Tecnologie ed inclusione: quando la tecnologia a scuola diventa indispensabile per superare le barriere della disabilità

di Angela Pistone

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La Scuola è un’istituzione, ma anche un microcosmo, dove tante persone, nella loro diversa normalità, s’incontrano, si confrontano, crescono insieme, apprendono, dubitano di tante certezze, costruiscono la propria identità, ragionano su nuovi valori e ideali, vivono pienamente attimi che costituiranno alcuni dei loro ricordi indelebili.

In un ideale girotondo di unicità, si attuano delle dinamiche, che, al di là degli aspetti comunicativi e relazionali, portano all’arricchimento reciproco e alla revisione del sé, pur in presenza di diversi approcci determinati proprio dalle peculiarità che caratterizzano ogni individuo e la sua storia personale. Tale incontro fra individualità genera magiche contaminazioni ed imprevedibili espansioni sociali, cognitive, emotive, esperenziali. Mai un incontro attraversa le fasi della vita di ognuno senza lasciare un segno, il che, a scuola, si traduce in un’alchimia intangibile ed estremamente delicata tra docenti e discenti.

Nel suo ruolo di mentore, coach e bussola, il docente inclusivo non ha filtri, non ha barriere, non ha pregiudizi, non riconosce l’idea del limite, non ha vincoli se non quello di cogliere, far emergere, tirar fuori e valorizzare talenti, sogni, passioni, interessi e curiosità propri di ogni discente, il quale spesso non è ancora consapevole della propria mirabolante unicità. La paideia aveva come fulcro la valorizzazione delle peculiarità proprie di ciascun alunno, travalicando qualunque programmazione dettata da esigenze terze. L’alchimia propria di un percorso didattico, pregno di nodi e connessioni significative, fluisce spontaneamente verso una fase di catarsi che riqualifica le specificità del singolo e del gruppo in un continuo processo di dilatazioni e trasformazioni.

Aprirsi all’altro, donare parte di sé, auspicare il cambiamento, valorizzare ogni aspetto di uno strabiliante percorso di crescita, coinvolge ed entusiasma ogni attore scolastico, ciascuno nel suo ruolo. Perdono di significato le definizioni, le etichette e i pregiudizi, se il clima è stimolante ed il contesto è pronto ad accogliere ogni nuova avventura. Il docente inclusivo focalizza l’attenzione sull’ambiente di apprendimento, proprio per assicurarsi il ben-essere e l’entusiasmo di ogni studente. La predisposizione del setting viene curata con dovizia di dettagli, partendo dalle documentazioni a disposizione, in modo da impedire la frammentazione ed il carattere episodico di un percorso che perderebbe di significato.

E’ in questa luce che va interpretata l’esperienza  narrata da due team di docenti della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Sante Giuffrida” di Catania, durante il seminario di documentazione e pubblicizzazione delle buone pratiche “Tecnologie ed inclusione: quando la tecnologia a scuola diventa indispensabile per superare le barriere della disabilità” del 28 maggio scorso, promosso, organizzato e moderato dalla Dirigente Scolastica Maria Concetta Lazzara. Il seminario ha rappresentato un prezioso momento di confronto e riflessione sul ruolo del docente inclusivo e sulle evidenti quanto indispensabili opportunità e facilitazioni offerte dalle nuove tecnologie.

L’animatrice digitale della scuola – insegnante Adriana Daniela Musumeci – ha richiamato l’attenzione sul Piano Nazionale Scuola Digitale e sullo sforzo progettuale ed economico che l’Unione Europea e lo Stato Italiano stanno compiendo per attrezzare tutte le scuole e formare ed aggiornare ogni docente, puntando ad una scuola innovativa e realmente inclusiva, che superi barriere, disuguaglianze e frammentazioni. Per quanto attiene agli aspetti legislativi inerenti il passaggio dall’inserimento all’integrazione e lo sforzo che si sta compiendo per realizzare una scuola inclusiva in una società inclusiva, nonché l’interesse dell’Unione Europea nel certificare le competenze digitali ormai necessarie per acquisire tanto le competenze disciplinari quanto quelle trasversali e di cittadinanza, la scrivente, nel corso del proprio intervento, dopo un excursus storico, si è soffermata sul recente Quadro Europeo delle Competenze Digitali.

Dopo un accurato intervento del Dott. Leonardo Sutera Sardo – responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica U.I.C. Catania – che ha indotto gli astanti a riflettere sulle specificità del setting e della programmazione didattica di una scuola che accolga e includa un alunno ipovedente, le docenti Nunzia Pellegrino, Maria Luisa Iachelli e Agatina Caruso hanno descritto l’esperienza propria e della loro classe con un bambino che presenta una sensibile riduzione del campo visivo e le cui difficoltà si rilevano maggiormente nella coordinazione oculo-manuale e visuo-motoria.

Grazie all’adozione di una didattica multimediale basata su ausilii tiflotecnologici e tifloinformatici accuratamente selezionati, è stato possibile garantire al bambino la fruizione dei contenuti disciplinari e lo svolgimento di ogni attività didattica in relazione alle diverse discipline, dandogli la possibilità di raggiungere gli stessi obiettivi formativi ed educativi del gruppo classe.

