorire la costruzione di un saldo corredo assiologico per la formazione di persone libere e critiche, protagoniste consapevoli della crescita della comunità locale e internazionale nella quale vivono ed operano”.

La tematica, che si articola in verticale dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Primaria, è quanto mai attuale. Essa esprime un’urgenza e un’esigenza formativa di stringente importanza: la sollecitazione e l’assunzione di atteggiamenti a tutela della libertà di pensiero, dello spirito critico e dei Diritti Umani.

Il titolo del Progetto è un interrogativo coinvolgente, trascinante: “Mediterraneo. Confine o ponte?”; come a voler significare la preminenza di una riflessione (collegiale e degli stakeholders tutti) sul tema. È un interrogativo che non richiede al percorso educativo didattico implementato la consegna di risposte, ma che intende “aprire piuttosto alla scoperta, allo stupore e al dubbio, al bisogno di conoscenza, accendendo fari sulle molteplici problematiche di un’area, quella mediterranea, oggi al centro dell’attenzione internazionale”.

Tra i “personaggi – ponte” ai quali il percorso progettuale affida la funzione di guida alla riflessione e all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato e caratterizzano le relazioni tra Oriente e Occidente, vi è Aldo Moro, statista, accademico e giurista italiano.

Aldo Romeo Luigi Moro, nato a Maglie, in provincia di Lecce (città in cui ha sede la scuola che sviluppa il Progetto in questione), fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana, nonché suo rappresentante alla Costituente, dove, nel 1946, fu relatore della parte del testo costituzionale relativa ai “diritti dell’uomo e del cittadino”.

Il ricordo di Aldo Moro, nell’immaginario collettivo, è legato al tragico epilogo della sua vita, avvenuto il 16 marzo del 1978, quando un commando delle Brigate Rosse stermina i cinque uomini della scorta e sequestra per poi assassinare lo statista. In realtà, lo sfortunato politico è un insigne protagonista della storia politica del Novecento. Egli fu un fervente ed efficace sostenitore de “l’idea di valore di tutte le persone, del diritto di tutti i popoli, della giustizia sociale nelle nazioni, della eguale dignità delle nazioni, della loro cooperazione sempre più stretta, di una autorità universale, di una pace emergente, sullo sfondo di una inaccettabile guerra distruttiva della civiltà, come un’appassionata richiesta della coscienza morale dell’umanità” (Aldo Moro, Intervento del 3 marzo 1966 alla Camera dei Deputati; cfr. Aldo Moro: <<frammenti della memoria>> Diritti Umani – Accademia Aldo Moro – www.accademiaaldomoro.org > public).

Da qui l’alta rilevanza formativa e culturale della proposta progettuale della Direzione Didattica 1° Circolo di Maglie, che, mediante il processo di attuazione della sua Mission, mira a garantire le conoscenze e le competenze necessarie alla promozione dello sviluppo sostenibile, anche mediante un’educazione volta alla tutela dei Diritti Umani.

Ho chiesto a Giorgio De Giuseppe, Senatore per sei legislature, nel corso delle quali è stato Presidente del gruppo Parlamentare della Democrazia Cristiana (1983 – 1985)  e per tredici anni Vicepresidente Vicario del Senato (1985 al 1994), candidato alla presidenza della Repubblica nelle elezioni del 1992, un’opinione, in riferimento all’iniziativa progettuale in questione, sulla valenza formativa del pensiero di Aldo Moro.

La risposta del Senatore De Giuseppe è stata la seguente: “Moro, da quando aveva venticinque anni, quando assunse l’incarico per l’insegnamento di Filosofia del Diritto nell’Università di Bari, ha sempre svolto il ruolo del formatore delle intelligenze e delle coscienze dei giovani. La tesi intorno alla quale il pensiero di Moro ruota, sia per quanto riguarda la Filosofia del Diritto, sia per quanto riguarda il Diritto Penale, è la centralità dell’Uomo. L’Uomo è al centro dell’Universo e l’Universo deve compiere tutte le azioni e le iniziative che facilitino lo sviluppo della personalità dell’individuo.”

Al politologo Antonio Stango, che si occupa di Diritti Umani, fin dai primi anni Ottanta, anche conducendo missioni sul campo e dirigendo progetti internazionali in diversi Paesi, autore di numerosi saggi e articoli sulla materia, attualmente Presidente della Federazione Italiana Diritti Umani e docente alla Link Campus University di Roma, ho rivolto la seguente domanda:

qual è la cifra persistente ed efficace del pensiero moroteo che gli alunni dovrebbero cogliere per essere cittadini del mondo, impegnati e attivi a difesa dei Diritti Umani?

