La cittadinanza europea quale chiave per il futuro della scuola


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La firma del Trattato di Maastricht nel 1992 ha segnato un significativo cambiamento di rotta nel percorso di crescita degli stati europei. Per la prima volta, infatti, è stata introdotta la questione della politica dell’istruzione, della formazione professionale e della gioventù in un ambito più ampio, che ha travalicato i confini dei singoli stati. La volontà dei legislatori europei è stata quella di porre in essere una vision comune delle istituzioni scolastiche, attraverso una lunga serie di azioni programmatiche proposte fino ad oggi.

La dimensione europea dell’educazione è entrata a pieno titolo nell’ordinamento scolastico italiano per effetto della ratifica del Trattato di Maastricht, diventando la condizione essenziale per un possibile sviluppo dell’educazione alla cittadinanza europea, mezzo fondamentale e imprescindibile per combattere l’esclusione sociale e culturale e per facilitare l’integrazione delle persone con bisogni speciali nella società.

Agire in un’ottica europea oggi significa saper formare dei cittadini consapevoli, attivi e responsabili, in grado di costruire collettività più ampie e connesse, così come richiesto dalla società liquida ed interconnessa, fluida e cangiante. Significa saper educare alla cultura dell’accoglienza, dell’integrazione e della convivenza, valorizzando le diversità individuali e le radici culturali di ogni studente. Significa saper offrire reali opportunità di prevenzione della dispersione scolastica e di orientamento nel mondo della formazione professionale ed universitaria. Significa anche saper educare alla legalità formando dei cittadini in grado di affrontare le avversità del mondo contemporaneo.

Fin dalla sua nascita, la politica comune nel campo dell’educazione ha avuto come fine precipuo il raggiungimento da parte degli studenti di quel sapere che, all’interno della società conoscitiva descritto da Delors e dalla Cresson, diviene la risorsa indispensabile per la produzione e lo sviluppo del sistema economico, permettendo l’incentivazione dell’occupabilità, e che deve essere sviluppato lungo tutto l’arco della vita attraverso le opportunità di formazione – formale, non formale, informale.

Un progetto educativo coerente con l’agenda europea deve necessariamente prendere avvio dalle competenze chiave del 2006 e del 2018, quadro ispiratore dei programmi disciplinari e delle programmazioni degli insegnanti e del PTOF. Le otto competenze chiave sono il punto di partenza di una reale preparazione degli studenti, volta ad incrementare la loro predisposizione allo spirito di adattamento, alla resilienza. Scuola ed economia, apprendimento ed azione, sono le facce di una stessa medaglia, quella della società stessa, oggi contrassegnata da una profonda complessità, in cui la liquidità dilagante fatta di conoscenze spesso frammentarie richiede basi profonde, strutturate, pervicaci.

L’occupabilità si intreccia con le competenze e con l’orientamento permanente, e ciò che ne deriva è la capacità del nostro Paese di raggiungere i benchmark europei 2020, sicuramente ambiziosi ma necessari, in particolare quello riguardante la dispersione scolastica che si attesta ancora al 13,8 % e che, nonostante una flessione al ribasso, è lo specchio di un paese non ancora unificato dal punto di vista delle pari opportunità. La dispersione scolastica, strutturale e multifattoriale, è un fenomeno complesso, che deve essere contrastato con interventi multipli, variegati, flessibili ma costanti, sempre calibrati in modo da dare a tutti la possibilità di conseguire un titolo di studio spendibile nel mondo del lavoro. La scuola deve agire creando coesione sociale e spirito di cittadinanza attiva, nello slogan “mai uno di meno”.

Un altro benchmark di rilievo, non solo educativo ma soprattutto sociale, è il traguardo della frequenza della scuola dell’infanzia da parte del 95 % dei bambini italiani, su tutto il territorio nazionale: i documenti europei sottolineano la reale interconnessione ed interdipendenza tra frequenza e diminuzione della dispersione scolastica, in quanto essa pone le basi dell’apprendimento permanente.

La scuola, prima e più importante comunità in cui si formano le persone attraverso il dialogo e lo scambio di idee, diviene il luogo dove il valore di ciascuna componente aumenta il suo significato grazie al confronto con gli altri. L’Unione europea, come ha ribadito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un recente discorso al Quirinale, è una comunità di valori e tali valori devono pervadere gli insegnamenti disciplinari affinché diventino prassi, buone pratiche su cui costruire un futuro migliore per i cittadini di domani, con lo sguardo rivolto all’obiettivo n. 4 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.

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