Il bambino dispone di un banco reclinabile, la cui posizione è determinata dall’attività da svolgere, di un tablet e di un videoingranditore da tavolo, oltre che di software ingrandente, ebook e software didattici specifici, ove possibile con sintesi vocale, soprattutto per la lettura di testi lunghi; inoltre, utilizza autonomamente penne e matite a punta ferma e quaderni con righe e quadri a rilievo in bianco e nero forniti dall’Unione Italiana Ciechi.

In classe vengono abitualmente utilizzati notebook e LIM, che, nel caso specifico, diviene un efficacissimo schermo ingrandente degli ebook in adozione. Quotidianamente si ricorre ad Adobe Acrobat Reader, CmapTools e Mind Map per le mappe, Geogebra e Declic per la geometria, il pacchetto Office per la videoscrittura e la preparazione di presentazioni in slide, la macchina fotografica e la videocamera per le attività laboratoriali e di ricerca-azione. Si ricorre spesso allo scanner per fotocopiare ed acquisire pagine ed immagini, garantendo una migliore nitidezza del contorno delle lettere e, in generale, una qualità molto buona della copia ingrandita. Grazie alle tecnologie quali indispensabili strumenti compensativi e all’uso funzionale delle stesse nella prassi didattica da parte del team docente, il bambino ha raggiunto una buona autonomia operativa, superando le barriere della propria disabilità.

Successivamente, un secondo team, composto dalle docenti Tiziana Milazzo, Deborah Garofalo e Maria Cristina Tudisco, ha descritto l’esperienza particolarmente toccante di inclusività nella propria classe e, grazie a loro, in tutta la scuola. Le capacità motorie di un’alunna della classe sono compromesse al punto da costringerla a stare in posizione supina, 24 ore su 24, sul proprio letto. E’ in grado di muovere gli occhi e di emettere suoni gutturali, con i quali dialoga con le insegnanti ed i compagni di classe in videoconferenza. Muove volontariamente solo l’indice della mano sinistra, grazie al quale gestisce una bacchetta che le consente di scrivere, disegnare ed utilizzare ogni funzione del suo tablet. Le sue capacità cognitive non sono compromesse. Ha senso critico, buona capacità di memorizzazione e tantissima voglia di imparare!

Il mondo per lei era il suo letto, finché le tecnologie non le hanno consentito di superare ogni barriera compensando le funzioni fisiche compromesse, di entrare in relazione con l’esterno, di conoscere, di apprendere, di dialogare, di acquisire una certa autostima, di divenire ogni giorno sempre più autonoma. La docente di sostegno si reca quotidianamente a casa dell’alunna e svolge le attività nella sua stanzetta, utilizzando libri, ebook e il tablet. Si è fatto ricorso a Skype per le videoconferenze, Hub Kids per gli ebook, Adobe Acrobat Reader, Adobe Fill & Sign, Photo Editor, pacchetto Office, diversi software e giochi didattici, anche con sintesi vocale.

Puntando sulla sua spiccata creatività, ad esempio, dopo aver presentato l’argomento didattico del giorno, l’alunna autonomamente cerca con il tablet immagini e video per comprenderlo meglio oppure si fotografa una scheda con il tablet, la si ritaglia con Photo Editor e poi la si apre con una delle applicazioni che consentono di lavorarvi, come Adobe Fill & Sign.

E’ stata prevista la suddivisione dei contenuti in unità parziali autosufficienti per consentirle di sviluppare saperi essenziali e significativi e di accrescere le sue abilità, verificando il percorso attraverso una gamma articolata di feedback, prevedendo tempi flessibili e la possibilità di entrare in relazione in qualsiasi momento con i compagni e i docenti attraverso la videoconferenza. La rete integrata di LIM, software per l’apprendimento, tablet e sintesi vocale hanno permesso di attivare lavori di gruppo, di annullare il suo isolamento e di farla accedere al mondo reale e della conoscenza.

Il seminario si è concluso con un dibattito aperto che ha dato evidenza di quanto la collaborazione sinergica tra la scuola e le famiglie, il CTRH ed i partner quali l’Unione Italiana Ciechi sia determinante nel raggiungimento degli obiettivi didattici e formativi, nonché di quanto le TIC siano fondamentali per superare ogni disuguaglianza e barriera, per garantire la reale inclusione, per consolidare i progressi raggiunti, per incoraggiare l’autoriflessione e l’autovalutazione, migliorando costantemente il processo di insegnamento-apprendimento e le fasi della valutazione e prevedendo, ove possibile, la creazione di nuovi contenuti digitali o la loro manipolazione e reinterpretazione, consentendo a docenti ed alunni di guidare la propria “nave” in autonomia nel mare dei saperi.

Angela Pistone

Docente laureata in lingue e letterature straniere moderne presso l’università degli studi di Catania e specializzata nel sostegno presso l’università Cà Foscari di Venezia. Presta servizio nella scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo “Sante Giuffrida” di Catania

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