Moro fu innanzitutto un giurista; e proprio sulla propria concezione del Diritto impostò anche i rapporti internazionali dell’Italia, da ministro degli esteri o da Presidente del Consiglio. Era convinto che si potessero ridurre le gravi divergenze fra Stati – anche molto distanti per formula politica, come fra i blocchi contrapposti negli anni della ‘guerra fredda’ – attraverso convenzioni o altri accordi, in particolare incentrati sui diritti umani: tanto quelli civili e politici, cari ai sistemi di democrazia liberale, quanto quelli economici, sociali e culturali, richiamati più spesso (seppure in modo incoerente) dai regimi del ‘socialismo reale’. Fu un convinto sostenitore della storica Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, il cui Atto Finale nel 1975 sancì che il rispetto effettivo dei diritti umani è condizione indispensabile per il disarmo e la pace. Volle anche che quel documento includesse un accenno alla cooperazione con gli Stati non europei del Mediterraneo meridionale: una grande intuizione, anche se più difficile da sviluppare e non priva di trappole e pericoli data la forte conflittualità non convenzionale della regione. Per quanto riguarda la scuola, va ricordato che, da ministro della Pubblica Istruzione, provò ad introdurre l’insegnamento dell’Educazione Civica: materia che a mio parere dovrebbe essere pilastro nella formazione di ogni cittadino”.

L’Unione Europea promuove e tutela i Diritti Umani, ai quali attribuisce un’importanza decisiva ai fini delle proprie relazioni con altri Paesi e Regioni del mondo.

A tal proposito, ho chiesto all’avvocato Giuseppe Ruscigno, Presidente del Comitato Federazione Italiana Diritti Umani di Bari e cultore della materia giuridica presso l’Università LUM “Jean Monnet”, quali tra gli atti e le iniziative della UE, idonei a ad ispirare le politiche comunitarie sul tema e a conferir loro efficacia e visibilità, possono sollecitare, negli allievi, una proficua riflessione?

“Tra gli atti della UE, merita sicuro cenno la “Carta dei diritti fondamentali”, la quale, rifacendosi alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, proclama i diritti fondamentali vincolanti per le istituzioni e gli organi dell’UE e trova applicazione agli Stati membri quando conferiscono declinazione pratica al diritto eurounitario.

L’attenzione dell’UE ai diritti umani non si ferma, però, al mero piano declaratorio. Essa va oltre e si concretizza sul piano esecutivo ed operativo.

Da tempo, infatti, opera la “Agenzia per i diritti fondamentali”, con la funzione di individuare e analizzare le principali tendenze in questo campo.

Nel 2012, inoltre, fu varato il “Quadro strategico per i diritti umani e la democrazia”, avente lo scopo di migliorare l’efficacia e la coerenza della politica condotta dall’UE in questo settore.

Una politica che si estende al di là dello spazio geopolitico unionale.

Infatti, l’UE propugna e conduce “dialoghi sui diritti umani” con più di 40 Paesi e Organizzazioni non europei; attività, questa, poi oggetto di attenta disamina nella “Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia”.

In sostanza, le fonti normative e le politiche europee sono intrise di diritti umani e, per tale ragione, ben possono costituire un punto di riferimento per tutti coloro che volessero impegnarsi nella loro salvaguardia e promozione”.

Per concludere, ho posto ad Alessandro Cannavale, ingegnere, ricercatore presso l’Università di Bari, saggista e coautore di “A me piace il Sud”, la seguente domanda: “qual è la rilevanza formativa (teoria) ed emancipatoria (prassi) di una siffatta iniziativa progettuale, rivolta a piccoli alunni salentini, in ordine alla promozione di atteggiamenti di salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale del territorio di riferimento?”

“Apprezzo moltissimo la citazione di una figura importante come quella dello statista Aldo Moro. I discorsi inaugurali della Fiera del Levante, oggi fortemente declassati nelle agende degli esecutivi, erano ai tempi del premier Moro momenti programmatici rilevanti, per il Sud e il Paese tutto. La campionaria barese/pugliese era una vetrina internazionale, con lo sguardo rivolto al Mediterraneo, per centrare il compasso delle relazioni sulla Puglia, intesa come trampolino logistico e politico di scambi culturali, politici, commerciali. Ciò anche nell’ottica di un intervento di riequilibrio economico dei divari interni al Paese. Nel 1959, a Firenze, Aldo Moro diceva: “Si può ben dire che la soluzione che noi daremo a ogni nostro problema economico rischia di risultare una pseudo soluzione se disoccupazione e Mezzogiorno continueranno a presentarsi come problemi largamente irrisolti”. Anche in questo senso, l’iniziativa della Fiera andava intesa come intenzione di offrire all’economia nazionale spinte propulsive eterogenee, alcune delle quali centrate a Sud. Un Sud che fosse soggetto – e non oggetto – di iniziativa economica.
Moro fece proprio un meridionalismo che non scadeva mai nell’avido regionalismo: fu una rivendicazione di dignità ed eguaglianza, in piena sintonia con lo spirito costituzionale. Moro guardava con dolore al titanico flusso di persone che abbandonavano il Sud come a un impoverimento quasi sempre irreversibile di quel territorio.
Da Bari, dove teneva i suoi corsi universitari, guardava all’Europa, senza puntare mai all’inasprimento strumentale dei conflitti in seno al Paese.

Qui sta il respiro ampio del meridionalismo moroteo.
Forse, l’ampiezza di quella riflessione, di quegli sforzi, la complessità di quella politica dal respiro profondo sarebbero dei punti di partenza per ricucire i legami che paiono allentati. Dal territorio al mare. Dal mare al caleidoscopio di differenze che brulicano sulle sponde del Mediterraneo.”

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